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Il primato negativo

Corriere della Sera, Lombardia


14/12/2005

Dei tanti primati di Milano uno è negativo. Quello degli ammalati di AIDS (quasi 9000 contro i 6000 di Roma, e i poco più di 1000 di Napoli). Prima si ammalavano gli omosessuali e chi si droga. Non è più così, l'AIDS è diventata malattia di persone come ce ne sono tante, un lavoro, una famiglia, i soliti hobbies. Sono persone di 40-50 anni quasi sempre senza problemi economici. Succede che prendono l'HIV dopo incontri occasionali, non hanno la minima idea di aver contratto l'infezione, stanno bene, per anni, e così infettano il partner - quasi sempre la moglie - che è all'oscuro di tutto.

Qualche anno fa c'era più attenzione all'AIDS, oggi no, un po' perché c'è l'idea che ci si possa curare un po' perché si pensa che presto ci sarà il vaccino. Le cure ci sono e funzionano, ma solo se si arriva in tempo. Chi se ne accorge quando la malattia è avanti muore. Anche oggi, nonostante le cure.

Il vaccino ci sarà, ma non sarà domani. "Dopo anni di tentativi - ha scritto Robert Gallo in questi giorni sul Lancet - la strada per trovare il vaccino è come se l'avessimo appena intrapresa". Per fermare la diffusione del virus, le cure da sole non bastano, vanno integrate con un forte programma di prevenzione.

Due cose si possono fare subito, e costano poco o niente.

  1. Andrebbe lanciata una campagna perché la gente si renda conto di quanto è importante sottoporsi al test. (Si fa negli ospedali, è gratuito, e si mantiene l'anonimato.) Sapere di aver contratto l'infezione e saperlo presto, consente di curarsi bene e vivere una vita normale per moltissimi anni, e fra l'altro, si evita di trasmettere la malattia ad altri.
  2. Chi ha più di un partner o rapporti occasionali con persone che non conosce ha il dovere morale di proteggere sè stesso e ancora di più le persone che frequenta, e lo si fa col preservativo. Sarebbe bello poterne fare a meno, ma per adesso altre strade per evitare di diffondere il contagio non ce ne sono. Il 40% dei bambini che muoiono in Africa ogni anno, muore di HIV: è la dimostrazione che il virus uccide.

Fermare questa strage - il 2005 sarà ricordato più per i tre milioni di morti e per i cinque milioni di nuove infezioni di HIV, al mondo, che per le trecentomila vite salvate con le cure - dipende da ciascuno di noi, e dalla nostra attenzione alla salute di chi ci sta vicino (e di chi decidiamo di frequentare, qualche volta, o anche solo una volta).


Giuseppe Remuzzi

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 18.17.17 CEST