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Mancanza di cure: moriranno 6 milioni di bimbi

Corriere della Sera


28/6/2003

Quest'anno in tutto il mondo moriranno prima di arrivare ai 5 anni di età 11 milioni di bambini. Di questi bambini più della metà, forse 6 milioni, moriranno di malattie che si potrebbero prevenire o curare molto facilmente, 2 milioni solo di gastroenterite (basta un po' di idratazione, anche solo per bocca, per guarire).  Ancora: 1 milione di bambini morirà di malaria, che si previene  con un po' di insetticida nella rete del letto. Centinaia di migliaia moriranno di morbillo, e sì che per il morbillo c'è un vaccino efficace che costa pochissimo. Dei bambini di tutto il mondo oggi quasi il 40% non ha antibiotici se si ammala di polmonite. Il 25% è sottoalimentato. Più della metà di questi bambini morirà prima di compiere i 5 anni.  In Africa muoiono 8 volte più bambini che in Europa, un dato impressionante, e negli ultimi 50 anni non c'è stato  nessun miglioramento.  Come è possibile che fino adesso si sia fatto così poco se basterebbe niente per salvare moltissimi di questi bambini?

Un po' dipende anche dal fatto che negli ultimi anni tutti gli sforzi per aiutare i Paesi poveri, si sono concentrati – giustamente - sull'AIDS e così l'attenzione ai problemi dei bambini è diminuita. Ma le  organizzazioni che da anni lavorano per tutelare la salute dei bambini, non ci stanno: vogliono più attenzione e sensibilizzare governi, organizzazioni umanitarie, opinione pubblica. C'è un gruppo di ricercatori inglesi 'Child Healt Epidemiology Research Group' che da tempo dedica risorse e uomini a individuare quali debbano essere nei prossimi anni gli interventi più opportuni. Un altro gruppo 'Multi-Country Evaluation of Integrated Management of Childhood Illness'  sta portando avanti l'idea che non basta combattere le malattie è altrettanto importante lavorare per migliorare le condizioni di vita - quelle igieniche per esempio. (In India muoiono 67 bambini su 1000 di infezioni - polmonite, gastroenterite, tubercolosi, AIDS: questi bambini  hanno tanta facilità nel contrarre infezioni perché il loro sistema immune è debole e questo dipende in gran parte dalla malnutrizione).Un terzo gruppo costituito da esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità – Banca Mondiale e UNICEF si occupa delle grandi diseguaglianze sociali - non tanto in questo caso fra Paesi ricchi e Paesi poveri - ma all'interno dello stesso Paese: il Brasile, l'Argentina (di questi tempi), il Sud Africa, l'India. Fra medici  e ricercatori di questi gruppi c'è la convinzione  che avremmo già a disposizione tutto quello che può servire per risolvere, almeno in parte, il  problema dei bambini che muoiono (e che potrebbero essere salvati): mai come oggi sappiamo esattamente cosa fare, sappiamo come farlo, e sappiamo come adattare quello che c'è da fare alle condizioni di estrema povertà in cui si opera.

Ma manca l'impegno politico per trovare le risorse (tutte quelle che servono). Da anni ciascuna  di queste organizzazioni sta facendo tutto il possibile per trovare da chi governa il mondo più sensibilità e soprattutto più soldi da destinare ai bambini che muoiono. Finora non è successo niente. Forse perché un obiettivo così ambizioso nessuna organizzazione può centrarlo da solo, e così gli studiosi che da anni lavorano per la salute dei bambini  più poveri hanno  deciso di mettersi insieme. La prima volta si sono incontrati proprio in Italia, a Bellagio (è stato nel febbraio scorso). Hanno discusso per sei giorni, proposto soluzioni, messe le basi per preparare documenti che spieghino cosa si può e si deve fare per salvare questi bambini, e che lo si deve fare presto.  I ricercatori chiedono che la salute dei bambini diventi di nuovo una priorità per le autorità sanitarie di tutto il mondo. Hanno un obiettivo molto preciso: entro il 2005 ridurre di due terzi il numero dei bambini che muoiono nei primi cinque anni di vita.  L'incontro è stato organizzato con la collaborazione del Lancet, la più grande rivista di Medicina che ci sia in Europa. Ogni settimana, a cominciare dalla fine di giugno proprio il Lancet pubblicherà cinque articoli consecutivi, uno alla settimana, che riflettono quanto è stato discusso a Bellagio. Lo stesso giorno il messaggio essenziale di ciascuno di questi interventi si potrà leggere sul Corriere della Sera. Così ciascuno di noi, e chi governa il nostro Paese, e chi governa il mondo saprà del problema dei bambini che muoiono e delle possibili soluzioni. Sarebbe bello che si aprisse una discussione - e chissà, forse qualcosa di più - non solo nella comunità scientifica (come succederà inevitabilmente dopo la pubblicazione di questi articoli  sul Lancet) ma anche fra i lettori del Corriere.

 

Giuseppe Remuzzi

Comitato Redazione Internazionale The Lancet

 

28 giugno 2003

 

 
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