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L'insonnia? Ecco le lezioni per dormire
Corriere della Sera
18/10/2004
C'è una regola inventata nel ‘400: “ Sex horis dormire sat est juvenique, senique; septem vix
pigro, nulli concedimus octo”. Ad un giovane e anche a un vecchio 6 ore di sonno bastano. Sette si
possono concedere a un pigro, ma nessuno dorma più di 8 ore. A dispetto della Scuola Medica
Salernitana (1479), oggi le persone che non dormono sono tantissime (solo in Italia, 8 milioni,
forse di più).
Quasi tutti sentono un medico. Che quasi sempre dà un farmaco con cui si dorme, certo,
specialmente i primi giorni, ma a lungo andare ci si abitua. Allora si aumentano le dosi. Qualcuno
continua a non dormire, altri, che comunque di notte dormono male, qualche volta dormono di giorno.
Fra l'altro i sonniferi danno assuefazione e certe volte disturbi anche più gravi, ma si continuano
a prescrivere. Possibile che non ci siano alternative? Forse sì. Gregg D. Jacobs dell'Università di
Harvard si è chiesto se non si potesse ‘insegnare’ a dormire, come si insegna a guidare, per
esempio.
Lui e i suoi collaboratori - il lavoro è pubblicato su Archives of Internal Medicine di
questi giorni - hanno confrontato una terapia psicocognitiva (è fatta per capire i nostri
comportamenti) con un ipnotico. La psicoterapia era impegnativa: quattro sedute alla settimana di
30 minuti per 3 settimane, poi altre 2 chiacchierate al telefono per altre due settimane. In queste
conversazioni si aiutavano gli insonni a capire le ragioni del loro non dormire e in più si
insegnavano certe regole: non stare troppo a letto, alzarsi sempre alla stessa ora al mattino
(anche se si è dormito poco). Usare la camera da letto solo per dormire (ed eventualmente per fare
l'amore).
Se non si dorme alzarsi e fare qualcosa d'altro finché non viene sonno. Lo studio ha
dimostrato che la psicoterapia da sola, era più efficace del farmaco. Tutto risolto allora? Non è
detto. Anche se questo studio è molto ben fatto, meglio di qualunque altro studio sull'insonnia, ha
dei limiti. Sono state studiate solo 63 persone, forse non abbastanza per trarre conclusioni
definitive. Chi ha partecipato allo studio lo ha fatto in risposta ad un annuncio che c'era sul
giornale (chissà forse erano i più disponibili ad imbarcarsi in una psicoterapia e non è detto che
rappresentino la popolazione generale).
Le rilevazioni sono state fatte solo per qualche mese, è un po' poco. Se però la
psicoterapia cognitiva si dimostrasse davvero meglio dei sonniferi, i vantaggi sarebbero enormi. A
cominciare dai costi, visto che oggi in Italia si spendono per l'insonnia quasi 3 miliardi di euro.
Su Nature di queste settimane c'è un bellissimo lavoro: da 25 anni in qua si dorme sempre meno, ma
se si dorme poco aumentano i costi sociali, diminuisce la produttività, aumentano gli incidenti
(muoiono in Italia di “colpo si sonno” 8000 persone all'anno, senza contare i feriti) e aumentano
le malattie (soprattutto malattie infettive e malattie del sistema immune).
Chissà se è vero che Dimitri Ivanovic Mendeleev, - il grande scienziato russo - la tavola
periodica degli elementi l'ha concepita nel sonno. Forse no. Ma che dal sonno possano venire idee
geniali è confermato da un altro bel lavoro pubblicato ancora su Nature, ancora quest'anno. Se è
così, vale la pena di fare tutto per non mettere a repentaglio queste straordinarie funzioni del
cervello. (Cominciando dall'evitare quei farmaci che, alla lunga, le possono compromettere.)
Giuseppe Remuzzi
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