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Da Milano un aiuto per la ricerca
Corriere della Sera, Lombardia
20/6/2005
Referendum: chi ha vinto, questa volta? Non la politica, non uno o qualche partito, forse neanche
la Chiesa (“Quel settantacinque per cento è davvero troppo vasto“ - scrive Paolo Franchi - anche
per la Chiesa). Ma, con le urne (quasi) vuote hanno perso un po' tutti, certamente la scienza,
soprattutto il Paese. In un mondo che evolve grazie al sapere scientifico, da noi, la scienza
continua a fare paura come nel medioevo.
Abbiamo meno scienziati di tutti, troppo poche università nelle prime 200 al mondo, meno
premi Nobel di tutti (quasi nessuno, dal dopo guerra, che abbia fatto la sua carriera in Italia).
Ma a Milano la gente ha votato, più che nel resto d'Italia.
E forse non è un caso che Milano abbia più ricercatori, più laboratori, più imprese (chimica
e biotecnologie) del resto d'Italia. C'è più cultura (scientifica) a Milano.
Da ieri Milano è un po' più vicina a Londra e a Washington, dove i politici, per fare le
leggi, sentono gli scienziati. E, la scienza, tante volte aiuta. E poteva essere così anche per il
referendum, solo che in Italia ci fosse stata più cultura e più scienziati bravi a divulgarla.
Un esempio: uomo in potenza è “essere - già – uomo” o “non essere – ancora – uomo”? Con la
filosofia non se ne esce, e lo si è visto bene. La scienza con tutti i suoi limiti almeno ha dei
dati.
E sono sempre di più ogni giorno che passa. Per esserci qualche speranza che “l'uomo – in
potenza” sia davvero un giorno un uomo (o una donna) serve che l'embrione (blastocisti) si impianti
nell'utero della madre e si deve impiantare al momento giusto.
E c'è un periodo molto breve, per la blastocisti, per impiantarsi, se non succede in quel
momento lì, addio bambino. Ricercatori di Scripps Research Institute in California e
dell'Università di Tokyo hanno scoperto le basi molecolari dell'impianto dell'embrione (il lavoro è
stato pubblicato qualche settimana fa su Nature).
Succede che un piccolo lipide, chiamiamolo LPA, si infila nel suo recettore sulla membrana
delle cellule che rivestono le pareti interne dell'utero. Proprio come una chiave che si infila
nella serratura. Il legame di LPA col suo recettore - la serratura, chiamiamola LPA3 - attiva un
enzima, che forma “prostaglandine”. Queste consentono l'impianto dell'embrione.
Chi ha un difetto genetico di LPA3 non lega il piccolo lipide. La serratura non si adatta più
alla chiave e così il miracolo dell'impianto nell'utero non avviene.
Gli embrioni di chi ha un difetto così si perderanno. Ma allora non è detto che essere uomo
(o donna) in potenza per forza sia “essere – già – uomo”? Proprio così. Dipende dall'integrità di
un sistema di cui oggi conosciamo qualcosa di più e che domani potremmo contribuire a riparare se
c'è un difetto.
Col lavoro di Nature gli scienziati hanno fatto un passo avanti che apre uno scenario nuovo,
per tutti, o per lo meno per chi ha il desiderio di informarsi con un po' di umiltà, e senza
posizioni preconcette, e senza dimenticare la nostra storia.
Chissà che dopo il referendum ci sia qualcuno di più, anche a Milano, disposto a “studiare
approfonditamente ogni tema e avere la sapienza delle distinzioni”? (Lo ha detto il Cardinale
Martini, recentemente).
Giuseppe Remuzzi
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