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Un modello di sanita

Corriere della Sera


1/5/2003

Se qualcuno si era illuso che in Lombardia e in Italia si potesse ridimensionare la sanità pubblica (tanto, ci sono i privati) – o addirittura farne a meno - la SARS aiuta a tornare coi piedi per terra. È chiaro a tutti che ammalati di SARS, che arriveranno eventualmente in Italia  - dalla Cina o dal Canada - e che potrebbero essere causa di diffusione della malattia, vengono ricoverati in Ospedali pubblici: il Sacco a Milano, lo Spallanzani a Roma (che sono più vulnerabili per via di Malpensa e Fiumicino). E per chi non sta a Milano o a Roma?

L'Italia ha una buona rete di Centri di malattie infettive, creata nel 1990 in occasione del diffondersi dell'AIDS (legge 135 voluta da De Lorenzo). È fatta di strutture (con una sola eccezione, proprio a Milano) che operano in Ospedali o Istituti di Ricerca pubblici, tutte. E non può essere diversamente.

Le strutture private non hanno preso parte alla cura dell'AIDS (ed era emergenza) perché non rendeva, e non lo faranno con la SARS, ma vale anche per le gravi insufficienze d'organo e per i trapianti. Adesso per gli Ospedali pubblici c'è l'ossessione del bilancio, molti Direttori Generali, (non tutti per fortuna), invitano gli operatori  a concentrarsi  sulle cose che rendono o addirittura a ridurre l'attività.

Ma se oggi siamo preparati ad affrontare quella che potrebbe essere - ma non è affatto scontato - l'emergenza SARS è perché medici ed infermieri di tanti Ospedali pubblici (certamente quelli di Milano e della Lombardia) hanno competenze formidabili per aver curato le polmoniti degli ammalati con AIDS. Sono attività antieconomiche, ma andavano fatte. Un Ospedale (pubblico) può anche perdere soldi, ma se si ferma un contagio intanto ha assolto a un compito fondamentale: curare gli ammalati. E ci guadagna anche l'economia, non quella del singolo Ospedale forse, ma del Paese sì.

L'epidemia di SARS ha inferto il colpo più grave all'economia cinese dall'89, dai tempi di piazza Tienanmen. Certo bisogna togliere al pubblico vincoli burocratici, ridargli organizzazione e dinamismo (in questo sì che bisogna imparare dal privato). Basterebbe - nell'assoluto rispetto della legge - operare con le norme del diritto privato.

Le procedure della riforma del '78 erano per assicurare tempestività e trasparenza. (È stato un fallimento: mesi per una gara d'appalto, anni per decidere di aprire un ambulatorio, e di trasparenza ce n'è davvero pochina). La RAI è impresa pubblica ma non fa gare per invitare un cantante, lo chiama se è bravo o se fa audience.

E perchè gli Ospedali non dovrebbero poter chiamare un primario (senza concorso) perché è bravo? Vuol dire che diagnosi e cure mediche non possono essere affidate a Enti privati? Niente affatto, ma la struttura portante del Sistema Sanitario deve rimanere pubblica. C'è qualcuno che può obbligare una Clinica privata ad aprire un Pronto Soccorso? O a curare la SARS? La SARS insegna (se mai ce ne fosse stato bisogno) che i grandi Ospedali della Lombardia devono essere pubblici perché danno servizi essenziali, che costano molto e che devono essere per tutti (se no il contagio si diffonde). Perché, in una parola del Policlinico di Milano come dell'Ospedale Sacco, c'è bisogno.

 

 Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 20.52.56 CEST