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Farmaci: animali necessari per la ricerca
Corriere della Sera
17/12/2005
Dacia Maraini (Corriere della Sera del 6 dicembre) attacca a tutto campo l'impiego degli animali
per la sperimentazione in particolare dei farmaci con argomentazioni che val la pena di chiarire.
Occorre anzitutto premettere che i risultati ottenuti negli animali non sono direttamente
trasferibili all'uomo, sarebbe troppo semplice.
Gli animali si utilizzano come “modelli” dell'uomo perché pur essendo diversi hanno molte
cose in comune. Come l'uomo i mammiferi sono dotati di un cuore che fa circolare il sangue per
portarlo agli organi: fegato, reni, intestino, cervello, ecc. hanno molte similarità con gli stessi
organi dell'uomo. Come l'uomo gli animali hanno un sistema endocrino, un sistema nervoso periferico
nonché analoghi recettori, neurotrasmettitori e mediatori chimici.
La mappatura dei geni e la struttura delle proteine hanno pure rivelato notevoli somiglianze.
Ciò giustifica il termine di “modello”. Infatti non è altro che quello che si fa in tanti altri
campi: se si deve costruire una diga non lo si fa direttamente, ma attraverso simulazioni di
grandezza diversa realizzate in laboratorio; se si deve costruire un aeroplano non ci si mette
direttamente a farlo in una fabbrica, ma si costruiscono prima modelli da sottoporre a prove di
vario tipo.
Il fatto che qualche volta cada un aereo non può certamente cancellare la necessità della
modulistica, ma può far riflettere sulle modalità con cui migliorarla. Ritornando ai farmaci è
importante ricordare che non esistono farmaci innocui, ma prodotti che accanto a quelli benefici
producono sempre effetti tossici.
Oggi, salvo il caso ricordato della talidomide, che ha permesso di migliorare in seguito le
prove di tossicità, abbiamo ancora effetti tossici ma non più di grande frequenza; anche nel caso
del Lipobay e del Viox si tratta di effetti gravi, ma relativamente rari che non possono essere
previsti dalla sperimentazione animale.
Essi richiedono altri interventi – oggi ancora allo stato rudimentale- che vanno sotto il
nome di farmacovigilanza. E’ certamente vero che vi sono centinaia di morti in rapporto alla
somministrazione dei farmaci, ma quanti sono coloro che vengono salvati? Il rapporto è largamente
positivo e ciò è dovuto al fatto che la sperimentazione animale permette di scartare molti farmaci
prima di arrivare all'uomo e d'altra parte storicamente ha permesso di predire l'efficacia di molti
farmaci: dall'insulina ai cortisonici, dagli antibiotici agli anestetici, dagli antiulcera alle
statine.
Le alternative purtroppo sono limitate, ma quando sono disponibili vengono utilizzate. Lo
stesso progresso scientifico permette di ridurre l'impiego di animali; all'Istituto Mario Negri in
venti anni l'impiego di ratti e topi è diminuito dell'ottanta per cento. Ciò è dovuto al
miglioramento delle tecnologie, all'impiego della statistica, alla possibilità di monitorare
parametri nel tempo in modo non invasivo.
Posso tranquillizzare tutti sul fatto che “genetica, culture in vitro, metodi statistici –
epidemiologici, simulazioni al computer” sono tecniche di ricerca che sono preponderanti nella
maggioranza dei laboratori biomedici. Tuttavia se l'animale con la sua complessità non è l'uomo,
pensare di trasferire all'uomo i risultati ottenuti su poche cellule in provetta non può essere che
frutto di una visione ingenua della ricerca. Chi mai potrà arrischiarsi – salvo casi limite – a
sperimentare nell'uomo farmaci studiati solo in vitro senza alcuna verifica in vivo?
Il termine di vivisezione determina reazioni emotive ingiustificate: oggi esistono leggi –
una presentata dall'On. Schmidt in accordo con le società per la protezione degli animali si spera
che venga approvata prima della fine della legislatura – che determinano specifiche e severe
regolamentazioni per l'impiego degli animali. I ricercatori non sono degli aguzzini o dei
torturatori: utilizzano tutti i mezzi disponibili per lenire le sofferenze dei bambini, degli
adulti e degli anziani nella speranza di poterlo fare in futuro senza utilizzare animali.
Noi ricercatori riteniamo che gli animali siano ancora indispensabili per trovare farmaci più
efficaci e sicuri e coerentemente li impieghiamo con il rischio di essere impopolari. Coloro che
sono contrari se sono coerenti dovrebbero evitare di utilizzare i farmaci perché tutti in modo
maggiore o minore hanno richiesto una sperimentazione animale.
Silvio Garattini
Milano, 14 dicembre 2005
SG/ep
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