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Eco di Bergamo


2/11/2004

Ancora una volta la ricerca scientifica dell'Istituto Mario Negri della nostra città è all'attenzione della medicina internazionale grazie ad uno studio clinico controllato diretto da Giuseppe Remuzzi.

Si tratta dello studio BENEDICT, un acronimo per Bergamo Nephrology Diabetes Complications Trial che è stato presentato in questi giorni a St. Louis negli Stati Uniti durante lo svolgimento del congresso annuale della Società Americana di Nefrologia ed è stato selezionato per una delle cinque conferenze che presentano, alla comunità medica e all'opinione pubblica i risultati più importanti scelti per fra molte centinaia di comunicazioni scientifiche.

Per capire il significato e l'importanza di questo studio che verrà pubblicato sul più prestigioso e diffuso giornale di medicina nel mondo, il New England Journal of Medicine, è necessario parlare di diabete, una malattia abbastanza comune che consiste nella difficoltà di utilizzare il glucosio - uno dei principali elementi nutritivi per l'organismo - con conseguente suo accumulo nel sangue ed eliminazione nelle urine.

Si calcola che in Italia vi sia attualmente circa un milione e mezzo di diabetici: nel mondo la cifra sale a circa 170 milioni. Queste cifre sono destinate a raddoppiarsi nei prossimi 30 anni. Ciò a causa di una serie di fattori di rischio che sono purtroppo in aumento ,in primis l'aumento di peso corporeo, un frutto della nostra società, dovuto all'accesso di alimentazione e alla
contemporanea mancanza di esercizio fisico. Si deve ricordare che esistono due tipi di diabete che convenzionalmente si chiamano di tipo 1, quando insorge in età giovanile e richiede necessariamente la somministrazione di insulina, e di tipo 2 quando insorge in età adulta. Il diabete di tipo 2 è la forma più comune, è presente nel 95% di tutti i pazienti diabetici, è frequentemente associato all'obesità, può essere spesso curato con una dieta adeguata e non richiede necessariamente l'impiego di insulina. Il diabete può essere una malattia grave per le conseguenze che insorgono nel tempo e che riguardano soprattutto l'occhio, il sistema nervoso, il sistema cardiovascolare ed il rene.

Lo studio BENEDICT affronta proprio il problema delle complicanze renali, che insorgono in circa il 10-20% dei diabetici; questi pazienti possono aggravarsi ed aver bisogno della dialisi e d'altra parte sono a forte rischio di infarto e di trombosi.

Il BENEDICT ha reclutato circa 1200 pazienti che avevano un diabete di tipo 2, ma erano ancora indenni da danni renali. Questi vengono precocemente diagnosticati dalla presenza di piccole quantità di albumina nelle urine ,in gergo detta microalbuminuria. Se non viene curato ,questo iniziale danno può aumentare nel tempo fino ad arrivare ad una importante perdita di proteine nelle urine .

Tale perdita è a sua volta causa di ulteriore danno renale fino alla completa insufficienza renale che richiede appunto la dialisi.
I 1200 pazienti bergamaschi diabetici di tipo 2 ed ipertesi sono stati divisi in vari gruppi per osservare, anche in base a precedenti studi positivi condotti negli animali d'esperimento (ratti), se due farmaci antiipertensivi da soli o associati fossero capaci di dilazionare la comparsa della microalbuminuria.

Solo uno dei due farmaci è risultato capace di diminuire (del 40% circa ) la comparsa della microalbuminuria dopo un periodo di tre anni.  L'efficacia di questo trattamento non dipende dal semplice controllo della pressione arteriosa.

Devono esistere altri meccanismi dato che il farmaco attivo, trandolapril, ed il farmaco inattivo, verapramil, erano egualmente attivi nel ridurre la pressione.Il farmaco attivo è noto per agire bloccando la formazione di un composto endogeno, l'angiotensina II ed è dotato di attività ipertensiva e della capacità di dilatare i pori delle membrane renali, facilitando la fuoriuscita di proteine e perciò anche dell'albumina.

Il trandolapril fa parte di una famiglia di prodotti denominati ACE-inibitori, mentre il verapramil fa parte della famiglia dei bloccanti dei canali calcio. Va sottolineato che lo studio clinico , pur essendo stato finanziato da fondi industriali, è uno studio condotto in modo indipendente da parte dei ricercatori del Negri Bergamo, dalla ideazione del protocollo iniziale fino alla valutazione dei risultati ed alla stesura del rapporto da pubblicare.

I risultati ottenuti sono di grande importanza perché permettono di realizzare, in una importante frazione di pazienti diabetici di tipo 2 una azione di tipo preventivo. I pazienti bergamaschi ed i medici che hanno partecipato a questo esperimento hanno permesso di realizzare risultati che gioveranno a tutti i pazienti,italiani e stranieri: a loro va tutta la nostra più viva gratitudine.

Silvio GARATTINI

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 21.15.17 CEST