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Un impegno per i medici
Corriere della Sera, Lombardia
18/02/2005
Un'altra buona ragione per impegnarci, tutti, cittadini, amministratori, politici a ridurre
l'inquinamento dell'aria?
È appena stato pubblicato uno studio fatto negli Stati Uniti che dimostra come lo smog - a
cui possono essere esposte le donne in gravidanza - fa male anche al feto. I ricercatori hanno
visto che le polveri sottili inducono alterazioni genetiche.
Lo studio è stato fatto in due quartieri poveri di New York, a Harlem e nel Bronx.
Il 50% dei bambini nati da donne che vivevano in un ambiente molto contaminato avevano
anomalie genetiche, di quelle che si trovano anche negli ammalati di cancro. Intendiamoci, questo
non vuole dire che questi bambini avranno un tumore, il rapporto di causa ed effetto è tutto da
dimostrare.
Non è la prima volta che i ricercatori trovano che lo smog interferisce con lo sviluppo del
feto.
Donne in gravidanza che vivono in zone inquinate hanno più probabilità che il feto abbia
ritardo di crescita, questo è dimostrato da studi recenti.
Ma le aree inquinate spesso sono quelle più povere e il ritardo di crescita dipende anche
dalla povertà.
L'inquinamento da polveri sottili compromette anche lo sviluppo del polmone (che si completa
a 18 anni nelle ragazze e intorno ai 20 nei maschi).
Quello che fa male in questo caso, sono soprattutto il biossido d'azoto, il monossido di
carbonio e in generale i gas acidi.
Per avere un'idea il danno da inquinamento sui polmoni si può paragonare a quello del fumo
passivo.
Va detto però che se un ragazzo fuma, ha più danni al polmone di uno che vive in zone anche
molto inquinate.
Ma sui rapporti fra inquinamento e malattie c'è ancora molto da lavorare, giudizi definitivi
si potranno dare solo quando se ne saprà di più (tutte le stime di cui si scrive e si legge circa i
presunti morti da inquinamento, per esempio, non sono precise e c'è ancora grande incertezza
nell'interpretarle, proprio sul piano statistico).
E le soluzioni non sono dietro l'angolo, non per Milano, ma nemmeno per Parigi, Londra, o New
York.
Fra l'altro gli standards europei (valori soglia da non superare) sono stati stabiliti in
paesi dove il clima è diverso - più vento e più pioggia d'inverno - e non è affatto detto, anzi è
molto improbabile, che questo si possa applicare alla pianura padana.
Certo, i medici non sono competenti né hanno titolo ad indicare soluzioni, ma hanno il dovere
di dire come stanno le cose.
Qualche tempo fa Richard Horton, il direttore del Lancet, ha scritto un bellissimo editoriale
"Doctor's role in Advocacy", il ruolo dei dottori nell'essere avvocati.
Di chi? Degli ammalati, e ancora di più della gente.
I dottori dovrebbero prendere parte in modo diretto ai grandi problemi della società.
Basta poco, basta dire le cose come stanno in un dibattito o scrivere una lettera a un
giornale.
Se tutti i medici di fronte ai grandi problemi di salute, dall'inquinamento, alle abitudini
di vita, all'uso inappropriato dei farmaci, ai costi della sanità facessero una piccola cosa,
l'impatto sulla società sarebbe enorme.
L'importante è non pensare sempre che lo debbano fare gli altri, e non lasciare tutto nelle
mani di quei pochi dottori che hanno scelto di fare politica.
Giuseppe Remuzzi
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