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Prezzo dei farmaci e ricatto americano
Il Sole 24 Ore Sanità
13-19 Aprile 2004
È innegabile che i prezzi dei farmaci sono in continuo aumento come si evidenzia dal fatto che in
cinque anni negli Stati Uniti si è avuto un incremento di circa il 30%. In particolare i nuovi
farmaci hanno prezzi che molto spesso non sono giustificati dai benefici prodotti, in termini di
maggiore efficacia e/o minore tossicità, rispetto ai farmaci già disponibili in commercio.
È spesso interessante notare che i farmaci autorizzati sulla base di studi clinici che
mostrano 'equivalenza' o 'non-inferiorità' rispetto a farmaci standard applicano una notevole
'superiorità' quando si tratta di definire il prezzo. In particolare si deve rilevare come
farmaci che si accompagnano a forte emotività per le indicazioni a cui si rivolgono, tipo farmaci
antitumorali o anti-HIV, hanno adottato prezzi che non hanno precedenti nella storia del farmaco.
Migliaia di Euro per ciclo di trattamento sono necessari per farmaci che sono stati approvati in
condizioni eccezionali, cioè con l'obbligo di ulteriori studi, a causa della modesta dimostrazione
di efficacia.
L'industria si difende sostenendo che i prezzi dei farmaci devono continuamente aumentare se
si vuole mantenere il livello di investimento in ricerca, necessario per continuare a mettere a
disposizione farmaci altamente innovativi. In questi ultimi tempi è in corso una campagna che
sottolinea come i prezzi dei farmaci in Europa siano sostanzialmente più bassi, quasi la metà,
rispetto ai prezzi in USA.
Su questa base si richiede che l'Europa aumenti i prezzi per non lasciare tutto il peso della
ricerca sulle spalle degli americani. In altre parole gli stati europei si comporterebbero da
parassiti sfruttando l'efficacia dei nuovi farmaci senza contribuire proporzionalmente alle spese.
Fra l'altro la pressione USA in questo senso prospetta restrizioni delle importazioni di merci
europee negli USA se l'Europa non si adeguerà ai prezzi americani.
Cerchiamo di capire come stanno effettivamente le cose. Anzitutto occorre chiarire il costo
della ricerca. le cifre dichiarate a supporto della spesa che si deve affrontare per scoprire un
nuovo farmaco (800 milioni di dollari) sono state contestate da molte fonti autorevoli. Ciò che
conta di più è sapere che il maggior costo per l'industria non è la ricerca che spesso
percentualmente rispetto al fatturato è inferiore al profitto e 2-3 volte inferiore alle spese di
promozione e di amministrazione.
Si deve inoltre sottolineare che la ricerca non è sempre orientata agli interessi degli
ammalati, ma è invece focalizzata a realizzare farmaci che possano conquistare una 'fetta' di
mercato. Infatti la innovazione è relativamente bassa essendo considerata intorno al 10-15% dei
cosiddetti nuovi prodotti.
Il resto è fatto di prodotti che sono analoghi di altri già esistenti, per cui non esistono
confronti e quando esistono si basano su dimostrazioni di 'equivalenza' o di 'non-inferiorità'. Va
anche detto che l'industria farmaceutica, a differenza di altre industrie, approfitta largamente di
tutte le ricerche sviluppate dalla comunità scientifica biomedica internazionale sostenute da fondi
pubblici e da fondazioni. Oggi fra l'altro l'industria farmaceutica, a causa della necessità di
fare profitti, non soddisfa più le esigenze degli ammalati e della sanità pubblica.
Si estendono infatti sempre di più le aree della medicina-orfana, cioè di tutte quelle
indicazioni terapeutiche -rare o diffuse che siano - che non sono oggetto di ricerca perchè
economicamente non redditizie. Si tratta di un problema che deve far riflettere sulla necessità di
incentivare una ricerca, non industriale, che permetta di dare una risposta alle necessità degli
ammalati 'orfani'.
A causa della deducibilità dalle tasse delle spese per la ricerca si può ritenere che una
parte di queste spese è di fatto pagata dalla comunità. Infine nonostante le alte spese sostenute
dalla ricerca industriale americana, non è detto che alla spesa corrispondano anche le innovazioni.
Si calcola ad esempio, da parte della stessa Federazione Europea delle Industrie Farmaceutiche, che
gli Stati Uniti spendano il 58% di tutte le spese per ricerca farmaceutica, ma scoprano solo il 43%
dei farmaci considerati innovativi.
Sono questi alcuni argomenti che dovrebbero convincere i Governi Europei a non
accettare il 'ricatto' americano sui prezzi dei farmaci. Al contrario una migliore
scelta dei farmaci da parte dei Servizi Sanitari Nazionali, una migliore informazione ai medici,
una minor spesa per la distribuzione ed una maggiore trasparenza sui prezzi, dovrebbero far
diminuire la spesa farmaceutica.
Silvio GARATTINI
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