|
Sanità, che fare?
Corriere della Sera
26/4/2004
Per i medici della sanità pubblica è ancora sciopero, il quarto in pochi mesi. Riuscito?
Certamente, e per fortuna senza grandi disagi per gli ammalati (al sabato negli Ospedali di dottori
ce ne sono pochini).
Però 30.000 medici in corteo a Roma e tutte le sigle sindacali (che sono 50) insieme, per la
prima volta, fanno riflettere. Ma perché questo sciopero? Le ragioni sono fondamentalmente tre.
I medici vogliono più soldi. Il contratto, per 200.000 dottori, è scaduto tre anni fa.
Rinnovarlo costa e, coi tempi che corrono, si è preferito aspettare. In più i medici sono
preoccupati che il Servizio Sanitario Nazionale che garantisce a tutti il diritto alla salute venga
smantellato. Poi li preoccupa il federalismo.
E il Governo? Dà ragione ai medici ma intanto questa vertenza (strana) è ferma da anni.
Proviamo ad analizzare ciascuna delle ragioni di protesta. È vero che i medici in Italia sono i
peggio pagati d'Europa, ma è anche vero che siamo tanti di più dei nostri colleghi francesi o
tedeschi (e non parliamo degli inglesi).
Sei medici ogni 1000 abitanti in Italia, contro i 3.3 della Francia, i 3.2 della Germania,
l'1.5 dell'Inghilterra (media europea 3.2). Il SSN è certamente un bene prezioso, va difeso ed è
bellissimo che lo facciano i medici. Se l'acqua non fosse potabile e non ci fosse un programma
nazionale di vaccinazione saremmo tutti meno sani compresi i più ricchi, scrivono Paolo Vineis e
Nerina Dirindin nel loro bel libro 'In buona salute' appena uscito. Gli spazi per trovarsi delle
soluzioni di salute individuali sono limitati dal fatto che la salute è un bene collettivo (come
avremmo potuto far fronte alla SARS, senza servizio sanitario pubblico?). Però su questo
punto il ministro Sirchia è stato chiaro, il SSN non è in discussione.
La preoccupazione che il federalismo possa avere ripercussioni negative sulla salute dei
cittadini è giustificata. Il SSN sarà economicamente sostenibile solo se le Regioni sapranno
controllare la spesa. Ma dovranno farlo in modo organico con dei principi in comune. Non si
può escludere per esempio che Regioni con redditi pro-capite alti e sottoposte a forti offerte di
prestazioni (o forti pressioni da parte dell'industria) ed eventualmente sensibili al libero
mercato, possano sperimentare forme di assistenza sanitaria completamente diverse da quelle di
altre Regioni. Questo potrebbe avere risvolti positivi, ma potrebbe anche creare nel Paese tensione
e disuguaglianze. Cosa fare?
Forse è il momento di qualche scelta coraggiosa (e magari impopolare) che però richiede
senso di responsabilità da parte di medici e ammalati. Da molte parti c'è la richiesta di
aumentare i soldi destinati alla salute. Certo, quei Paesi che possono permettersi una
percentuale più alta del PIL da spendere in salute avranno più servizi, ma non è detto che
aumentare la percentuale del PIL risolva tutti i problemi. (L'Italia si colloca ai primi
posti nelle graduatorie mondiali spendendo relativamente poco).
Piuttosto ci si deve convincere che non è che perché una certa cura è disponibile, che
la si deve fare. Si deve fare solo se è dimostrato che serve, a quegli ammalati a cui serve
davvero, e se i possibili benefici sono proporzionali all'impegno economico. Premesso che il
sistema sanitario ideale non c'è, e che quello di occuparsi della salute dei cittadini , è
per tutti i governi il problema più difficile qualche cosa in Italia si potrebbe fare da subito.
Qualche esempio?
- Chiudere i piccoli Ospedali e mettere in rete le strutture sanitarie di una stessa provincia
(pubbliche e private) in questo modo si avrebbero ospedali più sicuri, con enormi risparmi.
- Fare in modo che i medici di base di un determinato territorio lavorino insieme (ci sono più
modelli collaudati) e collaborino formalmente con gli Ospedali.
- Usare le risorse disponibili con grande senso di responsabilità. Negli Stati Uniti il 35% delle
risorse messe a disposizione per la sanità - e sono enormi - si spendono per gli
ultimi 65 giorni di vita delle persone). E da noi?
- Organizzare meglio il lavoro dei medici e degli infermieri (che forse non dovrebbero essere
tutti laureati). In sanità la spesa per il personale è i 2/3 del totale. Qualche volta si può fare
di più con meno persone, ma la buona medicina si fa solo con persone capaci e tanta ricerca
scientifica.
Sarebbe bellissimo se un giorno i medici scioperassero perché la politica dia gli indirizzi,
certo, ma esca finalmente dalla gestione, consentendo alle ASL e agli Ospedali di assumere i medici
più bravi invece che quelli più raccomandati. E se scioperassero, (restando però al lavoro, ma
rinunciando allo stipendio) anche per avere più ricerca scientifica e più fondi per prevenire le
malattie.
Giuseppe Remuzzi
|