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Corriere della Sera, Lombardia


22/4/2004

Per i medici, negli Ospedali, cambiano le regole. Prima potevano scegliere di lavorare solo per il servizio sanitario nazionale (SSN), con un'indennità di rapporto esclusivo e vantaggi di carriera. Chi sceglieva per il SSN poteva fare anche la professione privata, ma solo in Ospedale (intramoenia: cioè nello stesso Ospedale -  con poche fortunate eccezioni - tutto e subito per chi può pagare, gli altri aspettano).

Adesso – con un provvedimento del Governo, già all'esame del Parlamento – si cambia. Via il rapporto esclusivo, via l'indennità, via intramoenia. Tempo unico per tutti e l'indennità viene a far parte dello stipendio. L'incremento del costo sarà assorbito, dice la legge, dal miglioramento dei processi produttivi. Ma in Lombardia i grandi Ospedali hanno già fatto molto per aumentare la produttività, e quasi sempre ci sono riusciti. Poi però ci si è accorti che i soldi non bastavano più. E così, basta produttività, anzi la Regione ha introdotto i tetti di spesa (oltre un certo numero di  prestazioni non paga più, nemmeno esami e ricoveri davvero necessari).

Con la nuova riforma i medici che vogliono  fare la professione privata lo possono fare  purché fuori dall'orario di lavoro, ma solo in 'strutture che nulla hanno a che fare con il SSN'. Ma che questo possa succedere in Lombardia è poco probabile. La Regione da qualche anno ha avviato un grande progetto: accreditare le strutture private (quasi tutte, salvo due o tre a Milano)  e fare in modo che lavorino per conto del SSN. Così, da noi, 'strutture che nulla hanno a che fare con il SSN', quasi non ce ne sono. E allora ? O le si creano, o si troverà il modo di aggirare la legge.

Ma, se la professione privata si farà in strutture diverse da quelle accreditate,  chi riuscirà più a governare la spesa? E auguriamoci che non si trovi il modo di aggirare la legge perché si tornerebbe a quando i medici lavoravano in Ospedale fino all'una, per poi scappare in clinica. Questo sì che  danneggia gli ammalati,  perché  erode il principio della continuità della cura e danneggia gli Ospedali che,  dopo aver formato i medici migliori, ne vedono ridurre l'impegno a favore di altre attività.

Dopo aver accreditato le cliniche private, la Regione le ha messe in competizione con gli Ospedali. Giusta o sbagliata che sia, questa impostazione (pensata per dare efficienza agli Ospedali) sembra essere in contrasto con la nuova riforma,  che da un lato fa sparire l'intramoenia – e questo probabilmente è un bene – ma dall'altro incoraggia i medici degli Ospedali a trovare soluzioni fuori.

Già oggi tante strutture private si convenzionano con gli Ospedali per avere medici  e servizi eccellenti a basso costo. Esempio: serve il pronto soccorso o un buon laboratorio di analisi per giustificare l'accreditamento? Farlo costerebbe troppo, e allora certe  cliniche si convenzionano con l'Ospedale vicino. E poi, al di là delle difficoltà di metterla in pratica, la nuova proposta di legge non sembra proprio pensata per gli ammalati.

Forse è venuto il momento di ripensare la sanità partendo dall'idea che fare il medico è, sì, avere dei vantaggi (anche economici),  ma è soprattutto altre cose: tensione morale, curiosità di conoscere le cause delle malattie, e l'entusiasmo di avere imparato a guarire. Si dovrebbe saper valorizzare la sanità  pubblica, intesa  davvero come servizio ai cittadini, e per farlo ci si dovrebbe rivolgere soprattutto ai giovani.

 

Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 21 maggio 2012 21.40.17 CEST