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Inquinamento e politica

Corriere della Sera


25/04/2005

Si è scritto molto, anche su queste colonne, anche recentemente, di inquinamento dell'aria e malattie.
Del fatto che è difficile, al momento dare giudizi definitivi e di come standard europei, stabiliti in climi diversi dai nostri (più vento e pioggia d'inverno), non si possano applicare a Milano e alla Lombardia.
Ma perché è così difficile dare giudizi? Perché l'inquinamento dell'aria è terra, polvere, fuliggine e fumi, fatti ciascuna da centinaia di sostanze chimiche diverse, tutte di meno di 2.5 micrometri di diametro, la milionesima parte di un metro, trenta volte meno dello spessore di un capello. Insieme gli scienziati le chiamano PM2.5.
Respirare regolarmente queste polveri aumenta il rischio di avere problemi respiratori e di ammalarsi di cuore e così si vive - sembra - un po' di meno.

Circa un anno di meno, di quanto si vivrebbe in un ambiente non inquinato (il danno da polveri sottili secondo uno studio dell'associazione americana per il cancro, è paragonabile a quello del fumo passivo).
Si può stimare - il lavoro è stato pubblicato in questi giorni su ‘Science' - che la mortalità nel lungo periodo aumenti del 4% per ogni aumento di 10 microgrammi di PM2.5 al metro cubo nell'aria che si respira, nel corso di un anno.
In questi giorni, negli Stati Uniti, i ricercatori dell'EPA (l'Agenzia per la protezione dell'ambiente) stanno analizzando un'enorme mole di dati per un rapporto che dovrà essere pronto per la fine dell'anno.

Per queste ricerche si sono spesi 400 milioni di dollari e ci sono voluti 8 anni di lavoro, ma nessuno ancora oggi sa di preciso che cosa faccia male di quello che c'è nelle polveri sottili.
Le dimensioni forse (qualcuno sospetta che le più pericolose siano le particelle più piccole di 0.1 micrometri di diametro) o la composizione chimica, o quanto sono ricche di metalli (zinco e rame per esempio) o tutte queste cose insieme.
Uno dei problemi delle ricerche fatte finora è che si sono studiate le dimensioni (da sole) o le sostanze chimiche (ciascuna da sola) in modelli animali.
Questo dà informazioni molto parziali.
Ma c'è un passo avanti. Gli scienziati hanno trovato il modo di prendere l'aria inquinata dall'ambiente,farla arrivare in laboratorio, e concentrare le polveri sottili che ci sono.

Questo consentirà:

  1. di sapere di più sui danni di quello che respiriamo;
  2. di capire quale è la miscela (di polveri) che fa più male.

Basarsi sulle dimensioni da sole non basta.
Le polveri sottili si appiccicano a quelle più grosse.
Se si riducono le PM2.5 aumentano le particelle ultrafini, quelle di 0.1 micron di diametro (che così non viaggiano più con le PM 2.5 e restano libere nell'aria, ed è anche peggio).
È un esempio, se ne possono fare tanti altri.
Suggerisce però che scienziati e politici devono parlarsi.
C'è un bellissimo editoriale su 'Science' di questi giorni, è di Mark Schaefer.
Finisce così: "Gli scienziati devono fare capire ai politici che una delle sfide dei prossimi anni è l'ambiente, devono suggerire le soluzioni giuste e verificare che questi suggerimenti, i politici, li mettano in pratica.
Lasciare il futuro della terra solo nelle mani dei politici è troppo rischioso".


Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 18.01.57 CEST