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8 per mille alla ricerca scientifica?
Oggi - n.53
01/01/2004
Nel nostro Paese la ricerca langue da troppi anni. Passano i Governi, fanno promesse - prima
delle elezioni - e poi tutto rimane come prima.
Eppure tutti giurano che la ricerca è importante perché rappresenta il motore dello sviluppo
e del progresso; senza ricerca non esiste innovazione e senza innovazione non si possono sviluppare
prodotti ad alto valore aggiunto con conseguente perdita di competitività.
Solo pochi dati:
- in Italia per ogni mille lavoratori attivi abbiamo solo 2,7 ricercatori, mentre la media
europea è di 5,1;
- siamo il fanalino di coda nella produzione di brevetti;
- siamo al 13° posto nella formazione dei dottori di ricerca e la lista dei primati negativi
potrebbe continuare.
Se lo stato non ha soldi - ma è suo dovere trovarli quando il Paese non può farne a meno -
deve permettere ai privati di contribuire alla ricerca attraverso una serie di incentivi.
Il più semplice è quello di aggiungere una casella al modulo delle tasse per permettere ai
cittadini di versare l'otto per mille a favore della ricerca.
Da molti anni i ricercatori presentano questa richiesta: basterebbe attivare una legge
"bipartisan" che è già stata depositata in Parlamento.
Come pure si dovrebbero detassare i fondi privati che vengono dati ad istituzioni accademiche
no-profit così come avviene in molti Paesi industrializzati.
Questi fondi potrebbero essere utilizzati per realizzare un grande progetto per la formazione
di giovani ricercatori. Utopia?
Silvio Garattini
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