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Cure private ed efficienza
Corriere della Sera, Lombardia
13/2/2004
Dove ti curano meglio? Pubblico o privato? Domande che tornano di attualità. Ne ha parlato in
questi giorni l'Assessore 'la pressione del privato in Lombardia si colloca al di sotto dei livelli
di altre Regioni'. 'Non esiste squilibrio fra sanità pubblica e privata' dice il Presidente
Formigoni.
E proprio in questi giorni si chiude l'iter legislativo regionale per cui le aziende
ospedaliere possono diventare fondazioni. Succederà (lo prevede la legge) che il patrimonio degli
Ospedali passi a quegli Istituti di Ricovero e Cura (IRCCS) che si trasformano in fondazioni. C'è
chi è contrario e ci vede un ulteriore tentativo di ridimensionare il pubblico, ma tanti hanno
accolto con favore l'attenzione al privato della Regione.
C'è l'idea che il pubblico sprechi e il privato porti efficienza e buone cure, sempre. Sarà
davvero così? Non è detto.
Qualche settimana fa Negli Stati Uniti 8000 dottori hanno preso posizione (il documento è sul
Journal of American Medical Association) contro l'attuale sistema sanitario. Basta Ospedali privati
ed assicurazioni. Ci vuole, dicono, un sistema unico – national health insurance (NHI) - basato su
fondi del governo e che sia per tutti. Il sistema di adesso, fondato sul libero mercato e sulle
assicurazioni, doveva dare buone cure ed essere efficiente. È successo tutto il contrario: i costi
sono altissimi, la qualità delle cure è peggiorata, e le persone che non hanno assistenza sono
sempre di più. Per Afro-Americani e Ispanici che vivono negli Stati Uniti la mortalità infantile e
l'aspettativa di vita è quella dei paesi poveri (nel paese più ricco del mondo, quello che ha i
migliori Ospedali, i migliori medici, le migliori attrezzature e di gran lunga la migliore ricerca
biomedica).
Ci sono Ospedali privati negli Stati Uniti che promettono efficienza e qualità. Ma se si
vanno a vedere i risultati è un disastro. Se uno fa dialisi nei centri 'for profit' muore di più
(2500 morti di più all'anno) di chi fa dialisi nei centri 'non profit'. Fra i dottori che hanno
denunciato questa situazione ci sono persone straordinariamente brave, una per tutte Marcia Angell
(è stata direttore del New England Journal of Medicine).
Certo, dicono i medici americani, per avere buone cure e spendere poco bisogna stabilire cosa
serve davvero ed escludere dai rimborsi le cure non necessarie e non efficaci. Ci vuole un
prontuario farmaceutico, che stabilisca farmaci da impiegare e prezzi.
Se l' NHI negoziasse con l'industria dei farmaci per tutte le cure, per 280 milioni di
americani, lo farebbe da una posizione di forza incredibile. Questo, da solo, fa enormi risparmi. E
sarebbe uno stimolo per l'industria a trovare farmaci nuovi. Chi è critico pensa che se l'NHI
dovesse dare tutto a tutti non ci sarebbero più limiti alla domanda di cure mediche. In
Italia è successo proprio così, ma questo si supera attraverso scelte di priorità condivise, senso
di responsabilità (che negli Stati Uniti c'è), e una buona organizzazione. Chissà se i dottori
americani ce la faranno. Probabilmente no, la posta in gioco è troppo alta, gli interessi da
capogiro. Comunque finisca, il documento farà discutere.
In Italia il Sistema Sanitario Nazionale c'è dal 1978 ed è un po' come lo vorrebbero oggi i
dottori americani. Aveva ed ha delle pecche. Correggere i difetti si può. Cambiare per imboccare la
strada dell'America degli ultimi 90 anni, forse non conviene.
Giuseppe Remuzzi
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