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Una laurea non trasforma alchimia e magia in scienza
Il Sole 24 Ore Sanità
15-21 giugno 2004
In questi giorni nella Commissione Affari Sociali della Camera è stato licenziato il testo
unificato sulle 'Medicine e Pratiche non convenzionali', relatore l'On. Francesco Paolo Lucchese.
Si tratta di un documento complesso che sostanzialmente legittima molte pratiche attualmente al di
fuori dell'ortodossia medica, anche se la Federazione degli Ordini dei Medici aveva già
improvvidamente accettato, di costituire all'interno del suo ordinamento un albo di medici dedicati
alla medicina non convenzionale.
La legittimazione sarebbe avallata dal riconoscimento di un fantomatico 'principio del
pluralismo scientifico' attribuito all'articolo 32 della Costituzione, peraltro non reperibile
almeno nella Costituzione italiana. La necessità di 'un'adeguata qualificazione professionale degli
operatori sanitari delle pratiche mediche non convenzionali' viene garantita, nel presunto
interesse dei pazienti, attraverso una serie di provvedimenti che includono:
- L'identificazione delle associazioni e società 'scientifiche' (SIC!) delle pratiche non
convenzionali per inserire 6 rappresentanti nel Consiglio Superiore di Sanità e 16 rappresentanti
in una Commissione Permanente da istituirsi presso il Ministero della Salute.
A questa Commissione spetta una serie di indirizzi e di controlli che riguardano la
formazione, i titoli accademici e l'educazione continua degli operatori sanitari nonché
l'accreditamento delle associazioni e degli istituti che si occupano di medicina non convenzionale.
- Le pratiche che per prime saranno prese in considerazione sono agopuntura, fitoterapia,
omeopatia, omotossicologia, medicina antroposofica, medicina tradizionale cinese, ayurveda e
medicina manuale. A queste pratiche corrisponderanno 8 commissioni che dovranno stabilire i
criteri per la formazione post-laurea, dato che solo laureati in medicina, odontoiatria e
veterinaria potranno esercitare queste professioni.
Le Università devono istituire (entro 3 mesi dall'approvazione della legge) 'corsi di studio
post-laurea per il rilascio del diploma di esperto nelle professioni sanitarie non convenzionali'.
La durata di questi studi, comparabili a vere e proprie specializzazioni mediche, non potrà essere
inferiore ai tre anni con il conseguimento di almeno ottanta crediti formativi.
- Vengono istituiti corsi di laurea in osteopatia e chiropratica, con relativo Albo professionale
per i laureati. Sempre ad opera delle Università si realizzeranno corsi di laurea triennali per le
seguenti attività: naturopatia, shiatsu, riflessologia, pranoterapia. Questi laureati non potranno
comunque fare diagnosi e prescrivere farmaci.
- Presso il Ministero della Salute viene istituita una Commissione dei medicinali non
convenzionali (una specie di CUF parallela) che approva questi 'farmaci', ne crea un Prontuario e
ne monitorizza eventuali reazioni avverse.
La legge che consta di 5 capi e di 30 articoli mette in moto ben 34 commissioni con oltre 300
membri, richiede una relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione, detta norme
transitorie per coloro che già esercitano la professione in questione, il tutto senza alcun
aggravio per il bilancio dello Stato.
Sembra un incubo! In un'epoca caratterizzata da progressi scientifici senza precedenti, in
cui domina la genomica e la proteomica, si sente la necessità di riesumare vecchie pratiche che
hanno a che fare molto più con l'alchimia e con la magia piuttosto che con la scienza, e di
legittimarne la presunta professionalità. Purtroppo la demagogia, sostenuta in modo trasversale da
più parti, ha avuto il sopravvento. Un disprezzo senza ritegno per la ricerca e per la scienza
sembra pervadere questa legge.
L'invocata protezione della salute attraverso lauree e specializzazioni è ingannevole perché
ad esempio l'omeopatia resterà sempre la terapia con il nulla indipendentemente dal fatto che venga
esercitata da parte di medici con tanto di laurea. Sarebbe come dire che gli oroscopi
diventerebbero veritieri se preparati da laureati in astronomia. Sarà interessante verificare come
opererà la commissione che deve certificare per i pranoterapeuti la capacità di emissione di flussi
bioterapici; siamo al ridicolo! Il campo è comunque aperto perché la commissione permanente per la
medicina non convenzionale dovrà identificare altri campi che per il momento sono stati esclusi. Si
può scommettere che le prossime lauree (triennali) saranno per i fiori di Bach, l'iridologia, la
chiromanzia e perché no, forse si possono proteggere gli incauti attraverso una maggiore
professionalità delle fattucchiere e di chi confeziona amuleti.
L'introduzione nelle Università Statali degli insegnamenti di discipline che non hanno alcuna
base scientifica è senza precedenti in tutto il mondo occidentale e porrà l'Italia in una posizione
insostenibile come al tempo della celebrazione della terapia Di Bella.
L'Università, già mal ridotta nel nostro paese, riceverà il colpo di grazia attraverso questi
nuovi 'ingressi', che indurranno una forma di schizofrenia in cui si dovrà insegnare al tempo
stesso la biologia molecolare e la ayurvedica. Mettere tutto sullo stesso piano, l'insegnamento
basato sulle impressioni e sulle superstizioni e quello fondato sulle regole di Galileo non può
creare che confusione. A proposito, ci sarà una reazione dei Rettori e dei Presidi di Facoltà o
invece si accetterà tutto passivamente?
Nel futuro la presenza di laureati in discipline non convenzionali avrà molteplici
conseguenze; per l'uomo della strada sarà difficile decidere a chi rivolgersi, in fondo sono tutti
laureati dalla stessa Università. Aumenteranno i casi curati impropriamente o sottratti a terapie
efficaci. La presenza, ufficializzata di una CUF ad hoc, per i farmaci della medicina alternativa
aumenterà il già consistente business dei rimedi omeopatici e fitoterapici.
La Cina troverà occasioni aggiuntive alle già prospere esportazioni. Il passo successivo, se
passerà questa legge, sarà inevitabilmente quello di ottenere l'introduzione della medicina non
convenzionale nel Servizio Sanitario Nazionale con conseguente aumento della spesa e, dati i limiti
economici del Paese, in un ridimensionamento della disponibilità per le terapie che dopo tutto –
pur con i dovuti caveat e distinguo – rappresentano un miglioramento della qualità di vita ed un
allungamento della durata di vita.
Sarà interessante vedere la posizione dei Ministri interessati. Il Ministro dell'Università e
della Ricerca ha recentemente visitato Harvard e altre prestigiose Università americane: vorremmo
tanto non vederlo obbligato in analoghe future circostanze a presentare il cambiamento indotto da
questa legge come la 'via italiana alla ricerca biomedica'.
Silvio Garattini
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