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Corriere della Sera


12/6/2003

La decisione della Lombardia di gestire direttamente gli Istituti Scientifici di Ricovero e Cura (quelli pubblici) è un passo verso la devolution. Sarà un bene? Dipende. Se oggi le Regioni hanno difficoltà a far quadrare i bilanci è anche per aver ereditato un po' dei mali - cattiva gestione e sprechi - del Servizio Sanitario Nazionale (che peraltro ha il merito di aver garantito a tutti il diritto ad essere curati).

E così è giusto che le Regioni sperimentino forme innovative di gestione prendendosi la responsabilità di obiettivi e risultati. Ma si doveva proprio cominciare dagli Istituti Scientifici? Forse no. Gli Istituti Scientifici di Ricovero e Cura sono patrimonio del Paese non della Regione in cui si trovano ad operare. Tumori, malattie del cuore, malattie del sistema nervoso, AIDS, invecchiamento: le sfide della medicina. Benissimo che in Italia a ciascuno di questi temi si siano dedicati Istituti Scientifici.

Dovrebbero essere strutture davvero eccellenti per coniugare ricerca avanzata con le cure migliori e stabilire degli standard cui gli altri Ospedali dovranno fare riferimento. Ma servono fondi, che non possono venire solo dalle Regioni e quelli del Governo, per quegli Istituti (pochi) che rispondono davvero alle grandi domande della medicina di oggi non bastano.

Con le disposizioni in materia di salute del Gennaio 2003 il Parlamento ha deciso di trasformare certi Istituti Scientifici in Fondazioni aperte ai capitali privati. E la Lombardia se vuole gestire direttamente i suoi Istituti dovrà fare i conti con questa legge. E poi chi guiderà questi Istituti? Si tornerà ai Consigli di Amministrazione.

E i Consiglieri saranno nominati dalla Regione, dal Ministro o da tutti e due? Allora, basta con i Direttori Generali? Peccato, c'era entusiasmo ai tempi di De Lorenzo per i Direttori Generali: dovevano dare dinamicità, saper decidere, rispondere in prima persona delle loro scelte (e del bilancio). Qualcuno a cui poter dire bravo, o da poter mandare a casa, finalmente l'occasione di voltare pagina. Ma presto ci si è accorti che Direttori Generali si diventava solo se vicini a questo o a quel partito.

In Lombardia c'è stato anche uno scandalo e un processo. Finito con una sentenza di assoluzione: la lottizzazione per i Dirigenti della Sanità non è reato. Se è così e continuerà ad essere così, non andrà meglio con i Consigli di Amministrazione e forse neanche con le Fondazioni. Il problema è che in Italia non ci sono scuole per i Dirigenti della Sanità e se si continua a cambiare non è neanche possibile farle. Adesso si vorrebbe cambiare perché il Direttore Generale ha troppo potere. Vero, ma è un problema solo se non si sa separare la politica dalla gestione.

Chi gestisce deve essere indipendente. Per essere libero di scegliere. Si tratta di scelte importanti, scegliere i medici migliori per esempio. Oggi troppo spesso si sceglie chi è più vicino a questo o a quel gruppo e per i giovani, medici e ricercatori, è un pessimo esempio. Con i Direttori Generali, fra l'altro, e per legge ci sarebbe il Collegio di Direzione che vuol dire progettare, porsi obiettivi e verificare i risultati insieme a chi ha la responsabilità della cura degli ammalati. Sembra semplice, non è così, non succede quasi mai, perché per farlo servono Direttori Generali bravi e competenti. Si sente ripetere che in Italia e in Lombardia persone così non ce ne sono. Possibile? Non scherziamo, basterebbe aprirsi ad orizzonti diversi. Diversi da quelli di sempre.



Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 20.46.05 CEST