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E poi tutti in fila a comprare medicinali
Il Sole 24 ore
21/02/2005
Ogni giorno attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, spenderemo nell'anno in corso la
considerevole cifra di circa 250 milioni di euro (500 miliardi di vecchie lire), per assicurarci un
buon stato di salute.
Questa spesa si disperde in molti rivoli, ma essenzialmente domina la spesa per gli ospedali
dove ogni giorno sono ricoverati circa 190.000 pazienti, mentre sempre ogni giorno circa 65.000
persone si rivolgono ai pronto soccorso delle varie città d'Italia.
La spesa ospedaliera comprende anche il personale con 624.000 unità, fra cui 120.000 medici:
un medico in media per ogni 1.5 pazienti ricoverati.
Rispetto ad altri Paesi dell'Unione Europea abbiamo un eccesso di medici rispetto al
personale infermieristico, un dato che ovviamente incide sulla spesa totale.
Altra voce di spesa importante è rappresentata dai medici di medicina generale che operano
sul territorio e che prescrivono farmaci ed esami diagnostici direttamente o su consiglio dei
medici specialistici ed ospedalieri.
Ogni giorno nel 2003 il Servizio Sanitario Nazionale ha speso circa 32 milioni di euro per
acquistare farmaci, una spesa che è aumentata di circa il 9% nel corso del 2004.
Alla spesa pubblica si devono aggiungere circa 17 milioni di euro che i cittadini italiani
spendono per acquistare ogni giorno farmaci che non vengono rimborsati per varie ragioni dal
Servizio Sanitario Nazionale.
È certamente impressionante osservare il numero imponente di prestazioni e la conseguente
spesa che ne deriva.
Ci si può chiedere tuttavia se la spesa per la sanità sia veramente necessaria o se non sia
orientata a soddisfare altri fini.
Si possono fare degli esempi in questo senso.
Abbiamo ancora in Italia un numero elevato di piccoli ospedali che rappresentano certamente
uno spreco e per alcuni aspetti anche un pericolo.
Non è economicamente accettabile avere ospedali dove ogni anno si realizzano ad esempio nel
reparto di ostetricia meno di cento parti; è noto sulla base di molti studi che la qualità delle
prestazioni è una funzione del numero di interventi.
Spesso i piccoli ospedali pur rappresentando una comodità ed anche una sorgente economica
significativa per il luogo in cui sorgono possono divenire un ostacolo rallentando il flusso di
pazienti gravi verso ospedali più attrezzati e con più esperienza.
Si laureano troppi medici, più che in qualsiasi altro Paese, e ci si può domandare se qualche
volta il Servizio Sanitario Nazionale - fortemente politicizzato - non sia più sensibile a
garantire l'occupazione medica piuttosto che a ricercare un rapporto quantitativo ottimale fra
medici e pazienti. Il consumismo farmaceutico non ha bisogno di essere sottolineato: ogni giorno si
utilizzano circa 5 milioni di confezioni fra cui si possono ritrovare molti farmaci inutili ed
altrettanti farmaci prescritti senza tener conto delle indicazioni terapeutiche per cui sono stati
approvati.
Il consumismo diagnostico è altrettanto elevato: spesso si richiedono “tutti” gli esami senza
seguire un iter logico.
Nonostante la imponenza della spesa sanitaria abbiamo ancora una notevole mortalità: ogni
giorno muoiono in Italia per tumore 450 persone, mentre per malattie cardiovascolari ne muoiono 644
e per malattie respiratorie 92, solo per citare le cause più frequenti.
È vero che aumenta continuamente la durata media della vita ma è altrettanto vero che muoiono
ancora troppe persone in giovane età.
Queste morti sono evitabili, almeno in parte, come dovrebbero essere evitabili i 410 ricoveri
che si effettuano ogni giorno per scorretto uso dei farmaci.
La spesa sanitaria è in continuo aumento e questa tendenza continuerà anche in futuro.
Ma fino a quando? Non è possibile che aumenti indefinitamente in modo maggiore rispetto all'
aumento della ricchezza prodotta dal Paese.
Si rischia di arrivare ad un punto di rottura incompatibile con le risorse disponibili da
parte della comunità, se non si trovano soluzioni adeguate.
Esistono dunque i rimedi? Certamente e sono così semplici ed ovvi da non raccogliere alcuna
attenzione da parte dei politici perché sono rimedi che agiscono sul lungo termine mentre i nostri
politici sono spesso focalizzati a risolvere i problemi dell'oggi e comunque quelli che permettano
di ottenere risultati entro la legislatura per cui sono stati eletti.
Si tratta di cambiare atteggiamento e gradualmente anziché rincorrere il trattamento delle
malattie - che costerà sempre di più - occuparsi di ridurre il numero delle malattie.
Sappiamo oggi in modo ragionevolmente sicuro che non tutte le malattie piovono dal cielo, ma
siamo noi che ce le autoinfliggiamo attraverso cattive abitudini di vita.
Gli esempi sono così semplici da essere imbarazzanti e purtroppo anche noiosi perché
ripetitivi.
Ogni giorno accendono più di una sigaretta quasi 12 milioni di italiani e quasi 5 milioni ne
accendono più di 20.
Se tutti si persuadessero a non fumare ogni giorno risparmieremmo un terzo dei morti per
tumore e circa il 15% di tutti i morti.
Simili calcoli si possono fare per il sovrappeso, quasi sempre dovuto a cattive abitudini
alimentari e responsabile di malattie cardiovascolari, diabete e malattie muscoloscheletriche.
Non è il caso di continuare salvo che per sottolineare che la parola chiave del Servizio
Sanitario Nazionale dovrebbe essere la prevenzione.
Purtroppo la prevenzione è difficile da attuare perché non ha prodotti da vendere, ma dipende
dalle volontà individuali oltre che dalle politiche della società.
Se la società spinge per ragioni economiche il consumismo è difficile propagandare la
prevenzione.
Occorre puntare sulla responsabilità sociale di ciascuno di noi; chi indulge in “cattive”
abitudini di vita non fa l'interesse della società in cui vive, anzi la danneggia.
Infine occorre introdurre un'altra regola fondamentale: il Servizio Sanitario Nazionale deve
rimborsare solo ciò che è scientificamente validato come utile dal punto di vista terapeutico.
Troppi farmaci, troppi dispositivi medici, troppi interventi sanitari non sono basati
sull'evidenza delle prove.
È qui dove serve rigore per evitare che le risorse vengano disperse in direzioni che non
producono benessere, ma solo guadagni alle industrie, alle farmacie, ai medici e a tutte le
corporazioni sanitarie che vivono....in salute!
Silvio Garattini
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