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16-21/2/2004

Il recentissimo sciopero di tutti i medici e dirigenti del SSN riporta alle luci della ribalta i problemi della sanità italiana, anche in funzione del fatto che hanno aderito all'iniziativa (credo per la prima volta nella storia del Paese) tutti i sindacati di categoria, indistintamente da destra a sinistra passando per gli autonomi. Fra le motivazioni dell'agitazione sindacale, il federalismo (o devolution che dir si voglia) sembrerebbe una delle principali.

Credo che, nella fase politica di oggettiva confusione, che stiamo vivendo sia opportuno dare qualche chiarimento di carattere tecnico, immaginando quanto questa confusione possa ulteriormente confondere le idee ai cittadini. D'altronde, come non definire 'confusa' una situazione in cui il Ministro della Salute (lui stesso medico) comprende le ragioni dello sciopero generale dei colleghi che in teoria sarebbe 'contro di lui' in quanto rappresentante del Governo? Rifuggendo dalla politica e tornando alla tecnica, va innanzitutto detto che il concetto di federalismo va ben al di là della sanità, come noto, in quanto riguarda il quadro istituzionale del Paese nel suo complesso. Come tutte le manovre ad ampio raggio, trattasi di una scelta necessariamente politica che racchiude in sé pregi e difetti, ma che non può essere né osannata né demonizzata sotto il profilo tecnico.

Fra i pregi, il principale (almeno dal punto di vista economico) è sicuramente quello di 'riavvicinare' il momento della spesa a quello delle entrate, inducendo necessariamente una maggiore responsabilizzazione politica. Se, ad esempio, una regione spende tanto in sanità, sarà costretta ad aumentare i tributi locali (addizionale IRPEF, ticket ecc.) per coprire le spese, ragion per cui il Governo della regione in questione potrebbe essere 'punito' dagli elettori al momento di votare. D'altro canto, l'esito delle urne sarà favorevole nel caso in cui i cittadini percepiscano i soldi in più come 'ben spesi'.

Fra i difetti, il principale (in termini generali) è quello di favorire le regioni ricche a danno di quelle povere che non possono permettersi un aumento della pressione fiscale, creando i presupposti per una minore equità nel sistema. D'altro canto, non si può certo dire che il SSN sia stato fino ad oggi così 'equo' a livello geografico: le differenze fra Nord e Sud (e fra regione e regione) hanno radici storiche lontane e non sono certo tutte imputabili al primo scorcio di federalismo (invero disordinato) di questi anni.

Che fare dunque? Se la scelta federalista non è politicamente in discussione (d'altronde anche il precedente Governo la sosteneva), si tratta di trovare dei 'contrappesi' ai difetti del federalismo che garantiscano un certo livello di equità all'interno del Paese. Questi strumenti in teoria già esistono: si chiamano 'fondo di solidarietà interregionale' (le regioni ricche danno un contributo a quelle povere) e 'Livelli Essenziali di Assistenza' (LEA) (tutte le regioni devono garantire determinati servizi sanitari giudicati indispensabili).

Se gli strumenti in teoria esistono, si tratta però di decidere come applicarli in pratica (quanti soldi mettere nel fondo di solidarietà? Quali sono i servizi sanitari da garantire in tutte le regioni?) e qui la questione ritorna in ambito politico. Sotto il profilo tecnico, si può certamente sottolineare che in termini concreti non è attualmente chiara l'applicazione né del primo né del secondo strumento.

Concludendo, cosa c'entra tutto ciò con lo sciopero generale dei medici? Tutto sommato, sembrerebbe abbastanza poco. Piuttosto, l'adesione generalizzata alla protesta segnala uno stato d'animo molto negativo da parte di tutta la categoria, frutto del quadro politico confuso di cui sopra, che al momento sembra scontentare tutta la classe medica, e della situazione economica oggettivamente difficile (qualsiasi sia il Governo al potere, le 'casse pubbliche' sono probabilmente destinate a essere piuttosto vuote, mentre la domanda di salute aumenta inesorabilmente con l'invecchiamento della popolazione). Specialmente in clima pre-elettorale, qualsiasi classe importante (e quella medica lo è senz'altro, visto il numero cospicuo di medici) delusa dai politici si può 'cementare' intorno a interessi in parte legittimi e in parte corporativi,...... ma qui entriamo in un altro argomento che necessiterebbe di ulteriori approfondimenti


Livio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 21.07.00 CEST