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La salute e la scienza
Corriere della Sera, Lombardia
4/12/2004
La Regione chiede a Ospedali e Istituti Scientifici (IRCCS) di presentare domande per
sperimentazioni cliniche nell'ambito della medicina complementare. E' curioso perché solo poche
settimane fa l'Accademia di medicina di Francia ha definito la medicina complementare “senza
efficacia, concepita sulla base di idee e preconcetti vecchi di secoli senza alcuna base
scientifica”.
Come se non bastasse – dicono gli accademici di Francia - si tratta di rimedi che hanno un
costo (150 milioni di euro quasi l'1% del costo del servizio sanitario). Visto che prima di vendere
un farmaco in Francia serve “un'impressionante serie di evidenze ottenute prima in laboratorio, poi
sugli animali da esperimento, poi nell'uomo, non si capisce perché questo non si applichi alle
medicine alternative”.
Non fa una piega. Ma se è così come può la Regione Lombardia chiedere ai medici degli
Ospedali e degli IRCCS di proporre studi sull'uomo per validare pratiche di cui non si
conosce quasi nulla?
Se si vuole sperimentare nell'uomo un farmaco servono, come minimo
- dati di laboratorio che suggeriscano un meccanismo d'azione plausibile
- dati nell'animale che indichino che funziona
- studi nel volontario sano che dimostrino che non fa male.
Nessuna delle pratiche complementari risponde a nessuno di questi requisiti (e nemmeno a
nessuno dei requisiti minimi che tutti i paesi del mondo considerano necessari per
sperimentare nell'uomo).
E poi, cosa vuol dire medicina complementare? Non ci sono, più scienze o tante medicine. “
C'è una medicina sola - ha scritto Jerry Kassirer sul New England Journal of Medicine - che certe
volte è stata sottoposta ad una analisi rigorosa certe volte no”. La scienza è una, come è una la
fisica, la matematica, l'informatica. Un aereo che va da Milano a New York ci va per certe leggi
della fisica, che è quella lì, non c'è un'altra fisica.
Fra poco la Camera discuterà una proposta di legge che considera le pratiche non
convenzionali (omeopatia, omotossicologia, medicina antroposofica, ayurvedica
cioè l'equilibrio fra le energie fondamentali, terra, acqua, fuoco, aria e etere) come
medicina, e chiede che le Università istituiscano corsi di laurea per queste discipline. La
risposta dei Presidi è stata chiara “No, all'Università si insegna quello che deriva da
scienza e prove di efficacia, del resto si potrà parlare nei corsi di storia della medicina”.
E' un bel pasticcio. Come conciliare la posizione della Regione, che vorrebbe
che gli IRCCS sperimentassero cure complementari, con quella dei Presidi (di Facoltà, degli stessi
IRCCS) che dicono che “l'insegnamento della medicina deve essere ispirato a rigorose conoscenze
scientifiche”? C'è scritto nel bando della Regione “il finanziamento per ciascuna
ricerca non può superare la somma di 25.000 euro”. Chissà, forse neanche loro ci credono fino in
fondo alla medicina complementare.
La nostra è una Regione all'avanguardia nel campo della ricerca clinica. I funzionari sanno
bene che uno studio nell'uomo può costare 25 milioni di euro - ne può costare 15 se si ha in mano
un farmaco davvero efficace - ma 25.000 euro sono davvero pochini per un trial (così dicono i
medici di in uno studio che confronti due farmaci fra loro). Peccato, perché invece con
500.000 euro - quello che la Regione intende destinare complessivamente per il
triennio 2004-2006 agli studi sulle cure alternative - negli Ospedali si potrebbero fare tante
cose, per niente alternative, ma utili.
Giuseppe Remuzzi
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