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Speranze per i trapianti: rene da cellule di embrione

Corriere della Sera


30/6/2004

Una volta, neanche tantissimi anni fa, chi si ammalava di reni in modo abbastanza grave moriva. Oggi c'è la dialisi,  ma è una vita dura: legati ad una macchina per 4-5 ore al giorno, un giorno sì e uno no, per tutta la vita.  Ci sarebbe il trapianto, ma è per pochi, un ammalato su dieci (non ci sono abbastanza donatori). Gli altri aspettano. E a quelli che aspettano (quasi 10.000 nel 2003 in Italia) ogni anno se ne aggiungono.

Fra un po' avere un trapianto sarà un privilegio, per pochissimi. Bisogna trovare una soluzione. Qualcuno ha pensato agli organi degli animali, ma chi segue questa linea di ricerca sta trovando ostacoli quasi insormantabili. 'Perché non costruite un rene in laboratorio partendo dalle cellule staminali?' Non è così facile. Ma, forse, quello che fino a poco tempo fa sembrava un sogno di qualche scienziato stravagante, si sta realizzando. Forse far crescere un organo, si può, un po' in laboratorio, un po' in un organismo vivente. Perché fare un organo è un po' come costruire una macchina.

Saper fare una parte del motore non basta, servono tantissime altre parti, tutte diverse e bisogna metterle insieme in modo che funzionino. Fare in laboratorio un organo complesso come il rene sarebbe impossibile, ma se uno parte da cellule embrionali già programmate perché ciascuna dia vita alle tantissime parti del rene, allora sì che si potrebbe provare a farlo.

Marc Hammerman, alla Washington University a St. Louis, negli Stati Uniti, ci sta riuscendo (il lavoro sarà pubblicato a luglio). I ricercatori sono partiti da tessuto embrionale già programmato per diventare rene, lo hanno tenuto in laboratorio per qualche giorno in una soluzione che includeva fattori di crescita e ormoni.  Poi hanno trapiantato questo tessuto in un ricevente (ratto).

Nelle settimane successive il tessuto embrionale ha cominciato a crescere e svilupparsi proprio come se fosse un rene tanto che i ricercatori con un altro intervento chirurgico sono riusciti a collegarlo alla vescica. Dopo 5 mesi a questi animali sono stati tolti i loro reni originali. Era rimasto solo il tessuto embrionale che nel frattempo era cresciuto di dimensioni (quasi un terzo del rene di un adulto). I ricercatori hanno visto che il rene nuovo filtrava il sangue e produceva urina. I ratti del dottor Hammerman solo con il rene fatto con le cellule embrionali, sono vissuti per 7-10 giorni.

È poco dirà qualcuno, ma è la prima volta che succede. Si apre una nuova era. È un po' come quando Orville e Vilbur Wright nel dicembre del 1903 hanno fatto con il loro aereo, il Flyer, il primo volo a Kitty Hawk nel Nord Carolina. Il primo è stato un volo di 36 metri, il secondo di 53. Pochissimo, ma è servito a capire che un giorno si sarebbe potuto volare.

Se davvero si riuscisse a formare organi per l'uomo partendo da poche cellule, vorrebbe dire per tanti ammalati che oggi muoiono in attesa di un trapianto continuare a vivere. Resta il problema delle cellule embrionali. Quelle dell'uomo in Italia e in altri Paesi d'Europa, non si possono utilizzare, nemmeno se derivano da embrioni sovrannumerari che verranno eliminati come rifiuti. Ma i ricercatori hanno trovato il modo per superare anche questo problema.

Visto che i reni del maiale funzionano proprio come quello dell'uomo, si sta pensando di utilizzare tessuto embrionale di maiale, farlo crescere in laboratorio, e poi trapiantarlo nell'uomo come è stato fatto col ratto. E il rigetto? Ci potrebbe essere una forma di rigetto lieve,  ma i più gravi - i rigetti 'iperacuti' ed i rigetti 'vascolari', come li chiamano i medici -, col tessuto embrionale si evitano, anche se si tratta di trapianti fra specie diverse. È perché nel tessuto embrionale non ci sono  vasi sanguigni.

Man mano che le cellule crescono e si organizzano a dar vita ad un organo, i vasi sanguigni arrivano, ma saranno quelli dell'ospite, (dell'uomo nel caso si riesca a fare) e così non ci sarà rigetto. La sfida più entusiasmante per gli scienziati del secolo scorso è stata certamente l'aver decifrato il genoma. Quella di questo secolo sarà forse far crescere gli organi. Lo si farà aiutando cellule già programmate, a farlo quando serve a vantaggio di tanti ammalati per cui la dialisi è diventata intollerabile. Si comincia col rene ma non c'è nessuna ragione perché non possa funzionare per il cuore e per il fegato.


Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 21.35.40 CEST