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La sanita efficiente
Corriere della Sera
12/6/2003
I conti (dopo tasse e ticket) non tornano ancora. E' il momento dei tagli: per gli Istituti
scientifici, ma non basta. Agli ospedali della Lombardia si chiede di limitare l'attività. E non
sembra sia per favorire i privati: si lamentano anche loro. C'è confusione, e scontento (perfino
fra chi governa il sistema). Come uscirne? Proviamo a ragionare: intanto, operatori e pubblico,
devono abituarsi all'idea che si può fare di più per la salute solo se si investe di più. Dal
momento che almeno per quest'anno i soldi che il Governo ha deciso di distribuire alle Regioni sono
pochi, e non se ne possono avere di più, non resta che ridurre le prestazioni. Il problema è
stabilire con che criterio. Di fatto ce n'è uno solo: vanno privilegiati quegli interventi che
danno agli ammalati i maggiori benefici, gli altri vanno messi in secondo piano. Poi tutto quello
per cui non c'è evidenza di efficacia non deve essere pagato dalla Regione. Così si costruisce una
lista di priorità. Fatto questo, non importa che sia pubblico o privato chi eroga le prestazioni:
le condizioni sono l'efficienza e lavorare per la salute dei cittadini (e non per aumentare il
fatturato). La Regione sa benissimo quali sono le strutture davvero efficienti. Ma allora perché
queste dovrebbero limitare l'attività? Ne andrebbe della salute di tanti: invece dovrebbero avere
più fondi. I tagli devono essere fatti per le strutture inefficienti e bisogna avere il coraggio di
porre rimedio a scelte sbagliate del passato. Tante strutture hanno investito in Ortopedia e
Cardiochirurgia (e non in medicina, lungodegenza, riabilitazione, di cui c'è più bisogno) perché
Ortopedia e Cardiochirurgia rendono. Basterebbe togliere il rimborso a prestazione per realizzare
grandi risparmi. E anche di più si risparmierebbe se si chiudessero quei piccoli ospedali che non
rispondono più ai bisogni di salute. Invece, limitare l'attività delle strutture migliori (con
l'idea che se si toglie un po' a tutti non si fa troppo male a nessuno), è pericolosissimo. Induce
una sorta di recessione senza ritorno: oggi si chiede di ridurre l'attività, ma i costi fissi
restano uguali e così la struttura diventa inefficiente, e l'anno dopo si comincerà a licenziare.
In questo modo non si potranno avviare attività innovative. La medicina di questi tempi cambia ad
una velocità impressionante e le novità richiedono di investire. Non farlo significa per Istituti
scientifici e grandi ospedali perdere quello che fa della Lombardia un punto di riferimento per la
cura di tante malattie. No, i gruppi migliori, quelli più sensibili ai bisogni di salute dei
cittadini, quelli su cui la Regione dovrebbe poter contare di più, non devono limitare l'attività.
Per anni si è chiesto agli Ospedali più efficienza: «Le grandi apparecchiature vanno usate 24 ore
su 24, le sale operatorie devono funzionare mattino e pomeriggio». Qualcuno con enormi sacrifici
(perché operare mattino e pomeriggio vuole dire, per i grandi interventi, mettere d'accordo decine
e decine di persone e saperle appassionare a quello che fanno) ci è riuscito o ci sta riuscendo. E
adesso gli diciamo di lavorare di meno?
Giuseppe Remuzzi
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