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Sole 24 Ore Sanità



2-8 marzo 2004

Tutti coloro che credono nella sanità pubblica possono trarre spunti e suggerimenti dal volumetto di Paolo Vineis e Nerina Dirindin ('In buona salute', collana Gli Struzzi, Einaudi, 2004) mentre i sostenitori dell'attività privata in sanità possono raccogliere elementi di riflessione.

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) va visto come istituzione di grande civiltà perché non discrimina i suoi interventi a livello delle varie classi sociali. Il SSN ha prodotto negli scorsi decenni un buon livello di prestazioni garantendo a tutti i cittadini uno standard di salute che l'Organizzazione Mondiale della Sanità non ha esitato a definire 'buono'. Tuttavia il costante aumento della spesa dovuto a molti fattori che includono l'invecchiamento della popolazione e il progresso medico, sta determinando – e non solo in Italia - una situazione di crisi.

È molto difficile d'altra parte nel nostro Paese pensare ad un ulteriore significativo aumento di spesa considerando che il debito pubblico accumulato distrae una parte significativa del PIL per pagare gli interessi. Occorre quindi con creatività e pazienza rimuovere tutte le cause di spreco o di spesa incongrua per ricavare risorse da destinare a interventi prioritari, tenendo presente che la salute non dipende solo dalla medicina ma da tutta una serie di fattori sociali ed ambientali che vanno oltre gli interventi sul singolo individuo.

L'aumento dei costi non è sempre giustificato ma spesso è dovuto a mode o a convinzioni sostenute da un assillante martellamento pubblicitario. I circa 30.000 informatori che ogni giorno visitano i medici non promuovono certo un contenimento della spesa ma al contrario consumi non sempre necessari e giustificati.
I coxib che rimpiazzano i FANS, i nuovi anti-ipertensivi che sostituiscono i diuretici, gli antipsicotici atipici che diminuiscono i consumi degli antipsicotici classici non offrono vantaggi significativi ma rappresentano comunque un aumento della spesa farmaceutica. Lo stesso meccanismo riguarda altri settori del SSN: dalla diagnostica ai medical devices.

Si pone perciò il problema di una ampia revisione degli interventi medici in tutti i settori per scegliere ciò che ha base scientifica collaudata e a parità di prestazioni selezionare l'intervento che ha un costo minore. L'adozione della medicina basata sull'evidenza non è soltanto una decisione razionale; è anche il miglior modo per rendere la spesa più vicina ai reali interessi dell'ammalato.

Accanto alle scelte degli interventi che devono essere rimborsati dal SSN, va posto il problema della appropriatezza nell'uso di questi interventi. Dobbiamo chiederci ad esempio come mai la spesa pro-capite per i farmaci è normalmente più alta nelle regioni del Sud rispetto a quelle del Nord, ma anche come mai i parti cesarei rappresentano il 19% del totale a Bolzano e il 45% in Campania.

E ancora: sono molte le giornate di degenza inappropriate, ad esempio in Lombardia sono inappropriati il 10% delle angioplastiche coronariche e il 15% dei by-pass coronarici in pazienti asintomatici. Forse ancora più inappropriato mantenere funzionanti tanti piccoli ospedali che non sono in grado – statisticamente parlando – di garantire lo stesso livello di prestazioni dei grandi ospedali.

Ho scelto solo alcuni aspetti dei molti temi trattati nella disamina del SSN descritta da Vineis e Dirindin. Il problema è quello di soddisfare la domanda di benessere da parte della società senza trascurare i risvolti economici: salute e spesa per garantirla sono entrambe in crescita ma, per dirla con gli Autori, 'una sanità che ha come obiettivo la sola crescita delle dimensioni del settore rischia di non produrre buona salute'.

Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2015 5.02.54 CET