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Piccoli ospedali: bisogna potenziare le strutture per anziani
Corriere della Sera, Lombardia
4/5/2005
Contrordine: forse i piccoli Ospedali della Lombardia non chiudono. Se fosse davvero così sarebbero
contenti in tanti. Chi ci lavora prima di tutto (medici, infermieri, tecnici, chi lavora
nell'amministrazione o nei servizi). E poi i sindaci, tanti che lavorano intorno all'Ospedale o per
l'Ospedale, e certi piccoli imprenditori (sì perché l'Ospedale, del paese, è l'azienda più grande).
E gli ammalati? Per gli ammalati (anche se qualcuno quando si parla di chiudere i piccoli Ospedali,
protesta) non è certo un bene.
Tantissimi studi hanno fatto vedere che chi viene curato in un piccolo Ospedale non ha
garanzie di buone cure (non si deve, s'intende, generalizzare: ci sono Ospedali relativamente
piccoli, molto specializzati, che fanno cose straordinarie, ma è un problema diverso).
Se uno ha un tumore al polmone la sopravvivenza aumenta in rapporto al numero dei casi
trattati da quell'Ospedale ed è lo stesso per i tumori della mammella, della prostata e
dell'intestino. Oggi per curare bene malattie anche molto comuni come l'infarto del cuore, servono
apparecchiature costosissime (che non ci possono essere dappertutto) e soprattutto grandi
competenze (medici, ma anche fisici ed ingegneri, per esempio).
Queste considerazioni valgono anche per fare un esempio, per la gravidanza: novanta volte su
cento va tutto bene, ma se ci sono complicazioni, in un piccolo Ospedale, si rischia. E cosa sono
30 chilometri di macchina rispetto al tempo che si passerà in Ospedale? E poi, se uno è davvero
malato, presto o tardi sarà trasferito in un Ospedale più grande, dove si ricomincerà da capo
(altro spreco).
I soldi che la Lombardia vorrebbe destinare alla ristrutturazione dei piccoli Ospedali o
addirittura a costruirne di nuovi sarebbero spesi meglio a fare strade, o ad affittare elicotteri.
In montagna, le strade possono essere impraticabili per la neve. Certo, lì gli Ospedali non vanno
chiusi, andrebbero potenziati. Ma devono essere eccezioni che corrispondono a esigenze reali, non a
ragioni di politica locale o, peggio perché ci sono persone che cercano tornaconti politici.
E ci vuole un piano. Che tenga conto di tutto, degli Ospedali che ci sono, di quelli che si
possono accorpare, di quelli che vanno chiusi, delle distanze, delle esigenze del territorio (se
n'era fatto uno tanti anni fa, per l'emergenza, perché non partire da quello?). Gli Ospedali che si
chiudono potrebbero essere trasformati in strutture che coordinino le attività domiciliari e
facciano piccoli interventi e la riabilitazione. Altri potrebbero essere convertiti in residenze
per anziani.
La Lombardia ha grandi Ospedali e medici e infermieri eccellenti, che non sempre però
riescono a lavorare bene. (Troppo spesso è difficile dimettere dall'Ospedale un ammalato anziano,
che tante volte è solo, perché fuori non ci sono strutture che lo possano accogliere).
Chiudere i piccoli Ospedali aiuterebbe anche a risolvere il problema degli infermieri di cui
c'è disperato bisogno, e che andrebbero impiegati dove possano esprimere a pieno le loro
competenze. C'è un libro, ‘Ho paura’ scritto da un dottore di Padova. Racconta tante storie di
piccoli Ospedali. C'è anche la storia di Matteo. Matteo è suo figlio, ricoverato per un trauma
cranico. C'è un'emorragia. Di solito quelli che arrivano in pronto soccorso con un trauma così, se
sono ancora coscienti, si salvano. ‘Anche il mio piccolo è arrivato ancora cosciente, solo che è
arrivato nell'Ospedale sbagliato’ .
Giuseppe Remuzzi
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