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Metodi per smascherare l'errore
Il Sole 24 Ore, inserto Domenicale
16/5/2003
Nel suo intervento sul Domenicale del 18 Aprile Paolo Roberti, membro del 'Comitato permanente di
consenso e coordinamento per le medicine non convenzionali' utilizza, a sostegno della legge che
verrà discussa alla Camera sulla legittimazione e insegnamento delle medicine non convenzionali,
parole chiave come 'esperienza', letteratura scientifica ed 'evidence-based medicine'.
Roberti mette l'accento sulle pratiche apparentemente più accettabili fra le medicine
complementari, quali fitoterapia e medicina omeopatica, trascurando medicine più manifestamente
assurde quali la medicina manuale (pranoterapia), da lui definite 'estremiste', ma che pure sono
oggetto della legge da lui difesa.
Senza ripetere quanto già detto da altri sul tema (Cosmacini e Rugarli; Garattini) vorrei
focalizzare l'attenzione sugli elementi proposti da Roberti a sostegno delle pratiche non
convenzionali, in quanto essi in realtà sono elementi portanti dello statuto stesso della ricerca
biomedica moderna.
Esperienza. Non vi è dubbio che 'esperienza' ed esperimenti costituiscono la base del
progresso biomedico. Ma una cosa è l'esperienza/esperimento nel contesto di una metodologia
rigorosa, controllata e riproducibile, altra 'è la tradizione empirica' e le 'teorie proprie di
ogni medicina complementare'. È il caso di ricordare ad esempio che la 'tradizione empirica'
ha fatto ritenere con certezza per secoli che il re di Francia avesse proprietà taumaturgiche e che
i salassi giovassero alle più diverse malattie.
Si potrebbe continuare con numerosi esempi di assurde pratiche cliniche appartenenti al
passato o alle medicine complementari del presente (la pranoterapia; l'acqua dei farmaci omeopatici
che, sulla base dei principi elementari della fisica, non contiene altro che acqua) certificate
dalla 'tradizione clinica' e dalla 'teoria propria di ogni medicina complementare'. Il paradigma
dell'empiria nella ricerca e pratica clinica moderna è costituito dalla sperimentazione clinica
controllata, condotta ove possibile in doppio cieco, contro placebo o contro il miglior trattamento
disponibile. Ebbene, è su questo piano del metodo empirico rigoroso, controllato e riproducibile
che mancano evidenze chiare, documentate e riproducibili su riviste scientifiche autorevoli di
efficacia terapeutica delle medicine alternative. È il caso di ricordare che la metodologia
degli studi clinici controllati si presta a misurare anche parametri 'dolci' quali la qualità della
vita e che si sono fatti anche studi controllati per misurare l'eventuale effetto della preghiera!
Si tratta di sottoporsi al vaglio di una metodologia rigorosa, di vera empiria, che costituisce lo
statuto stesso della ricerca e della pratica clinica mirata alla salvaguardia del paziente.
La letteratura scientifica. Roberti cita 'banche dati riconosciute internazionalmente'
a sostegno delle medicine alternative. Le riviste scientifiche hanno autorevolezza diversa, legata
al rigore con cui vagliano i dati e le sperimentazioni. Le grandi riviste, Nature, Science, New
England Journal of Medicine o Lancet, non sono infallibili, ma autorevoli. Non mi risulta che
l'efficacia clinica o le basi sperimentali di pratiche cliniche alternative quali la pranoterapia
abbiano superato il vaglio della selezione delle riviste di massima autorevolezza. La memoria
dell'acqua, che avrebbe giustificato uno dei principi fondanti dei farmaci omeopatici,
pubblicata da Nature, fu smentita dalla stessa rivista con l'aiuto di un esperto di giochi di
prestigio!
Evidence-based medicine. Le pratiche mediche, convenzionali o alternative che siano, vanno
valutate criticamente e rigorosamente ed al paziente va offerto il miglior trattamento, sulla base
delle evidenze solide disponibili. Si tratta di un atteggiamento scientifico basato sul dubbio,
sulla critica e sullo spirito di ricerca, sia nei confronti della 'tradizione empirica' che
dell'innovazione, al servizio della salute. È in questa ottica di critica rigorosa che cadono
le premesse e le offerte delle medicine alternative o complementari (termine di comodo più dolce).
La ricerca biomedica e la pratica clinica rigorosa basata sull'evidenza sono ovviamente
costituzionalmente aperte al dubbio e all'apporto di metodi innovativi. Tuttavia, altro è usare
estratti di piante non standardizzati, senza controllo rigoroso del principio attivo, altro è
partire dalla ricerca su piante o organismi marini per individuare principi attivi, ottimizzarli e
portarli in clinica, sottoponendoli al vaglio di una ricerca clinica controllata. È questo il
percorso recente, ad esempio, di farmaci antitumorali quali i tassani in origine scoperti ed
estratti dalle piante.
Infine sul piano personale esprimo il mio profondo disagio di insegnante di una Facoltà di
Medicina, di fronte alla prospettiva di vedere collocati ope legis nella mia stessa Facoltà
l'insegnamento di ayurvedica o pranoterapia. Ritengo che questa legge comprometta di fronte agli
studenti la credibilità delle Facoltà di Medicina e, in particolare, di quanti in esse più si
sforzano di trasmettere il sapere medico con senso del dubbio e spirito critico al servizio degli
ammalati.
Alberto Mantovani
Università degli Studi di Milano e Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri
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