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La sanità e le regole

Corriere della Sera, inserto Lombardia


9/3/2004

Le difficoltà di Milano, inflazione e aumento dei prezzi, potrebbero dipendere dai costi della sanità privata, dicono a palazzo Marino. L'assessore Borsani è categorico: la sanità non c'entra, se mai bisogna prendersela con i medici che esercitano la professione privata. Chi ha ragione? Senza dati e senza sapere di preciso di che prestazioni private si parla non è possibile rispondere e non è escluso che questo problema non abbia grandi fondamenta.

E poi quando si parla di sanità privata, di cosa si parla? Cosa è privato e cosa è pubblico , in Lombardia? Le strutture davvero private, quelle cioè che curano ammalati che pagano di tasca loro sono pochissime. Le altre (quasi tutte) sono 'accreditate'. Ricevono cioè dal Servizio Sanitario Nazionale gli stessi rimborsi, a prestazione, che ricevono gli Ospedali. E in un certo senso operano per conto del Servizio Sanitario Nazionale.

Mettere sullo stesso piano pubblico e privato come ha provato a fare la Lombardia – e addirittura metterli in competizione - poteva essere un'idea (agli ammalati non interessa chi eroga un servizio, basta che siano curati bene). Ma forse prima andavano cambiate le regole. Il 'privato-privato' può benissimo essere 'profit'. Ma quel privato che si basa quasi esclusivamente su finanziamenti pubblici non dovrebbe essere 'non profit'? Strutture così, in Lombardia, ce ne sono già (S. Raffaele e IEO per esempio).

Poi, dato che è la Regione che paga, oltre a dare gli indirizzi politici, non dovrebbe in qualche modo partecipare alla gestione? Così si potrebbero esercitare controlli, non solo sulle tariffe, ma anche su quanto certe prestazioni siano appropriate. Il privato in sanità serve davvero dove, se, e quando le strutture pubbliche sono carenti.

Un privato così, che sapesse integrare le proprie competenze con quelle delle strutture pubbliche vicine sarebbe davvero prezioso. Si verrebbe incontro a reali necessità di salute, e non ci sarebbero più a pochi chilometri di distanza clinica privata e Ospedale che fanno le stesse cose. Non solo, si ridurrebbero esami e interventi inutili. (In questo, sulla necessità cioè di ridurre gli sprechi e di sensibilizzare i medici a farlo, l'assessore Borsani non ha una, ma mille ragioni).

Ma ammettiamo per un attimo che la competizione possa essere utile a dare efficienza agli ospedali. Uno si aspetta che per competere si debba operare con le stesse regole. Non è così. Un esempio: la Regione, paga allo stesso modo Ospedali e case di cura ed ha (come è giusto che sia) il controllo assoluto degli Ospedali - a cominciare dalla nomina del Direttore Generale - ma quasi nessun controllo sulle case di cura. Certo le cliniche private non accetterebbero mai un Direttore nominato perché vicino a questo o quel partito (perché questo condiziona molte altre scelte, a cominciare dalla nomina dei primari).

Anche per gli Ospedali andrebbero cambiate le regole. Devono poter operare con criteri di efficienza, tempestività e flessibilità, proprio come le organizzazioni private. Impossibile? Forse no. Basterebbe trattarli come imprese - la natura d'impresa è riconosciuta dalla Costituzione per chi esercita servizi essenziali - e dargli le norme del diritto privato. Allora, anche in Ospedale, si potrà comperare una apparecchiatura, magari anche costosa, solo perché serve, e proprio quando serve, senza i vincoli della burocrazia e della gara d'appalto. E si potrà assumere un chirurgo di cui c'è davvero bisogno, senza concorso. Solo perché è bravo.

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 21.34.51 CEST