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Il maestro della tachipirina

Il Sole 24 ore


13/02/2005

È passata pressochè inosservata la morte di Julius Axelrod, Julie per gli amici, Premio Nobel per la Medicina.
I nostri mass-media, pronti a descrivere e a celebrare tutte le discutibili scoperte di molti esibizionisti, si sono dimenticati di ricordare un uomo eccezionale che ha contribuito come pochi a molti sviluppi della moderna farmacologia.

Aveva iniziato come tecnico determinando le concentrazioni delle vitamine e dei cibi ed era poi arrivato al prestigioso National Institute of Health dove ha svolto la maggior parte delle sue ricerche per circa un trentennio, continuando anche dopo il suo pensionamento.
I suoi contributi spaziano in vari campi: dalla scoperta della melatonina nella ghiandola pineale alla descrizione di molti processi metabolici riguardanti i farmaci; dalla descrizione del meccanismo d'azione dei glucocorticoidi allo svipuppo della oggi ‘popolare' tachipirina.

Forse il suo contributo fondamentale riguarda i neurotrasmettitori, le sostanze chimiche che determinano le comunicazioni fra i neuroni e che sono la base del funzionamento del cervello.
Si devono a lui le principali conoscenze su sintesi, accumulo, liberazione, metabolismo di dopamina, noradrenalina, serotonina, i protagonisti della trasmissione nervosa ed il punto di riferimento per spiegare il meccanismo d'azione della maggioranza degli psicofarmaci.
Era un Maestro nel vero senso della parola, pronto ad aiutare tutti, disponibile alla discussione di ogni risultato scientifico, inesauribile nello spiegare i risultati delle sue ricerche.
Sempre con grande umiltà, pronto ad accettare la critica, aperto alla collaborazione.

Il Premio Nobel non l'aveva reso depositario di ogni sapere … era rimasto quello di sempre e non aveva cambiato le sue abitudini.
Come sempre, in laboratorio ha continuato a lavorare con le sue mani anche dopo aver ricevuto il massimo riconoscimento per le sue ricerche.
Ha formato molti collaboratori che hanno poi seguito splendide carriere in molti campi della medicina contribuendo al progresso scientifico.
Un network di talenti che ha ricevuto da Axelrod ispirazione ed indirizzo.

Nel discorso per il Premio Nobel, Julie, come sempre, aveva patrocinato con grande enfasi la necessità di sostenere la ricerca fondamentale, come metodo insostituibile per alimentare le applicazioni.
Poteva sostenere questa causa a buona ragione perché è stato grazie alle sue ricerche sui meccanismi di trasporto attraverso cui l'eccesso di serotonina liberata dalle terminazioni nervose ritorna all'interno del neurone che si è potuta sviluppare una nuova classe di farmaci antidepressivi largamente utilizzata.
Un appello che rimane valido nel tempo soprattutto oggi considerando lo scarso supporto che nel nostro Paese riceve la ricerca accademica.
Senza questo supporto è ridicolo e senza senso lanciare messaggi, perché l'Università ed i Centri di ricerca siano più vicini all'industria e più pronti a collaborare per sviluppare nuovi prodotti.

Julius Azelrod non è più con noi, ma le sue scoperte rimangono e continueranno a generare nuove idee che determineranno altre scoperte.
Gli ammalati devono molto al suo impegno, i ricercatori - giovani e vecchi - hanno un modello da seguire.

Silvio Garattini

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 18.02.26 CEST