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Ho paura. Piccoli e grandi ospedali

Il Sole 24 Ore


01/2004

È un libro di 143 pagine e si legge d'un fiato: è difficile fermarsi perché la drammaticità dei racconti spinge a voler conoscere la fine. Sono sette storie diverse accadute in Italia più una storia americana.

Sono pazienti con patologie diverse che hanno in comune una condizione: hanno avuto un  evento che all'inizio sembrava poco preoccupante, hanno perso tempo ricoverandosi in piccoli ospedali e quando ci si è accorti della gravità per molti è stato troppo tardi.

Sono arrivati in grandi ospedali quando ormai il tempo critico era passato. Il messaggio che Fabio Verlato vuole far arrivare attraverso una analisi accurata delle singole patologie è relativamente semplice ed è riflesso anche nel titolo del libro: 'HO PAURA. PICCOLI OSPEDALI E GRANDI OSPEDALI'. È giusto, afferma l'Autore, un giovane clinico padovano, chiudere gli ospedali considerati piccoli (meno di 120 letti) perché non sono in grado di affrontare in modo adeguato le gravi patologie acute.

Non è questione di professionalità da parte dei medici, è un problema di attrezzature che non possono essere presenti quando il bacino d'utenza è troppo piccolo e soprattutto le statistiche mediche informano che la possibilità di essere efficaci nel curare patologie acute è proporzionale alla frequenza con cui si osservano. Perciò a prescindere da altre considerazioni e dalle capacità dei medici, un ammalato ricoverato in un grande ospedale ha la possibilità di essere curato meglio e quindi più probabilità di sopravvivenza.

Come è noto il problema sollevato da Verlato è di grande attualità in Italia. In molte regioni soprattutto del Nord e del Centro sono in atto programmi di ristrutturazione della rete ospedaliera. Tuttavia i risultati sono modesti perché la soppressione dei piccoli ospedali viene vista fondamentalmente come un modo per risparmiare , a spese dell'interesse degli ammalati. Inoltre, accanto alle problematiche mediche – spesso alimentate ad arte – non va dimenticato che anche un piccolo ospedale  è pur sempre una azienda che porta nel centro dove è localizzato, benessere economico, posti di lavoro diretti e indotti.

Per questo ogni volta che si vuole abolire un piccolo ospedale insorge subito la popolazione con sindaco, parlamentari ed autorità locali in testa.

Si deve invece persuadere la popolazione che è nell'interesse della salute di tutti fare in modo che gli ammalati acuti non perdano tempo, ma siano invece indirizzati il più rapidamente possibile verso i grandi centri ospedalieri. I piccoli ospedali possono comunque essere riconvertiti in centri per lungo degenti, per anziani e in poliambulatori.

È bene che i sindaci anziché protestare affrontino invece il problema dei trasporti degli ammalati, riducendo con ogni mezzo il tempo necessario per raggiungere il grande centro ospedaliero più vicino. In questo modo perseguiranno davvero il bene della popolazione che li ha eletti.

Per realizzare questa necessaria riforma occorre andare controcorrente, rischiare un po' di impopolarità, ma soprattutto spiegare, documentare,  informare con la convinzione che alla fine il buon senso prevarrà.

Il libro di Verlato è un contributo importante a questa mpostazione; nel testo c'è la rabbia e la disperazione del medico che vede perdere delle vite semplicemente per disorganizzazione del sistema.
È possibile che assessori alla sanità e amministratori pubblici dalla lettura di questo libro abbiano meno 'paura' a perseguire le linee della ristrutturazione della rete ospedaliera.


SILVIO GARATTINI

 

Fabio VERLATO – HO PAURA . PICCOLI OSPEDALI E GRANDI OSPEDALI
Edizioni Biblioteca dell'Immagine. Pordenone 2003. Euro 12.00
I diritti d'Autore vanno interamente a  'Padova Ospitale'

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 21.09.09 CEST