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Corriere della Sera, Lombardia


22/1/2004

L'autunno scorso la lettera di Caterina Croce, ex liceale del Parini, 'Ma i prof non sentono quell'odore di canne?' e poi la replica, garbatissima,del  Preside (Corriere 4 e 6 ottobre) hanno aperto una discussione molto vivace sui giovani e sull'abitudine alla droga. Quelle leggere, secondo qualcuno vanno tollerate 'Un uso consapevole non è poi tanto pericoloso'. Ma, per altri, sono il viatico per le droghe pesanti. E comunque fanno male. (A proposito: uno studio pubblicato su Nature di qualche mese fa dice che - il principio attivo della cannabis - quello che dà euforia, il tetraidrocannabinolo, sul cervello ha gli stessi effetti della cocaina, o quasi).

Certezze per il momento non ce ne sono, né per tollerare gli spinelli, né per metterli al bando. Si potrà dire di più quando ci saranno più dati, anche se i lavori più recenti, un po', allarmano. C'è un dato, per esempio, che la marijuana riduce il numero e la motilità degli spermatozoi. Intanto si è colmato un vuoto: il Corriere ha avviato un dialogo fra ragazzi, insegnanti e genitori. 'Forse bisognerebbe parlarne tutti un po' di più'. E chissà che non sia davvero quest'ultima la strada giusta, quella su cui sono stati tutti d'accordo (ragazzi, insegnanti, genitori).

E la conferma questa volta viene da Washington-Post che pubblica i risultati di un'indagine recente condotta negli Stati Uniti. Là nel 2001, la percentuale di ragazzi dell'high school (corrisponde al liceo, da noi) che si drogano abitualmente era vicina al 20%. Nell'anno passato si è scesi al 17%. Vuol dire che in America nel 2003, si sono drogati 400.000 ragazzi in meno rispetto agli anni prima. Perché? È difficile rispondere con certezza. I funzionari del governo pensano che dipenda da una grande campagna d'informazione  che metteva in guardia dai pericoli della droga (di tutte le droghe ma era diretta, soprattutto a chi usa marijuana ed ecstasy).

E adesso c'è una legge - negli Stati Uniti - che rende più difficile procurarsela. Insieme sembra che, più conoscenze sugli effetti tossici e una legge che ne vieta l'uso, funzionino. 'Sembra' perché il limite dell'indagine è che sono i ragazzi a dire se si drogano o no, e non è detto che tutti dicano la verità. E non è nemmeno detto che la tendenza di questi due anni continui nei prossimi (due anni sono un po' pochi per concludere con certezza che il consumo di droghe tra i giovani sta davvero diminuendo).

Qualcuno dice che molti dei ragazzi intervistati hanno smesso di usare l'ecstasy perché hanno visto morire qualche loro amico (e questo è stato più efficace delle campagne di informazione). È interessante che Robert Du Prest, professore di psichiatria a Washington (Georgetown University) che ha retto l'ufficio per il controllo della droga per l'amministrazione Nixon, Ford e Carter abbia scongiurato Bush di non legalizzare la cannabis per uso medico. Sarebbe un modo, dice, per vanificare tutti gli sforzi di questi anni.

Cosa dire? Che comunque si vogliano interpretare i dati riportati da Washington-Post sono incoraggianti. Che i giovani comincino a drogarsi di meno è possibile, e se è vero ci si droga perché 'è moda' (Corriere 4 ottobre) forse la moda sta passando. Dipenderà probabilmente da quanto tutti (amministratori, chi fa le leggi, ma anche genitori, professori, presidi) sapranno impegnarsi. Intanto parliamone, senza ostilità preconcetta, lasciandosi guidare dai dati della letteratura scientifica. I ragazzi capiranno.

 

Giuseppe Remuzzi                                                                                          22 gennaio 2004

 

 
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