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Un ospedale in vendita
Corriere della Sera, Milano
1/7/2004
L'Istituto dei Tumori in vendita? Forse no, ma è bastato parlarne perché ci fossero reazioni
negative. Il Ministro della Salute in un'intervista recente al Corriere ha chiarito che si
tratterebbe solo di cedere le mura che andrebbero all'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro
gli Infortuni sul Lavoro. Ma - ha precisato - nulla cambierà, l'Istituto resterà in via Venezian e
pagherà un affitto. Fra l'altro l'INAIL è un ente pubblico statale. Sulla carta nessun problema, ma
allora perché tanto clamore?
Quando l'Istituto cominciò le sue attività, di strutture interamente dedicate ai tumori, in
Europa, ce n'erano davvero poche. Adesso l'Istituto dei Tumori è un Istituto di Ricovero e Cura a
Carattere Scientifico. È lì che è stata inventata la cura per il cancro al seno, che sono stati
fatti i primi studi clinici sui tumori della mammella, che sono guariti - col trapianto - i primi
ammalati di leucemia. È lì che si è cominciato a trattare il cancro del polmone e il melanoma,
meglio che in qualsiasi altro ospedale.
E adesso si studia la possibilità che ci sia un giorno un vaccino per i tumori. Lì vengono
ammalati da tutta Italia. Gli IRCS in Italia sono 31 e potrebbero, se ci fosse un progetto che ne
integri le competenze, essere quello che sono negli Stati Uniti gli Istituti dell'NIH (National
Institutes of Health). Che sono 27, sono pubblici e hanno a disposizione grandi mezzi per cure e
ricerche su tumori, malattie del cuore, malattie del sistema nervoso, diabete, AIDS,
invecchiamento.
L'anno scorso è stato completato il progetto avviato da Clinton e Gore che ha portato il
budget dell'NIH a più di 25 miliardi di dollari a cui vanno aggiunti quasi 5 miliardi di dollari
della National Science Foundation. In questi giorni il Governo americano ha chiesto a ciascun
Istituto dell'NIH di lanciare una iniziativa strategica che serva per stare al passo con le nuove
sfide della medicina. Repubblicani e democratici la pensano allo stesso modo: la ricerca
scientifica è uno dei primi impegni dell'Amministrazione.
E da noi? Gli IRCS sono troppi, qualcuno è davvero eccellente, qualcuno no. Tutti però hanno
pochi fondi (che col passare degli anni anziché aumentare, diminuiscono). Forse il Ministro Sirchia
ha ragione. A dare i muri all'INAIL non cambia niente. Ma forse chi è contro ha pensato ‘Si
cominciano a vendere gli immobili, e poi? Non sarà un segno che la sanità, per il Governo, sta
diventando ingombrante?'
Perché invece il Governo non li adotta i suoi IRCS (sarebbe la migliore risposta a chi
critica), come fa il Governo americano con gli Istituti dell'NIH. Vanno combattuti gli sprechi,
certo, e gli IRCS, vanno resi più efficienti. Ma ancora prima si devono chiudere quelli che ‘di
carattere scientifico' hanno solo il nome. Si risparmierebbe abbastanza per sostenere quelli di cui
il Paese non può fare a meno, come l'Istituto dei Tumori di Milano. In Italia - e non solo in
Italia - c'è bisogno di ricerca clinica.
Vuol dire che ricercatori e medici dovrebbero lavorare insieme per trasferire in tempo reale
agli ammalati tutto quello che la scienza oggi mette loro a disposizione (‘reingegnerizzare' la
ricerca clinica dicono all'NIH). Potrebbe essere un esperimento fra Regione e Governo.
Protagonisti: gli Istituti di Ricerca di Milano e della Lombardia, che sono quasi la metà di quelli
che ci sono in Italia.
Giuseppe Remuzzi
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