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E per i generici resiste la tagliola del "Ccp"
Il Sole 24 Ore Sanità
5-11/10/2004
I farmaci generici sono divenuti una realtà in Italia, anche se per il momento la loro incidenza,
in termini di volume e di valore, è ancora lontana da ciò che accade in altri Paesi europei come ad
esempio Inghilterra e Germania. Questa disparità è dovuta essenzialmente, almeno oggi, ad una legge
(349/1991) approvata dal Parlamento in un'epoca in cui regnava una diffusa corruzione nel settore
dei farmaci. Tale legge istituisce il cosiddetto CCP (Certificato Complementare di Prolungamento)
che estende per l'Italia il brevetto oltre i limiti esistenti negli altri Paesi europei. Con la
legge 112/2002 si è cercato di ridurre tale disparità, ma il risultato dei soliti compromessi
politici determinati dalle lobby farmaceutiche è stato molto modesto. Ecco alcuni esempi fra i più
significativi.
Per l'omeprazolo, un farmaco antiulcera che in Italia ha un fatturato annuo lordo a carico
del Servizio Sanitario Nazionale di 349 milioni di Euro il brevetto è scaduto negli Stati Uniti nel
2001, in Europa nel 2003; in Italia scadrà solo nel 2008. Per la simvastatina, un farmaco
ipocolesterolemizzante ampiamente impiegato nella prevenzione delle malattie cardiovascolari con un
fatturato italiano di 291 milioni di Euro il brevetto scadrà negli Usa nel 2005, è già scaduto in
Europa nel 2003 e scadrà in Italia solo nel 2007.
Per l'amlodipina, un farmaco bloccante dei canali-calcio largamente impiegato per il
trattamento dell'ipertensione con un fatturato annuo di 255 milioni di Euro il brevetto scade in
Europa nel 2004, terminerà in USA nel 2006 ed in Italia nel 2008.
Solo per questi tre farmaci per un fatturato di circa 900 milioni di Euro, l'avvento del
generico permetterebbe di risparmiare dai 200 ai 400 milioni di euro all'anno (400-800 miliardi di
vecchie lire!) a seconda del prezzo dei generici (in Inghilterra costano la metà dei farmaci
originali).
Vi sono moltissimi altri farmaci che si avvantaggeranno del CCP, impedendo per un periodo di
2-4 anni, a seconda dei casi, l'avvento dei farmaci generici che, come noto, hanno le stesse
proprietà terapeutiche dei prodotti di riferimento, ma costano per legge almeno il 20% meno.
Per dare un'idea della differenza nella disponibilità di farmaci generici indotta dal CCP
basta ricordare che a fronte di sei nuovi farmaci generici che sono entrati in commercio nel 2003
solo due sono entrati anche in Italia; nel 2004 i farmaci con brevetto in scadenza sono otto per
ll'Europa e solo tre per l'Italia, nel 2005 saranno nove per l'Europa e solo cinque per l'Italia.
D'altra parte le molecole che scadono in Italia non fanno parte di quelle che scadono in Europa
nello stesso anno, ma possono essere quelle già scadute all'estero negli anni precedenti.
Il danno indotto dal CCP non riguarda solo il Servizio Sanitario Nazionale che in questo
modo non può ottenere i vantaggi economici derivanti dall'avvento di nuovi generici, ma si estende
anche alle società produttrici di principi attivi dei farmaci. Esistono in Italia 40 aziende
produttrici di principi attivi per terzi con circa 3000 occupati ed un turnover di 2,2 miliardi di
euro, circa l'otto per cento del mercato mondiale. Si tratta fondamentalmente di esportazioni che
sono in costante aumento sia a volume, sia soprattutto a valore. Il CCP non permette alle nostre
industrie non solo di produrre i generici, disponibili in Europa ma neppure di produrre per
l'esportazione, generando considerevoli danni economici difficilmente recuperabili in futuro.
Si parla molto di ripresa economica e di risparmi: coerentemente si dovrebbero cogliere le
opportunità che consentono di avvicinare questi obiettivi. L'adozione dei generici disponibili nel
resto dell'Europa potrebbe ridurre del 20% almeno una spesa di parecchi miliardi di Euro che grava
sul Servizio Sanitario Nazionale. Ci si lamenta perché mancano i soldi per molte iniziative, in
primis per la ricerca. Abolire la legge 112/1991 o quantomeno ridurne gli effetti deleteri è una
priorità che dovrebbe interessare il Ministro Siniscalco.
Silvio Garattini
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