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La cultura del bere
Corriere della Sera
11/11/2003
Centotrentamila milanesi eccedono con l'alcol, moltissimi "per divertirsi" (Corriere 19
ottobre). È così dall'antichità se è vero (Alceo) che "il figlio di Zeus e di Semele diede
agli uomini il vino per dimenticare i dolori". Un divertimento (se l'alcol lo si prende in dosi
eccessive) che può costare caro. L'alcol è una piccola molecola , si scioglie benissimo in acqua e
altrettanto bene nei grassi. Stomaco e intestino lo assorbono immediatamente e in un batter
d'occhio il sangue lo distribuisce a tutti gli organi. Lì si lega alle cellule (cuore, cervello,
fegato soprattutto) e fa danno.
E per chi beve tanto il danno è senza ritorno. Muoiono, in Italia, per effetti dell'alcol 30
mila persone all'anno, forse di più. Spendiamo per curare le malattie legate (direttamente o
indirettamente) all'alcol più di 50 mila miliardi di vecchie lire, forse 10 mila miliardi in
Lombardia, una cifra enorme. Senza questa spesa i conti della sanità sarebbero in pari.
Evitare tante malattie e tanti morti (e tante spese) è certamente un'illusione, almeno nel
breve tempo ma la posta in gioco è così alta che varrebbe la pena di provare. Si potrebbe lanciare
un progetto in Lombardia rivolto ai ragazzi. Tempo sprecato? Non è detto. Sempre di più c'è, anche
in Italia, una certa attenzione agli stili di vita, al mangiar sano, e sta crescendo e anche fra i
giovani.
L'occasione è una letteratura medica prodiga di bellissimi studi sui rapporti fra attività
fisica, mangiare "mediterraneo" e prevenzione delle malattie (dal cancro all'infarto del cuore).
C'è una cultura nuova, anche del bere.
Oggi si sa che, al contrario di sigarette e cannabis, un consumo giudizioso di alcol può
persino fare bene. In Francia, nonostante si ecceda con grassi animali, la frequenza di
malattie cardiovascolari è più bassa che nel nord Europa e negli Stati Uniti. I medici lo chiamano
"paradosso francese". Forse dipende dal fatto che i francesi, insieme ai grassi animali (che
fanno male), bevono un po' di vino rosso (che farebbe bene). Chi consuma alcol - 30 grammi al
giorno - cioè un bicchiere di vino a pranzo e uno o due a cena - ha molto meno probabilità di avere
un infarto del cuore rispetto a chi non beve affatto.
Come mai? L'uva e il vino rosso contengono resveratrolo - fa parte di un gruppo di
composti che insieme si chiamano polifenoli - che attiva geni capaci di allungare la vita (delle
cellule dei lieviti, per esempio, ma è vero anche per le cellule dei moscerini e dei vermi e
non c'è ragione per pensare che non possa essere così per l'uomo).
La cosa straordinaria è che sono gli stessi geni che si mettono in moto se uno riduce la
quantità di cibo. Mangiare un po' di meno - i nostri vecchi dicevano che ci si dovrebbe
alzare da tavola ancora con un po' di fame - tanta frutta e verdura, e un po' di vino,
probabilmente rosso, non saranno magari l'elisir di lunga vita ma certo rallentano i processi
di invecchiamento delle cellule. Quanto all'alcol, è un po' come un farmaco.
Dei farmaci, quello che ha salvato più vite umane è probabilmente l'aspirina (da quando si è
capito che può prevenire l'infarto). Ma se ne devono prendere 50-100 milligrammi al giorno. Se uno
ne prende 20 grammi, per tanti giorni di seguito, diventa un potente veleno.
Giuseppe Remuzzi
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