|
Aids, speranza e prevenzione
Corriere della Sera, Lombardia
23/11/2004
Per l'AIDS, oggi ci sono cure efficaci. Così chi è stato infettato con il virus HIV può vivere una
vita normale, almeno in teoria, almeno da noi. Ma i farmaci ci sono solo per chi vive nei paesi
ricchi, gli altri continuano a morire.
Nel mondo, le persone che vivono con l'HIV sono 42 milioni, più di 30 milioni in Africa (più
di 2 milioni sono bambini). Solo l'anno scorso sono morte di AIDS, più di 3 milioni di persone.
Servirebbero almeno 10 miliardi di dollari all'anno per curare chi è già ammalato e limitare almeno
un po' il diffondersi della malattia, ma la proposta di un “fondo globale” (Genova G8, 2001), non
decolla.
Ci sarà un vaccino? Può darsi, ma non sarà subito. I vaccini studiati finora non proteggono
dall'infezione, forse rallentano un po’ l'evoluzione della malattia, ma gli studiosi sono
pessimisti (“Vaccino per l’AIDS: tre domande, nessuna risposta” titolava qualche mese fa il
Lancet). C'è invece una buona notizia sul fronte della prevenzione.
È stato messo a punto un farmaco (il lavoro è pubblicato su ‘Science’ del 15 ottobre)
che impedisce al virus di attraversare la parete vaginale. Scimmie trattate con un gel vaginale e
poi esposte all'HIV non si ammalano.
È un passo avanti, importante. Intanto perché dimostra per la prima volta che è
sufficiente bloccare la porta d'entrata del virus per fermare l'infezione, poi perché questo
farmaco interferisce con un sistema estremamente sofisticato di dialogo virus-cellula dell'ospite.
Michael Lederman, a Cleveland, e i suoi collaboratori sono partiti da un presupposto
semplice: il virus per entrare nelle cellule utilizza certe proteine (i medici le chiamano
recettori). Ce ne sono diverse, una si chiama CCR5 ed è proprio questa la porta d'ingresso che il
virus preferisce. (Chi per un difetto genetico ha il recettore CCR5 un po' diverso dal normale,
anche se viene a contatto col virus dell'HIV, non si ammala.)
Gli scienziati hanno costruito in laboratorio una proteina che si appiccica al recettore CCR5
e ne blocca la funzione. In questo modo il virus non ha più la sua porta d'ingresso e resta fuori
dalle cellule - proprio come succede quando si perdono le chiavi di casa - e le scimmie non si
ammalano.
Uno studio di qualche mese fa ha dimostrato che, per le donne, la probabilità di ammalarsi,
se il partner ha l'HIV, è molto più alta di quanto non si pensasse un tempo. A Milano, Corriere 19
nov., dove ci sono più ammalati di AIDS che in qualunque altra città d'Italia, sono sempre di più
le donne sposate che si infettano di HIV (dipende dai comportamenti sessuali del partner). Si
potrebbe evitare, se solo il gel che protegge gli animali dall'infezione funzionasse anche
nell'uomo (sarebbe il caso di dire, date le circostanze, nella donna).
Ci dobbiamo aspettare di trovare il gel in farmacia? Quando? Calma, c'è il caso che il virus
se trova chiusa la porta d'ingresso, impari ad usarne un'altra e poi c'è un altro problema.
Il gel messo a punto dai ricercatori di Cleveland è difficile da preparare ed è costosissimo,
bisognerà trovare una formulazione meno cara. Ma è stato aperto un varco. Se funziona nelle scimmie
presto o tardi funzionerà nell'uomo. In più questo studio aiuta a capire come fa il virus ad
attraversare la parete vaginale e infettare i globuli bianchi dell'ospite. Era un mistero, adesso
lo è un po' meno.
Giuseppe Remuzzi
|