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Un aiuto agli anziani

Corriere della Sera, Lombardia


22/2/2004

I sindacati chiedono al Comune di Milano un maggiore impegno per gli anziani, ci sarà anche una manifestazione, il 24 febbraio. Vorrebbero più fondi, più centri per anziani, più dialogo con le istituzioni. Ben venga la manifestazione se servirà ad aumentare la sensibilità delle istituzioni ai problemi degli anziani.

La vita media aumenta al di là di ogni previsione tanto che gli anziani in tutto il mondo, fra 10-15 anni, saranno più di un miliardo (forse 15 milioni in Italia). Vanno aiutati ad essere indipendenti, e attivi. Ma ammesso di riuscirci non sarà che gli sforzi per migliorare la qualità di vita degli anziani porteranno alla bancarotta (forse succede già) anche il migliore dei sistemi sanitari?

Una dichiarazione della Organizzazione Mondiale della Sanità, dice che gli anziani devono essere una risorsa per la società e perfino per l'economia. È vero, ma  a patto che stiano bene. E come si fa? E poi, è giusto demandare tutto a istituzioni e governi? Forse no.

Studi recenti fanno vedere che la tendenza ad avere malattie cardiovascolari, ipertensione e diabete (ma in un certo senso si applica anche ai tumori) comincia da bambini, aumenta con l'età e col fumo di sigaretta, e aumenta se non si fa abbastanza attività fisica. E poi dipende tutto da come uno mangia.

Uno studio ha dimostrato che basterebbe spendere un euro in campagne di informazioni che incoraggino l'attività fisica e una alimentazione adeguata per risparmiarne quattro di spese mediche. Si dovrebbe anche combattere la povertà che rende tutti più vulnerabili alla malattie. Ne fanno cenno con buonissime ragioni i volantini dei sindacati 'dei 283mila anziani milanesi, uno su cinque fatica a tirare avanti con la  pensione, il 30 percento ha problemi di salute, 115 mila vivono da soli'. Fare meglio (la società e tutti noi) per gli anziani si può.

C'è il caso di Stati Uniti, Inghilterra, Svezia che oggi hanno meno anziani disabili di qualche anno fa per essere riusciti – almeno un po' - a modificare le cattive abitudini di vita (e per aver fatto qualcosa per la povertà). Ma se davvero si vivrà di più e meglio, serve che gli anziani possano avere un lavoro. Qui forse i sindacati - che si battono per il contrario 'mandiamo le persone in pensione presto così si creano posti di lavoro per i giovani' - sbagliano.

Diversi studi hanno dimostrato che se si perde il contributo degli anziani non si creano più opportunità di lavoro, al contrario, se ne perde qualcuna. La preoccupazione più grande dei Governi rispetto all'invecchiamento della popolazione è il costo delle cure mediche e dell'assistenza: si teme che esploderà. Ma chi ha studiato accuratamente il problema ha visto che non è così.

L'aumento dei costi in sanità non viene dagli anziani, ma da un uso sbagliato delle risorse. Troppo spesso si usano cure costosissime quando le alternative più tradizionali sono altrettanto efficaci. C'è poi un problema di cultura. Forse non è proprio vero che si apprende da giovani, si lavora da adulti e ci si deve ritirare da vecchi. Perché non dare anche agli anziani delle opportunità di imparare? Li aiuterebbe a restare legati alla società, eventualmente con ruoli diversi. A restare vivi, in una parola. E sarebbe un modo per essergli grati di quello che abbiamo.


Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 20.54.15 CEST