Mario Negri - Istituto di Ricerche Farmacologiche

   ENGLISH VERSION

Newsletter

Comunicati stampa

L'Istituto sulla stampa

Rassegna stampa

Televisione

 

Archivio 2003

Archivio 2004

Archivio 2005

Archivio 2006

Archivio 2007

Archivio 2008

Archivio 2009

Archivio 2010

Archivio 2011

L'oppio che consola (pure) Dio

Kilometro Rosso, spazio ai giovani

Quando gli scienziati di bioetica si arrendono alla propria malattia

Non prendete le erbe cinesi a cuor leggero

Non è semplice capire se un farmaco è efficace

La mentalità antiscientifica ci sta inchiodando

Facciamo tutti la nostra parte

I farmaci omeopatici diventano come gli altri?

Non fidatevi a comprare i farmaci su internet

Ospedali, serve la regia unica

La prevenzione è soprattutto nelle nostre mani

Cerchiamo di razionalizzare l'uso dei farmaci

Se l'università resta fuori classifica

Sperimentazione animale: intervista a Silvio Garattini e Umberto Veronesi

Sbatti il trapianto di cuore in prima pagina

Farmaci online pericolo reale

Costi sanitari e trasparenza

Pesticidi, fumo, alcol: così è scesa la fertilità

I nostri pazienti non sono dei numeri, ma collaboratori

Come sarò da grande

Da Parenzan a Garattini. Un primariato da difendere

La politica separata dalla scienza

Ricerca del Negri: per salvare i reni attenti al fosforo

L'attesa giusta prima di prendere una pastiglia

Liberalizzare i farmaci di fascia C?

Il paziente Italia sta bene: facciamolo sapere

Sanità e costi: giusto sapere

Chiedimi cosa ha mangiato (in gravidanza) mia madre. I 9 mesi passati nell'utero determinano chi siamo

Perchè la censura non può vincere il super virus che fa paura agli USA

I farmacisti temono di perdere soldi, il cittadino ci guadagna

Tranquilli: l'uso del cellulare non è pericoloso

Giusto la scure per tutti, ma salvate gli enti no-profit

Un uomo buono "nato" primario

Così un batterio cancellerà la specie umana

Sindaco, subito l'Authority per l'infanzia

Steve Jobs, la sua malattia e le medicine alternative

Fumare in modo intelligente? C'è chi ci crede...

Di omeopatia si può morire?

Adesso vi spiego perchè dico sì agli OGM

Ricerca e sperimentazione animale

Cervello più denso per ricordare gli amici su Facebook

I pazienti forestieri

Traumi cerebrali riparabili grazie al trapianto di cellule del sangue del cordone ombelicale

Ricerca scientifica e paradossi italiani

Sovrappeso: con i chili aumentano anche i rischi

Si tutela la salute anche per evitare più spese alla società

 

Fumo, gli anni bui delle ricerche occulte

l Sole 24 Ore, @lfa


12/5/2005

Molti medici che hanno gioito all'approvazione e soprattutto all'applicazione della nuova legge sul fumo non hanno probabilmente avuto modo di seguire le vicende che hanno caratterizzato gli sforzi" di pochi irriducibili" per far conoscere ciò che oggi è largamente condiviso. Tutti infatti siamo convinti della pericolosità del fumo da tabacco: la stima di 8Omila morti all'anno solo nel nostro Paese è terrificante anche se non ha mai dato luogo a provvedimenti restrittivi come è avvenuto per molti altri "pericoli" per la salute che potrebbero essere considerati marginali rispetto al fumo.

Infarti miocardici, ictus cerebrali, arteriti, bronchiti croniche, enfisema, asma sono alcune delle malattie "evitabili" che si sommano ai tumori del cavo orale, del polmone, del pancreas e della vecscica per formare un impressionante spettro di problemi che drena un'importante percentuale di risorse economiche e organizzative del Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia è utile ricordare che negli anni Cinquanta del Dopoguerra, quando anche in Italia era ancora possibile propagandare le sigarette, i "benefici" del fumo erano spesso l'argomento principale.

La pubblicazione di studi epidemiologici fondamentali, in primis quelli di Dolì in Inghilterra e Wynder negli Stati Uniti, che lasciavano poco spazio alla discussione sul ruolo causale esistente fra fumo e tumore del polmone, hanno rappresentato la base per il famoso rapporto del Surgeon General degli Stati Uniti nel 1964.

Questo rapporto aprì una nuova era in cui era veramente difficile dubitare della pericolosità del fumo, nonché del ruolo della nicotina nell'indurre una forte dipendenza. Questa convinzione ha generato, come logica conseguenza, anche in Italia la proibizione della pubblicità delle sigarette. Ciononostante l'industria del tabacco ha reagito trovando il modo di continuare a propagandare il marchio di sigarette attraverso altre attività.

La pubblicità
. Ancora oggi alcuni marchi di sigarette sono propagandati attraverso gli sport, in particolare quello automobilistico e motociclistico, con investimenti così massicci da non metterne in discussione l'efficacia. L'industria del tabacco, nonostante dichiarazioni contrarie, non solo è sempre stata al corrente dei danni indotti dai suoi prodotti, ma ha cercato con ogni mezzo di aumentare il mercato del
tabacco. Ad esempio, pur affermando in varie sedi ufficiali, perfino nel 1994, che la nicotina non era additiva, cercava tuttavia di aumentarne il contenuto nelle sigarette per accelerare la comparsa della dipendenza.

