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Una politica per gli anziani
Corriere della Sera, Lombardia
7/7/2004
Un'altra estate, ancora calda, e c'è grande preoccupazione per gli anziani. La Lombardia è
bene organizzata, forse più di qualunque altra Regione d'Italia, ma c'è allarme. L'esperienza
dell'anno scorso ha lasciato il segno. In Italia, tra il 15 luglio ed il 16 agosto del 2003, sono
morti 4.000 anziani in più rispetto allo stesso periodo del 2002. Chi erano? Più del 90%, persone
sopra i 75 anni. Ma non è tanto l'età. Erano soprattutto ammalati cronici (ammalati di cuore e di
diabete).
Tanti di loro vivevano soli. Dove? Soprattutto nelle grandi città, Milano, Torino, Genova,
Roma, Bari. Alla fine dell'estate i morti in più rispetto all'estate precedente, sono stati 7.600.
Quest'estate andrà meglio, un po' per l'esperienza dell'anno scorso, un po' perché siamo partiti
prima ad occuparcene, e un po' perché, speriamo, farà meno caldo.
Ma per gli anziani non c'è solo l'estate e non c'è solo il caldo. Gli anziani muoiono anche
di freddo (si applica soprattutto a chi ha malattie dei polmoni o soffre di cuore). E ancora più
che di caldo (o di freddo) gli anziani muoiono di abbandono.
A Milano 130.000 anziani vivono più o meno soli e quasi 20.000 hanno più di 85 anni.
Intanto l'aspettativa di vita aumenta, ed aumenterà (purché uno non fumi, eviti i
grassi e non beva troppo alcool). È certamente una bella notizia.
Il rovescio della medaglia è che gli anziani - nel 2050 in tutto il mondo saranno 2 miliardi
- alla società richiedono moltissimo, e costano. Ci si deve preparare: il
rischio, se no, è di essere travolti dalle circostanze. Un esempio: con l'età aumentano malattie
cardiovascolari e diabete che però, per fortuna, si possono prevenire con regole di vita
abbastanza semplici e farmaci che costano poco. Non farlo, o non farlo per tempo, manderebbe
in crisi qualunque sistema sanitario al mondo.
Fra l'altro non c'è evidenza nella letteratura scientifica che gli anziani debbano costare di
più, di cure mediche, di chi è più giovane, ma serve:
- cambiare mentalità e vedere gli anziani come una risorsa.
- recuperare la solidarietà fra generazioni che si sta perdendo e, paradossalmente, più nei paesi
ricchi che non nei paesi più poveri.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con un documento preparato a Madrid nell'aprile
del 2002 suggerisce che gli anziani non autosufficienti andrebbero assistiti, per quanto è
possibile, a casa o in comunità vicine a casa. Ciò vuol dire che se ne devono occupare anche i
familiari, certo, ma non solo (tante volte sono anziani anche loro).
La Francia che l'anno scorso ha avuto 14802 morti in più, in agosto, per il caldo, quest'anno
dà la possibilità a 17000 anziani - per lo più persone che vivono a Parigi - di avere qualcuno che
li assista a casa e Jean-Pierre Raffarin ha inventato il 'giorno della solidarietà'.
E chi è anziano, ma sta bene? Dovrebbe avere – sempre secondo l'OMS - più opportunità di
partecipare alla vita sociale con qualche forma di riconoscimento esplicito (in rapporto agli
interessi, alle capacità, e alle conoscenze di ciascuno). Così gli anziani potrebbero perfino
contribuire all'economia.
Giuseppe Remuzzi
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