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L'Europa deve difendere i diritti dei pazienti
Corriere della Sera, Salute
11/09/2005
Le recenti ripetute segnalazioni di effetti tossici dei farmaci con conseguente ritiro dal
commercio pone il serio problema della efficienza e della tempestività delle autorità regolatorie.
In Europa ormai quasi tutti i nuovi farmaci vengono approvati dall'EMEA (European Medicines
Agency) che ha il compito di seguirne nel tempo la eventuale comparsa di reazioni avverse.
Si deve ricordare che quando i farmaci vengono approvati i dati disponibili sono
relativamente pochi perché si riferiscono a qualche migliaio di pazienti.
Se un effetto tossico accade in un paziente ogni mille trattati - il che è grave - non è
possibile identificarlo prima che entri in commercio.
Per questo è importante la farmacovigilanza che in Europa è molto carente e rimane perciò al
traino di quanto succede negli Stati Uniti.
L'EMEA è nata con alcuni difetti costitutivi che ne limitano la capacità di essere dalla
parte degli ammalati.
La legislazione prescrive infatti che l'EMEA nell'ambito della Commissione Europea dipenda
dal direttorato dell'industria.
Sembra incredibile che a differenza di quanto accade nei singoli stati europei, il referente
dell'agenzia dei farmaci debba essere l'industria.
In pratica ciò vuol dire che il farmaco è considerato un bene di consumo anziché uno
strumento di salute e che le ragioni dell'industria finiscono per essere prevalenti rispetto ai
diritti dei pazienti.
Non ci si deve meravigliare se poi la legislazione non obbliga a stabilire se un nuovo
farmaco sia più o meno attivo o tossico di quelli che già esistono.
Né può migliorare, dato che è l'interesse dell'industria a prevalere, se si accetti
tranquillamente che tutta l'attività di registrazione dei nuovi farmaci sia circondata dal più
stretto segreto, come se chi usa i farmaci non avesse diritto ad avere accesso alle informazioni
originali e non solo a quelle elaborate dall'EMEA.
Mentre occorre modificare queste anomalie, è necessario prendere coscienza anche di un altro
problema.
È giusto che lo stesso Comitato dell'EMEA si occupi di approvare e allo stesso tempo di
sospendere i farmaci dal commercio?
Non sarebbe meglio che le due funzioni fossero dissociate? Si otterrebbe in questo modo un
miglior bilanciamento fra la valutazione dei benefici e la definizione dei rischi.
Forse si eviterebbe che a ritirare un farmaco dal commercio non sia, come è successo
recentemente, l'industria, ma l'autorità regolatoria.
Silvio Garattini
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