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I pericoli dell'alcol
Corriere della Sera, Lombardia
30/4/2005
L'alcol ha sempre accompagnato la storia dell'uomo ‘Dio aveva fatto soltanto l'acqua’ scriveva
Victor Hugo nelle Contemplazioni (La fete chez Thérèse) ‘ma l'uomo ha fatto il vino!’ Ed è così fin
da quando c'è traccia di storia. E dappertutto, senza distinzione fra nord e sud (del mondo),
occidente e oriente.
Ma non c'è testo antico, dalla Grecia alla Palestina alla Cina che non parli anche dei danni,
dell'alcol. (E in tutte le religioni c'è qualche riferimento alla necessità di astenersi
dall'alcol, del tutto, o un po', o almeno in certi periodi dell’anno). Dell’alcol - e dei danni da
alcol - i medici si occupano da tempo.
E oggi abbiamo molte informazioni e c’è qualche punto fermo. Si sa, per esempio, che l’alcol
causa almeno 60 malattie (tumori, malattie del sistema nervoso, diabete, malattie del
cuore, e ancora di più cirrosi del fegato, senza contare gli incidenti stradali). Se
guardiamo ai numeri i danni dell’alcol, nel mondo, sono paragonabili a quelli del fumo
di sigaretta.
Ogni anno al mondo muoiono per l’alcol 500.000 persone (per fare un paragone, 500.000 sono
anche quelli che muoiono ogni anno di danni per la pressione alta del sangue). Sì, ma come si
comincia? E che rapporto c’è fra tutto questo e l’abitudine a bere un po’ (o un po’ tanto) che si
sta diffondendo fra i giovani, anche da noi, che magari lo fanno qualche volta,
qualche sera, al sabato per lo più (‘tanto per fare un po’ di baldoria con gli amici’)?
C’è un lavoro di questi giorni, fatto in Inghilterra, a Londra, all’Istituto per
la salute dei giovani. I ricercatori hanno visto che gli adolescenti che cominciano a
bere ‘così, per fare un po’ di baldoria’, bevono 80 grammi di alcol (5 bicchieri di
vino, o 8 birre piccole, o 2,3 bicchierini di un super alcolico) o di più, poi da adulti hanno più
probabilità di diventare bevitori abituali e di ammalarsi. Non succede sempre, per fortuna.
Però, oggi, in Inghilterra tra le persone di 35-45 anni – che hanno cominciato a bere a 20
anni – si muore per cirrosi del fegato 8 volte di più che nel 1970. In Italia, dediti all’alcol
sono un milione e mezzo di persone, e ogni anno se ne aggiungono 50.000. Nel 2001 da noi sono morte
17.000 persone di malattie legate all’alcol, la maggior parte aveva una cirrosi del fegato. A
Milano i ragazzi che bevono sono 4-5 su 10. Lo fanno ‘per divertirsi’, ‘per ubriacarsi’.
A vent’anni – ed è certamente un bene – nessuno è nemmeno sfiorato dall'idea che un giorno ci
si potrebbe ammalare. Ma questi ragazzi adesso usano il casco, e mettono la cintura di sicurezza
(qualche anno fa non lo facevano). E al bar (e in discoteca) non fumano più. Un po' perché non si
può, un po' perché, penso, si sono convinti anche loro che fa male.
Ci si dovrebbe impegnare tutti di più, i ragazzi certo, ma genitori, insegnanti e anche chi
ci governa. E farlo subito perché quella dell'alcol è ormai un'emergenza di salute, come l'AIDS e
come la droga. Certo ‘il vino rallegra il cuore dell'uomo’ (Salmi 103, 15), e vale anche per i
ragazzi. Ma devono imparare a goderne senza correre rischi.
Giuseppe Remuzzi
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