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Farmaci in bilico tra business e progresso
Il Sole 24 Ore, @lfa
26/5/2005
Il 20 maggio è stata la giornata dedicata agli studi clinici controllati. Per ricordare la grande
importanza che l'ideazione e l'applicazione di questa metodologia ha avuto e continua avere per il
progresso della medicina basata sull'evidenza.
Gli studi clinici controllati si fondano essenzialmente sul concetto del confronto per cui si
stabilisce se un gruppo di pazienti trattati con un nuovo farmaco (o un qualsiasi nuovo trattamento
anche non farmacologico) trae un vantaggio rispetto ad un gruppo di pazienti, definito di
controllo, a cui viene invece somministrato il miglior trattamento disponibile, o in sua assenza un
prodotto inerte detto placebo.
Uno dei primi studi che concettualmente adotta questo schema è stato realizzato probabilmente
nel 1753 da James Lind, a cui è dedicata la giornata odierna. Lindt dimostrò la guarigione di
pazienti affetti da scorbuto attraverso l'impiego di arance e limoni.
L'affermazione degli studi clinici controllati è avvenuta sostanzialmente dopo il 1950 ad
opera soprattutto del Medical Research Council inglese sotto la leadership di Sir Austin Bradfort
Hill. Furono standardizzati concetti generali quali la necessità di avere pazienti il più possibile
omogenei che dovevano essere allocati a caso (randomizzazione) ai gruppi di trattamento dopo averne
stabilito la numerosità in modo da avere una base di validità statistica; la doppia cecità, cioè la
opportunità che né i pazienti né i medici conoscessero a quale gruppo era stato assegnato il
paziente per non essere influenzati; l'importanza che la valutazione finale fosse basata su
parametri di significato clinico (qualità di vita, morbilità, mortalità); la utilità di registrare
differenze statisticamente significative, come condizione necessaria, per validare un nuovo
trattamento.
L'avvento degli studi clinici controllati ha dato alla medicina dignità scientifica,
demolendo il concetto dominante basato sull'autorità del medico e passando, in altre parole, da una
medicina basata sulle impressioni ad una medicina che richiede prove ripetibili.
C'è ancora molto bisogno di studi clinici controllati: si calcola che oltre il 50% degli atti
medici sia ancora basato sulla tradizione.
Fra i grandi studi clinici che hanno cambiato la storia della medicina vanno ad esempio
ricordati l'efficacia della streptomicina per il trattamento della tubercolosi, la sperimentazione
del vaccino antipolio di Salk e di Sabin che ha debellato la poliomielite nei paesi occidentali,
gli studi collaborativi che hanno permesso di guarire la leucemia linfocitaria acuta nell'ottanta
per cento dei bambini, la dimostrazione della riduzione di mortalità da parte della streptochinasi
nell'infarto miocardico, la prevenzione dell'ictus da parte dei farmaci antiipertensivi. E gli
esempi potrebbero continuare.
Non vanno tuttavia dimenticati, come monito e memoria per il futuro, anche gli abusi che si
sono effettuati: dall'impiego dei prigionieri americani agli orrori delle sperimentazioni nei campi
di concentramento nazisti. Queste tragiche utilizzazioni della sperimentazione clinica hanno posto
in modo chiaro il problema etico.
Oggi nei paesi civili non si possono realizzare studi clinici controllati senza
l'autorizzazione dei comitati etici costituiti da esperti e da laici che devono sorvegliare sulla
legittimità e sulla condotta della sperimentazione. È importante che il paziente sia
adeguatamente informato sulle finalità dello studio a cui partecipa; deve avere una precisa idea
dei rischi a cui può andare incontro; deve poter abbandonare la sperimentazione in qualsiasi
momento in modo libero senza essere sottoposto a pressioni da parte dei medici sperimentatori.
Purtroppo molti trattamenti medici – al di là dei farmaci – sono ancora molto lontani
da una valutazione controllata. Basti ricordare come tutta l'area della chirurgia, dei dispositivi
medici, degli interventi diagnostici, della fisioterapia, delle psicoterapie, della cosiddetta
medicina alternativa, sfuggano completamente ad ogni confronto e rimangano quindi aree di grande
incertezza, in cui è difficile capire quale sia il reale rapporto benefici/rischi e quindi il reale
vantaggio per il paziente.
Molti sprechi potrebbero essere evitati dal Servizio Sanitario Nazionale se venissero
rimborsati solo i trattamenti basati sull'evidenza emersa in studi clinici controllati. Anche nel
campo dei farmaci esistono pericoli ed abusi. L'enorme valore economico della commercializzazione
dei farmaci ha portato a distorsioni che possono minare la fiducia che i pazienti dovrebbero avere
nei confronti della sperimentazione clinica.
Gli studi clinici controllati sono la chiave per ottenere una autorizzazione da parte delle
autorità regolatorie. Accade così che molti studi non siano orientati al progresso della terapia,
ma semplicemente alla possibilità di accedere al mercato. La ricerca di un valore aggiunto che
dovrebbe caratterizzare ogni nuovo farmaco è stata sostituita da studi di “equivalenza” o di “
non-inferiorità” che mirano solo a commercializzare farmaci-copia che generano confusione nelle
prescrizioni ed aumentano i consumi.
La stesura dei protocolli ha spesso la funzione di creare condizioni favorevoli per
permettere al farmaco “nuovo” di non essere inferiore al trattamento di confronto. Nella ricerca
viene data la preferenza ai farmaci che sono ancora sotto la protezione brevettuale, evitando di
continuare gli studi sui farmaci usciti dal brevetto – i cosiddetti “generici” – anche se questi
sono in realtà ancora validi.
Tutto ciò richiede che l'industria farmaceutica non detenga il monopolio della ricerca
clinica; le istituzioni pubbliche, nazionali ed europee, dovrebbero sostenere gli studi clinici
controllati “indipendenti” per garantire che i pazienti abbiano a disposizione i migliori
trattamenti possibili. Le risorse così utilizzate troveranno ampio ritorno nei risparmi che
effettuerà il Servizio Sanitario Nazionale.
Gli studi clinici controllati devono divenire il metodo della ricerca clinica: come tutte le
attività umane non sono infallibili, ma sono attualmente il metodo migliore per valutare gli
interventi medici.
La giornata internazionale sugli studi clinici intende far conoscere al pubblico le
problematiche di questa area di ricerca essenziale per avere una medicina più scientifica e più
rispettosa dei diritti umani. Ma soprattutto questa giornata vuole essere un atto di gratitudine
per tutti gli ammalati che accettando di far parte della sperimentazione clinica permettono di
migliorare l'assistenza medica anche per altri ammalati.
Silvio Garattini
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