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Sapere di più rende migliori ma non basta per essere bravi medici
Corriere della Sera, inserto salute
2/6/2003
Lo studio ha come scopo quello di evidenziare quali siano specifici reparti di Ospedali italiani
che svolgono attività di ricerca scientifica. Anziché contare il numero di pubblicazioni
scientifiche - il prodotto della ricerca - si è proceduto ad identificare la qualità delle
pubblicazioni, sommando un indice noto come fattore d'impatto (F.I.). Questo indice rappresenta
sostanzialmente la notorietà della rivista scientifica sulla base delle citazioni che riceve da
tutte le altre pubblicazioni scientifiche. Si assume che la notorietà sia in modo diretto correlata
alla qualità degli articoli pubblicati. Tanto più una rivista pubblicherà dei buoni articoli, tanto
più sarà citata; pubblicherà buoni articoli quanto più sarà severa nella valutazione. Per questa
ragione sommando i fattori di impatto delle varie pubblicazioni si ottiene un numero che è in
qualche modo proporzionale alla qualità delle pubblicazioni.
Diciamo subito che questo tipo di classifiche ha tutta una serie di limitazioni che devono
essere tenute presenti dai lettori.
1. Questa è un a valutazione dell'attività scientifica di un reparto o dipartimento
ospedaliero. Non è una valutazione della qualità dell'attività clinica. E' chiaro che il fare
ricerca significa aumentare le conoscenze e migliorare lo spirito critico, il che si traduce in una
più attenta capacità di fare diagnosi e terapia soprattutto per i casi più complessi e
problematici.
Tuttavia la 'qualità' di un intervento medico è fatta di tante altre componenti che pure
hanno la loro importanza: dalla sistemazione alberghiera alla qualità dell'assistenza
infermieristica; dal rapporto medico-paziente alla capacità di collaborare con altri reparti o
dipartimenti dello stesso ospedale.
2. Nella qualità, e quantità, delle pubblicazioni scientifiche ha grande importanza la
struttura. E' evidente che a parità di condizioni sarà avvantaggiato chi ha un numero più alto di
medici, specializzanti ed infermieri; come pure chi ha all'interno dell'ospedale strutture di
ricerca sperimentale; chi viene incoraggiato a fare ricerca da parte della direzione generale e
sanitaria. E' pure importante il fatto che un dipartimento sia di relativa recente costituzione o
invece esista da anni con conseguente tradizione di collaborazione. Alcune di queste informazioni
si ritroveranno nei profili dei singoli reparti o dipartimenti.
3. Vi sono discipline che per loro natura, perché ad esempio hanno un numero elevato di
pazienti, possono accedere con più facilità a riviste di alto livello; altre invece essendo molto
specializzate pubblicano su riviste che hanno un minor fattore d'impatto proprio perché hanno una
audience che è molto più ristretta. Ancora vi sono tipi di pubblicazioni, ad esempio quelle
epidemiologiche, che richiedono tempi più lunghi per raccogliere i risultati rispetto ad altre
tipologie, ad esempio i risultati di uno studio clinico controllato di breve durata.
4. E' possibile che in alcuni casi non siano stati rintracciati tutti i lavori
scientifici dei gruppi esclusi dalla graduatoria. Ciò può essere avvenuto perché è cambiato il nome
del dipartimento, oppure non compare nell'intestazione del lavoro il nome del dipartimento, ma solo
quello dell'ospedale. Ancora è possibile che, soprattutto per gli studi terapeutici, compaia nella
intestazione un acronimo, es. GISSI, che raccoglie tutta una serie di istituzioni che hanno
partecipato al lavoro, ma compaiono solo in modo abbreviato nell'appendice.
Infine è importante ricordare che questa classifica non ha il significato di un campionato di
calcio dove un punto può fare la differenza fra lo scudetto ed il secondo posto. Qui si tratta di
un ordine di grandezza e di una approssimazione, per cui anche coloro che sono esclusi perché al di
sotto del decimo posto, non è detto che non siano centri di ottimo livello assistenziale.
Se questo studio verrà ripetuto si potranno vedere nel tempo quali sono gli spostamenti dei
singoli gruppi per poter valorizzare quelli che migliorano.
Ci si augura anche di poter correggere gli eventuali errori ed omissioni, nella speranza che
questo studio rappresenti un primo elemento di valutazione al servizio degli ammalati.
Silvio Garattini
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