Analogamente all'informazione pubblica che ha condotto alla diminuzione dei fumatori, reagiva concentrando i suoi sforzi sulle donne, sui giovani e sugli abitanti dei Paesi in via di sviluppo.

I finanziamenti. Niente è stato escluso da parte dell'industria per influenzare con mezzi spesso illeciti il consumo di sigarette. Basti pensare al finanziamento di attori del cinema per mostrarsi con la sigaretta in bocca nel corso dei film ("Superman II". "License to Kill". "Supergirl"and 'Beverly Hills Cop") come pure al pagamento di ricercatori perché mettessero in dubbio i risultati di lavori scientifici di altri colleghi che pubblicavano prove riguardanti il danno da tabacco.

Un recente dettagliato articolo di P.A. Dietheim et al. (The Lancet, 11 novembre 2004, 1-7) rivela che la Philip Morris costituì negli anni '70 in Germania un Istituto di ricerca, denominato Infibo, che aveva il compito di realizzare ricerche mantenendo il segreto circa i suoi finanziatori. Apparentemente questa istituzione - secondo indagini condotte dagli Autori - svolgeva esperimenti che dimostravano la tossicità del fumo, ma pubblicava lavori che ne mettevano in dubbio la pericolosità.

L'industria del tabacco in questi ultimi anni, forzata dalla mole delle evidenze, ha dovuto ammettere che il fumo di sigaretta era dannoso per la salute, ma continua a mettere in discussione i danni del fumo passivo. Eppure, secondo alcune testimonianze, studi condotti dall'Infibo dimostrano che il fumo che esce dalla punta della sigaretta, quello che si diffonde nell'ambiente, è almeno tre volte più tossico del fumo che viene inalato dal fumatore.

Effetto cancerogeno. Un altro lavoro pubblicato da A. Bitton et al. (The Lancet, 14 gennaio 2005,1-10) racconta una storia interessante sulla carcinogenicità del benzo(a)pirene, un prodotto della combustione del tabacco, che era conosciuto fin dal 1952 dai ricercatori della Brown and Williainson Tobacco Cornpany. Si è in seguito stabilito che il benzopirene agiva attraverso un suo metabolita, inducendo mutazioni nel gene p53 che codifica per una proteina che agisce come oncosoppressore.

Queste mutazioni sono analoghe a quelle che si ritrovano nei tumori al polmone dell'uomo, stabilendo una buona base per spiegare l'effetto cancerogeno del benzo(a)pirene. L'importanza di queste ricerche scatenò immediatamente (nel 1996) una campagna per metterne in dubbio la validità scientifica.
Bitton et al. mostrano evidenze secondo cui alcuni oppositori avevano ricevuto consistenti finanziamenti da parte dell'industria del tabacco.

E tuttavia interessante notare che molte di queste ricerche non riportavano la sorgente dei finanziamenti, nè tantomeno l'esistenza di conflitti d'interesse.
Un'altra indagine ha mostrato, come atteso, che tra gli autori gli articoli finanziati dall'industria del tabacco avevano 88 volte più probabilità rispetto ad articoli indipendenti, dì concludere che il fumo passivo non era pericoloso per la salute dell'uomo (D. Barnes and L. Bero, Jama, 1998, 279, 1566).

Il ruolo del medico. Queste informazioni e considerazioni devono indurre i medici a riflettere in due direzioni. Anzitutto, attraverso il buon esempio, evitando di fumare perché un medico che fuma annulla automaticamente nei suoi pazienti
il valore di ogni informazione sulla pericolosità del fumo. In secondo luogo, assumendo una funzione attiva per aiutare fumatori e fumatrici ad abbandonare questa forma di tossicodipendenza.

Basterebbe che ogni medico chiedesse a tutti i suoi assistiti se fumano, e dedicasse cinque minuti per quantificare i rischi e i danni del fumo, per convincere il 2-3% dei fumatori a smettere.
Ciò equivairebbe a 2-300mila fumatori in meno in Italia, ossia più di quanti sì possano ottenere con terapie sostitutive alla nicotina, bupropione o supporti psicologici, che necessariamente sono rivolti a una frazione limitata di fumatori. Nessun intervento terapeutico potrà dare un beneficio alla salute pubblica comparabile a quello dì far in modo che le sigarette divengano umì ricordo di altri tempi.

Silvio Garattini

 

 
Cerca

PubMed

Staff

Sito

Sostieni la Ricerca
Dona il tuo 5xmille

L'istituto Mario Negri per il medico

Interazioni tra farmaci ->

Ricerca & Pratica ->

Press Room

Newsletter ->

Comunicati stampa ->

L'Istituto sulla stampa ->

Rassegna stampa ->

Televisione ->

L'istituto Mario Negri per te

Servizio di informazione
sui farmaci

Centro Malattie Rare

tel 035.4535304

PartecipaSalute

Lo sai mamma?

La ricerca al servizio
della salute

Newsletter

Cerca

Accesso WEBMAIL

Accesso INTRANET

Accesso e-JOURNALS

Noi aderiamo
ai principi
HONcode

 
 

Via La Masa, 19 - 20156 Milano Tel: +39.02.39014.1 Fax: +39.02.354.6277 - +39.02.3900.1918 E-mail: mnegri@marionegri.it
Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 17.55.42 CEST