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Intramoenia, un termine da abolire
Il Sole 24 Ore
9/7/2004
P.R. mi dice: 'mi avevano consigliato di fare una mammografia perché avevo un nodulo al seno. Con
notevole apprensione sono corsa subito all'Ospedale per fissare un appuntamento. Venga fra due mesi
mi disse il medico. Obiettai che volevo avere un risultato il più presto possibile. Mi rispose che
potevo fare l'esame fra tre giorni pagando'.
G.F. mi scrive: 'le sembra giusto che a settant'anni con tutte le tasse che ho pagato in
quarant'anni di lavoro debba usare una parte della mia pensione per poter fare una colonscopia
prescrittami dal mio medico? Devo pagare perché altrimenti avrei dovuto aspettare tre mesi'.
Un ascoltatore al termine di una mia conferenza commenta: ' il Servizio Sanitario Nazionale
non è uguale per tutti, come Lei afferma, perché è vero che si ottiene tutto ma i tempi per
ottenerlo sono diversi a seconda del portafoglio. Chi paga riceve più attenzione ed evita le liste
d'attesa'.
Tre situazioni, tre garbate proteste che fotografano bene ciò che accade spesso nelle Aziende
Ospedaliere e nelle ASL: gli stessi operatori sanitari, le stesse strutture, le stesse
apparecchiature sono disponibili immediatamente se si paga, altrimenti si aspetta.
Si deve sottolineare che non tutte le équipe mediche hanno accettato di mettere in opera ciò
che in linguaggio tecnico si chiama 'servizio intramoenia' ed in linguaggio più popolare 'attività
privata all'interno della struttura pubblica'. Il Servizio intramoenia, laddove si svolge, sembra
avere il consenso di molti: i medici arrotondano il loro stipendio, le aziende ospedaliere
introitano un po' più di danaro, i cittadini stessi più danarosi considerano la situazione con
rassegnazione.
C'è tuttavia nell'attività intramoenia una ingiustizia così profonda da contraddire
completamente il fondamento di equità su cui si basa la legge 833 che nel 1978 istituiva il
Servizio Sanitario Nazionale. I più danneggiati sono ovviamente i più poveri, i meno colti, i più
vecchi i quali spesso non si rendono neppure conto del sopruso e così accettano tranquillamente di
non avere con tempestività esami e cure che potrebbero essere indispensabili per evitare danni
maggiori.
A difesa dell'attività intramoenia si risponde che in fondo molti esami non richiedono che
siano eseguiti con urgenza. Se questo è il caso perché, anziché dare al paziente un'adeguata
spiegazione, lo si invita a ricorrere alla soluzione onerosa?
Qualcuno dice che tutto sommato alla fine non sono poi molti coloro che devono pagare
rispetto a tutti i servizi resi dal Servizio Sanitario Nazionale. Se così fosse, non è questa una
buona ragione per annullare l'attività privata nella struttura pubblica? Sembra molto avvilente,
poco dignitoso e certamente contrario all'ideale rapporto fiduciale fra medico e paziente, il fatto
che il medico debba proporre - e magari insistere - perché il paziente accetti di rivolgersi al
Servizio a pagamento.
Gli stessi medici dovrebbero insorgere e richiedere l'abolizione di questo servizio che ha
rappresentato un iniquo compromesso, a danno della popolazione, fra chi voleva il tempo pieno
all'interno dell'Ospedale e chi voleva continuare ad utilizzare le strutture pubbliche come
trampolino per alimentare le attività delle cliniche private.
Il fatto che non sia stato ancora concluso il contratto di lavoro per i medici del Servizio
Sanitario Nazionale può rappresentare una grande opportunità per riflettere e per riformare
l'attività intramoenia. Riformare in realtà vuol dire abolire, perché è difficile pensare a una
riforma che renda meno iniquo il sistema. Si potrebbe ad esempio stabilire che l'attività
intramoenia sia svolta solo in assenza di liste l'attesa. Ne vale la pena? Quanti sarebbero i
cittadini che preferiscono pagare piuttosto che usufruire di un servizio gratuito?
Si potrebbe decidere che solo coloro che hanno un reddito superiore ad un certo limite vi
possa essere l'accesso all'intramoenia per gli altri non ci dovrebbe essere una lista d'attesa se
non per le situazioni che possono aspettare.
Si tratta tuttavia di 'pannicelli caldi': si ritorni ad attuare in pieno il dettame della
legge 833. Si possono fare risparmi perché gli sprechi sono ancora molti; con i risparmi si finanzi
il potenziamento di quei servizi che hanno le liste d'attesa più lunghe. Soprattutto facciamo
cultura: quella che fa in modo che il medico non faccia richieste inutili e spieghi al paziente il
motivo per cui spesso non c'è nessuna urgenza.
Silvio Garattini
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