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Relazioni pericolose in pillole
Il Sole 24 Ore, Domenicale
1/8/2004
Il libro di Marco Bobbio 'Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza' (Einaudi,
2004) non poteva essere più tempestivo: arriva in un momento in cui si è ravvivata un'ampia
discussione sul problema dei rapporti fra medici e industria. La discussione non riguarda solo i
fatti preoccupanti come quelli che anche attualmente sono al vaglio della magistratura; riguarda
invece un atteggiamento di generale lassismo che tende ad aumentare i conflitti di interesse. In
molti settori della medicina esiste tuttavia una crescente coscienza del problema come evidenziato
dalla serie di editoriali, articoli e dibattiti che animano molte delle riviste scientifiche
internazionali.
Con grande competenza, abbondante documentazione e informata puntigliosità Bobbio affronta
una serie di problemi analizzando i percorsi attraverso cui l'industria farmaceutica forza la mano
al medico per ottenere più prescrizioni dei propri farmaci. Le cene, i gadgets, i viaggi turistici
con la scusa dei congressi, sono le forme più comuni ed ampiamente conosciute anche dal pubblico.
Più subdolo e spesso anche più efficace è invece una rete di interventi promozionali che
determina ciò che 'deve' conoscere il medico e ciò che invece va tenuto nascosto e riservato.
Questa informazione selettiva condotta attraverso gli informatori farmaceutici (solo in Italia
circa 30.000), le riviste scientifiche ed i mass media mira a determinare una visione
trionfalistica del farmaco.
Non sorprende perciò il fatto che il pubblico e gli stessi medici attribuiscano al farmaco un
potere superiore alla sua obiettiva efficacia, coltivando aspettative ed illusioni spesso dannose
perché diminuiscono l'attenzione verso attività di tipo preventivo. Purtroppo anche le riviste
scientifiche non sono spesso immuni da conflitti di interessi, preferendo la pubblicazione di
articoli che permettono di ottenere la vendita di molti estratti o l'aumento della pubblicità.
Non poche sono le riviste per i medici che dipendono dall'industria farmaceutica per
sopravvivere; è difficile pensare che l'industria spenda per pura beneficenza. L'invio gratuito
delle riviste produce frutti in termini di prescrizioni. Nel suo argomentare tanto appassionato da
assumere a volte i toni di una requisitoria, Marco Bobbio non dimentica che molti dei problemi non
sono ascrivibili solo ai medici, ma coinvolgono le istituzioni e i ricercatori. Che l'organismo
europeo vigilante sui farmaci, l'EMEA, dipenda dalla Direzione generale dell'industria della
Commissione, anziché dalla sanità pubblica è un'anomalia che condiziona di fatto leggi e regole
responsabili di una proliferazione di farmaci 'fotocopia' – cosiddetti me-too – che non apportano
novità terapeutiche, ma solo una sfrenata competizione commerciale, che rappresenta il terreno di
cultura ideale per fenomeni di corruzione.
La mancanza di una legge che richieda di confrontare fra di loro farmaci con le stesse
indicazioni rischia di far mettere in commercio farmaci con attività inferiori rispetto a quelli
già esistenti, farmaci quindi che possono essere sostenuti solo da una forte promozione che può
arrivare a spendere fino al 30% del fatturato industriale.
Non meno grave è la rinuncia di molte società scientifiche nazionali ed internazionali ad
esercitare la loro funzione di guida critica e di indirizzo in cambio di un supporto economico
mirato ad ottenere connivenza rispetto ai programmi promozionali dell'industria. Aggiustano i
livelli di normalità della pressione arteriosa, della colesterolemia o della densità ossea funziona
spesso da moltiplicatore alle vendite dei relativi farmaci. Anche i ricercatori hanno le loro
responsabilità quando accettano acriticamente di realizzare protocolli di studi clinici che hanno
lo scopo di privilegiare il nuovo farmaco o di firmare lavori scientifici scritti dalle industrie
farmaceutiche sulla base di dati che esse stesse hanno elaborato, senza la partecipazione degli
autori.
Questa irresponsabilità ha determinato da parte degli editori delle principali riviste
internazionali una serie di regole (ad esempio l'obbligo degli autori di dichiarare di essere a
conoscenza del contenuto dell'articolo) che dovrebbe suonare offesa per la comunità scientifica, se
non fosse una triste necessità per difendere – almeno formalmente - l'obiettività della ricerca.
L'analisi, a volte spietata, di Marco Bobbio termina con il suggerimento di rimedi per
riportare un po' di ordine in un sistema degenerato di rapporti fra industria e mondo medico. Meno
sete di guadagno dalle due parti è probabilmente la risposta che sintetizza tutte le proposte. E'
possibile che ciò possa avvenire solo nell'universo medico-scientifico senza un simile cambiamento
della società civile?
Silvio Garattini
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