|
Il ritorno dei cervelli
Corriere della Sera, Lombardia
17/1/2004
L'accordo firmato in questi giorni dal Ministro Moratti e dal Presidente Formigoni per potenziare
la ricerca in Lombardia fa ben sperare. Si è imboccata la strada giusta. La Regione potrà ricevere
dallo stato il 50% di quello che investe e, per un paese che spende in ricerca meno di tutti gli
altri, è un passo avanti.
L'accordo è per biotecnologia, informatica e nuovi materiali. Più soldi alla ricerca
serviranno 'per limitare il fenomeno conosciuto come fuga di cervelli'. Ma quanti ricercatori
interessa questa fuga? E quanti sono lombardi? Rispondere non è facile perché i dati a disposizione
si basano sui certificati di residenza che misurano solo una parte del problema.
Sfuggono del tutto i dati più interessanti quelli che si riferiscono a ricercatori italiani
che, all'estero, passano brevi periodi. Meglio allora parlare di mobilità e senza la connotazione
negativa che si attribuisce alla 'fuga di cervelli'. Che invece serve.
L'Italia, con pochissimi fondi per la ricerca e senza buone scuole di biologia e medicina, ha
comunque gruppi di ricerca che competono con i migliori al mondo. Il segreto? La 'fuga di
cervelli'. Sì, perché scienziati italiani in posizioni di prestigio negli Istituti americani sono
una grande risorsa per la nostra ricerca. Chiedergli di tornare quasi certamente è sbagliato. La
loro forza sono i loro Istituti, se tornano la perdono. Fra l'altro quelli bravi negli Stati Uniti
hanno risorse e finanziamenti, e così danno lavoro a tanti 'fellows'. Quasi sempre italiani. Certo,
molti - a essere precisi il 60% - degli studenti che fanno formazione post-laurea negli Stati
Uniti, a loro volta, restano . Ma ce ne sono che tornano.
È qui che l'accordo Moratti-Formigoni diventa prezioso. Se davvero avranno più fondi i nostri
Istituti offriranno possibilità di carriera più attraenti. Allora i giovani che torneranno ,
saranno di più, e con loro ne verranno da altri paesi (anche dagli Stati Uniti). Si stabiliranno
sempre più contatti – già ce ne sono - fra gruppi eccellenti di qua e di là dell'oceano. Solo così
la nostra ricerca può crescere. A patto di aumentare il numero di ricercatori (oggi ne abbiamo un
terzo di Francia e Germania).
Ma come? Cominciando dal liceo. Vanno entusiasmati alla scienza i ragazzi più dotati e chi
non ha mezzi per studiare, se è davvero bravo, deve avere tutte le porte aperte (tasse e libri
pagati, ma anche poter vivere nei collegi dell'università senza spendere soldi). Ma non basta la
Lombardia per competere dovrebbe investire in ricerca - che costa moltissimo - almeno quanto
Inghilterra e Francia, e forse di più , se vogliamo recuperare il pochissimo del passato.
I soldi poi vanno dati direttamente ai ricercatori, che devono essere lasciati liberi di
impiegarli come vogliono, senza la burocrazia estenuante dei rapporti e rendiconti (il tempo dei
ricercatori è prezioso). Certo, ci si deve accertare che li spendano bene. Ma per questo basta
vedere cosa pubblicano. (Quanto più i risultati di una ricerca sono buoni tanto meglio si
pubblicano. C'è una classifica dei giornali, dal più importante giù, giù fino a quelli che valgono
poco e i ricercatori bravi hanno interesse a pubblicare bene).
Il 'gap' fra Europa e Stati Uniti in fatto di ricerca, secondo qualcuno, è già
incolmabile. Perché non augurarci che il 2004 grazie anche all'accordo Moratti-Formigoni segni
l'avvio di una nuova tendenza che veda la Lombardia leader in Europa, (anche) per la ricerca?
Giuseppe Remuzzi
|