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Le diossine modificano le attivita' cellulari

Corriere della Sera, Lombardia


5/5/2004

Tra gli inquinanti ambientali più diffusi e studiati figura sempre più frequentemente una serie di prodotti che derivano fondamentalmente da attività industriali e da processi di combustione. Fra questi inquinanti hanno grande importanza i policlorobifenili, noti con l'acronimo PCB, perché oltre ad avere attività tossicologiche proprie, contengono come impurità diossine (dibenzofurani o dibenzodiossine clorurate) o prodotti simili alle diossine.

Questi composti mostrano una tossicità che è molto variabile a seconda della specie di animali da esperimento: molto tossici ad esempio nella cavia e poco tossici nel cane. Le diossine hanno la caratteristica di legarsi ad un recettore noto con il nome di AhR. In tal modo formano un complesso che ha la capacità di entrare nel nucleo della cellula e attivare numerosi geni. Questo modifica le attività cellulari tanto da comportare ad esempio variazioni dell'attività tiroidea, deplezione di vitamina A, trasformazioni favorenti la carcinogenesi ed effetti estrogenizzanti con conseguente aumento dell'attività dell'ormone femminile.

Nell'uomo le caratteristiche della tossicità indotta da diossina sono meno note, anche perché sono relativamente pochi i casi di esposizione massiva a queste sostanze inquinanti. Il caso più significativo cui normalmente si fa riferimento è quello di Seveso, che tuttavia ha coinvolto un numero relativamente basso di abitanti: ad esempio la zona

A, quella più inquinata, coinvolgeva circa 800 abitanti. In acuto, cioè a breve termine dopo l'esposizione, si è osservata la presenza di cloracne, un effetto cutaneo reversibile. Il risultato più significativo di tossicità cronica è probabilmente un effetto endocrino sulla riproduzione, che si traduce in una diminuzione del rapporto maschio-femmina nelle nascite e cioè di una predominanza del sesso femminile rispetto a quello maschile.

A oltre 20 anni dall'evento è stato anche evidenziato un aumento del numero di tumori, in particolare linfomi, leucemie e tumori del polmone e del tratto digestivo. Si tratta tuttavia di aumenti relativamente modesti che si accompagnano ad una diminuzione dell'incidenza di altri tumori. Si è osservato infine un aumento del diabete (di circa due volte) e delle malattie cardiovascolari, probabilmente dovuto allo stress.

L'inquinamento del terreno osservato a Brescia da parte di PCB e diossine di origine prevalentemente industriale - la presenza dell'inceneritore dovrebbe avere poca importanza - era noto fin dal 1994 e si accompagna all'inquinamento da parte di altre sostanze tossiche: metalli pesanti, tricloro e tetraclorobenzene. Tuttavia il livello massimo di diossine misurato a Brescia è stato - secondo i dati riferiti nella conferenza stampa - di 482 ng (nanogrammi, cioè milionesimi di milligrammo) per chilogrammo di terra, un livello ben lontano dalla media dei campioni del terreno di Seveso che era pari a 2140 ng/kg di terra e dal valore massimo di 48900 ng/kg registrato nella zona A.

Sarebbe interessante conoscere le concentrazioni ematiche dei vari PCB, diossine e dibenzofurani nella popolazione della zona dove si sono identificati i livelli più alti nel terreno. Si potrebbero paragonare tali concentrazioni sia con i livelli riscontrati nei lavoratori esposti, sia con quelli riscontrati nella popolazione di Seveso.

Di fronte all'incertezza dei dati e delle implicazioni per la salute, bene ha fatto il Comune di Brescia a confermare e ad ampliare le disposizioni delle precedenti ordinanze. Anzitutto è fondamentale continuare ad analizzare con opportuni campionamenti il terreno, nonché i fanghi e l'acqua delle rogge, anche se gli inquinanti in discussione sono poco solubili nell'acqua. Si dovrebbero anche intensificare le misure dei vari inquinanti nel sangue e nel grasso di eventuale materiale operatorio dei residenti nelle zone inquinate.

È poi fondamentale prendere misure preventive per ridurre il più possibile l'esposizione alle diossine e ai prodotti con attività "simil-diossinica", visto che già siamo esposti a queste sostanze. L'obiettivo è quello di non superare l'ingestione di 0,014 ng/kg di peso corporeo per settimana, che rappresenta la dose permessa dall'European Food Safety Authority.

Perciò è bene non coltivare verdure e non allevare o far pascolare bestiame nelle zone inquinate. Si deve evitare tutti i contatti con il terreno per quanto riguarda i prodotti che possano essere ingeriti. Bisogna evitare anche che i bambini giochino su terreni che contengano le sostanze dannose. Queste ed altre misure, che sono state sperimentate a suo tempo anche a Seveso, possono rappresentare gli strumenti di prevenzione più efficaci, senza concessioni ad allarmismi inutili, ma anche senza pericolose minimizzazioni.


Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 21.01.35 CEST