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Tumori, Malattia e Pregiudizi
Corriere della Sera, Lombardia
6/6/2004
I nuovi casi di tumore aumentano, ma si muore di meno, per fortuna. Oggi ci sono buone cure,
capaci addirittura di guarire. In Lombardia sono 350.000, forse di più, le persone che
avevano un cancro, e che oggi stanno bene. Devono ancora fare esami? E quali? E ogni quanto? Più in
generale, sono persone normali? O ammalati cronici (come per esempio chi è ammalato di cuore o ha
il diabete)? E chi è guarito, avrà delle conseguenze, per esempio fra 10 anni, della chemioterapia
o della radioterapia? E poi ci sono le implicazioni sociali e i costi. Chi ha avuto un cancro,
torna al lavoro? E lavora come gli altri, o di più, o di meno?
Oggi si guarisce di più anche perché la diagnosi può essere precoce, e col tumore prima si
arriva meglio ci si può curare. Così, certe volte si guarisce sì, ma cominciano altri problemi. Chi
è guarito dal cancro non può adottare un bambino, per esempio, salvo dire una bugia. E non
può avere un'assicurazione. Con gli amici, ammesso che ci siano ancora, è tutto più difficile. E
con i colleghi di lavoro?
Gina Kolata, una dei giornalisti di medicina più brillanti, al mondo, ha intervistato -
l'articolo è sul New York Times di questi giorni - degli ammalati di cancro che adesso stanno
bene. Uno le ha detto: 'Ero Joe per amici e colleghi di lavoro, adesso sono Joe, quello che ha
avuto il cancro, ma perché non posso tornare ad essere Joe e basta?' Negli Stati Uniti tre grandi
organizzazioni, l'Istituto Nazionale del Cancro, la Società Americana del Cancro, il Centro per il
Controllo e La Prevenzione delle Malattie, hanno preparato un rapporto: sarà distribuito in questi
giorni. E' fatto per dare il maggior numero possibile di informazioni a chi ha avuto un tumore.
Una volta c'era l'idea che i tumori andassero aggrediti con quanti più farmaci possibili a
dosi molto alte. Si moriva comunque, di tumore, e qualche volta di chemioterapia. Oggi è
diverso. Forse non è necessario eliminare completamente il tumore, o non sempre, l'importante è
tenerlo sotto controllo. Che non cresca, o che cresca poco, e che non si diffonda. Allora ci
si può convivere col tumore, anche per periodi di tempo molto lunghi. E così saranno sempre di più
le persone che hanno avuto un tumore e continuano a vivere, ad avere amici e a lavorare. Ci
dobbiamo preparare. Come? Con l'informazione, agli ammalati prima di tutto.
Chi ha avuto il cancro pensa, tante volte 'ho un tumore e morirò', certe volte invece si
consola 'ho avuto un tumore e sono guarito (forse)', oppure 'ce l'ho ancora il tumore, ma è una
cosa cronica, una malattia come tante altre'. Così però si vive male, anche se si è guariti, è un
peccato. E l'informazione va estesa a chi fa le leggi, a chi governa la salute, ai datori di
lavoro, alle compagnie di assicurazioni, ma ancora di più al grande pubblico. È stato
così per le malattie rare. Fino a pochi anni fa nessuno ne parlava. Adesso se ne parla, ne parlano
tutti. Sono state fatte delle leggi (in Europa e in Italia). Ci sono sempre più centri, sempre più
associazioni, sempre più progetti. Un domani, chissà, forse ci saranno anche più fondi
per la ricerca. Si era cominciato coll'informare.
Giuseppe Remuzzi
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