|
Un'azione porta a porta per fermare la pandemia
Corriere della Sera
17/11/2005
I Governi dell'Europa e quello degli Stati Uniti stanno facendo scorte di vaccini e farmaci
antivirali (e anche la gente, chi può se li procura o vorrebbe farlo). Ma contro un'eventuale
pandemia c'è un sistema più sicuro che vaccinare gli uomini: vaccinare i polli.
È quello che ha deciso di fare la Cina che vaccinerà contro H5N1 polli, oche e anatre. In
tutto 5 miliardi di uccelli. I costi li coprirà il governo, che produrrà 100 milioni di dosi di
vaccino al giorno. La Cina già vaccina contro H5N1 i polli dei grandi allevamenti. Adesso però si
tratta di vaccinare anche tutti gli altri. Un bel problema perché in Cina, nei villaggi, maiali e
uccelli stanno in casa, come da noi gatti e cani, fanno parte della famiglia. Così i veterinari del
governo dovranno andare di villaggio in villaggio e forse di porta in porta. E’ bene farlo?
Certamente il vaccino costa poco ed è estremamente efficace (nei polli). E poi nessuno sa
cosa stia davvero succedendo in Cina. Forse la malattia è molto più diffusa di quanto pensiamo, ed
è per questo che si è deciso di vaccinare i polli, tutti. Ma lo si dovrà fare anche nei Paesi
vicini.
Proprio in questi giorni arriveranno in Vietnam, dalla Cina, 45 tonnellate di vaccino. E
l'esperienza dell'Indonesia, è stata molto incoraggiante: a vaccinare i polli – anche se non tutti
- si sono ridotte di molto le perdite e si è riusciti a contenere la diffusione del virus.
In Europa la situazione è molto diversa, le uniche epidemie sono state in Romania, Turchia e
Croazia, ed è bastato eliminare gli animali infetti per fermare la diffusione del virus. L'Italia,
già vaccina i polli vicini alle zone più a rischio di contagio (quelli del Veneto, per esempio).
E poi i grandi allevamenti da noi sono al coperto (tranne che per gli struzzi) e così gli
animali non corrono rischi. Certo se l'infezione dovesse diffondersi anche all'Europa, una volta
accertati i primi casi, i polli potenzialmente esposti al contagio andrebbero vaccinati. Adesso no.
Giuseppe Remuzzi
|