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Corriere della Sera, inserto Salute


10/5/2004

Lo scorso anno questa indagine e la conseguente classifica hanno generato proteste e contestazioni - a volte garbate, altre volte troppo emotive - nonostante avessimo cercato di evidenziare i limiti di questo lavoro. Riprendiamo quest'anno l'analisi, facendo tesoro della precedente esperienza, nella speranza che anche in Italia ci si abitui a essere valutati serenamente quando i criteri di valutazione siano chiaramente esplicitati.

Che cosa abbiamo classificato? Essenzialmente la produttività degli ospedali o delle strutture sanitarie italiane in termini di pubblicazioni scientifiche che riguardano gli studi clinici controllati. Non tutte le pubblicazioni scientifiche, quindi, ma solo quelle che sono più tipiche di una struttura ospedaliera che deve soprattutto curare i pazienti; quelle cioè che tendono a valutare gli interventi medici - farmacologici e non - per documentarne l'efficacia.

Partecipare a questa ricerca dovrebbe essere una caratteristica e un impegno di tutti gli ospedali, grandi e piccoli; pubblicare i dati della ricerca effettuata dovrebbe essere un impegno e un servizio per la comunità medica. Questa premessa intende porre una serie di caveat per sottolineare con forza che questa non è la classifica di un campionato di calcio, che determina promozioni e retrocessioni, ma solo la valutazione di un aspetto ben definito dell'attività di un gruppo di medici e ricercatori all'interno di una struttura che si occupa di ammalati. Per esigenze editoriali vengono riportati i primi dieci gruppi, ma non è detto che al di sotto del decimo posto non esistano ottimi centri a cui ci si possa affidare con la massima fiducia. Ecco alcuni caveat.
 

QUALITA' - Questa è una valutazione dell'attività scientifica di un reparto o dipartimento ospedaliero, non della qualità dell'attività clinica. E' chiaro che fare ricerca significa aumentare le conoscenze e migliorare lo spirito critico, il che si traduce in una più attenta capacità di fare diagnosi e terapia soprattutto per i casi più complessi. Tuttavia, la "qualità" di un intervento medico è fatta di tante altre componenti, che pure hanno la loro importanza: dalla competenza ed esperienza del personale medico alla qualità dell'assistenza infermieristica; dal rapporto medico-paziente alla capacità di collaborare con altri reparti o dipartimenti dello stesso ospedale; dalla qualità della sistemazione alberghiera per i pazienti al supporto logistico per i parenti e al dialogo con questi.

STRUTTURA - Nella qualità, e quantità, delle pubblicazioni scientifiche ha grande importanza la struttura. E' evidente che a parità di condizioni sarà avvantaggiato chi ha un numero più alto di medici, specializzandi e infermieri; come pure chi ha nell'ospedale strutture di ricerca sperimentale; chi viene incoraggiato a fare ricerca da parte della direzione generale e sanitaria.

SPECIALITA' - Vi sono discipline che per loro natura, perché ad esempio hanno un numero elevato di pazienti, possono accedere con più facilità a riviste di alto livello; altre invece essendo molto specializzate pubblicano su riviste che hanno un minor fattore d'impatto proprio perché hanno un'audience che è molto più ristretta. Ancora vi sono tipi di pubblicazioni che richiedono tempi più lunghi per raccogliere i risultati rispetto ad altri studi di breve durata: ad esempio uno studio di sopravvivenza rispetto alla valutazione di un antidolorifico in pazienti con tumore.
Va anche detto che non sempre il numero delle pubblicazioni è un indice di qualità. Potrebbe essere che un determinato reparto partecipi a una ricerca, reclutando i pazienti necessari senza però aver parte nella definizione del protocollo o nella valutazione dei risultati.

In alcuni casi la ricerca può rappresentare semplicemente un servizio all'industria farmaceutica anziché essere promotrice di conoscenze utili ai pazienti. Anche il numero delle citazioni qualche volta può essere di significato ambiguo perché molte citazioni potrebbero essere fatte per smentire i risultati di un determinato articolo. Si deve perciò mantenere un atteggiamento critico e un po' scettico su tutti i tentativi di rendere quantitativo ciò che invece - come gli interventi clinici - ha una forte componente qualitativa, difficilmente esprimibile con i numeri.

Nonostante questi caveat si deve aggiungere che la comunità scientifica ritiene che i parametri bibliometrici utilizzati siano quanto di meglio esista al momento per valutare la produttività nella ricerca dei singoli e dei gruppi.

In definitiva pubblicare bene ed essere citati dalla letteratura scientifica non significa necessariamente essere anche dei centri che riscuotono il consenso dei pazienti. I lettori non addetti ai lavori possono utilizzare questi dati come una guida ritenendo che chi dedica tempo agli studi clinici controllati sulle terapie tenderà a conoscerle meglio e quindi, si spera, anche ad utilizzarle nel modo migliore.

Silvio Garattini

Direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano 

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 21.12.13 CEST