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La qualità in ospedale
Corriere della Sera, Lombardia
18/11/2004
La Regione vorrebbe dare a ciascun Ospedale un obiettivo economico. Così ha commissionato uno
studio su quanto si spende negli Ospedali. Per prima cosa è stata fotografata la situazione
attuale. Quanto “costa” ciascun Ospedale in Lombardia? E quanto “rende”?
Costi sono il personale (incluse le consulenze), i servizi non sanitari (spese
amministrative, fiscali), le apparecchiature (incluso manutenzione e ammortamento), e beni di
consumo. Ricavi sono i punti di DRG (gli Ospedali sono pagati a prestazione, a ciascuna prestazione
corrisponde una tariffa).
Tenuto conto di questi e tanti altri parametri si è fatta una classifica. In Lombardia le
strutture davvero efficienti sono 8, quelle che non si possono dire efficienti - ma nemmeno tanto
inefficienti - sono 14, di chiaramente inefficienti (costano molto di più di quanto rendono) ce ne
sono 7.
Cosa dire? Benissimo, intanto, che questo lavoro sia stato fatto. E adesso? Il problema è
proprio qui.
Dopo aver incoraggiato i Direttori degli Ospedali a produrre di più ci si è accorti che i
soldi non bastavano e allora si sono introdotti i tetti. Superato un certo tetto di spesa la
Regione non paga, o quanto meno non paga per intero, nemmeno per le prestazioni davvero necessarie.
Vale per gli Ospedali inefficienti? No, per tutti (ma senza tagliare troppo a nessuno).
Questo certamente non va. La Regione dovrebbe dare alle strutture efficienti tutto quello che serve
per lavorare, tagliando invece alle strutture inefficienti.
Ma come si fa se non si può licenziare? È vero che non si può licenziare, ma fare programmi
che coinvolgano tutti gli Ospedali di una stessa provincia si può. Medici e infermieri anziché
continuare a lavorare dove non servono possono essere impiegati dove c'è più bisogno (e dove si
lavora meglio). Ne guadagnerebbero di certo gli ammalati, ma sarebbe gratificante anche per i
medici e gli infermieri.
A dirla tutta gli Ospedali migliori, quelli dove si trattano i casi più gravi, per esempio, e
che lo fanno senza sprecare (adesso la Regione ha tutti i dati) andrebbero potenziati perché il
futuro, per i centri d'eccellenza, è legato a quanto possono rinnovarsi. Senza innovazione i grandi
Ospedali muoiono.
C'è un altro punto sul quale vale la pena di riflettere. Perché partire dai conti economici e
non dalle esigenze di salute? Forse prima ci si sarebbe dovuto chiedere: degli interventi che si
fanno, quali e quanti sono davvero appropriati? Poi si sarebbero dovuti valutare i risultati, e
compararli con le casistiche migliori (d'Italia e d'Europa). Fatto questo, sì che è logico
chiedersi quanto è costato di medici, infermieri, e materiale, ottenere determinati risultati.
In Lombardia c'è una situazione molto disomogenea, ma con questi tre parametri (indicazione
agli interventi, risultati, spesa) è facile poi trovare i modelli. A questo punto basta chiedere
agli altri di adeguare la loro organizzazione a quella di chi lavora meglio.
Lo studio della Regione fa vedere che non c'è nessun rapporto fra la gravità delle malattie
che si curano e i costi. Ma allora perché non abbandonare la logica dei “tetti” e sostituirla con
la logica della qualità degli interventi.
Che implica sempre, fra l'altro, un buon uso delle risorse. Certezze in medicina ce ne sono
poche, ma una c'è: più si sa, meno si spreca.
Giuseppe Remuzzi
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