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Primo: il vaccino ai bambini
Corriere della Sera
11/10/2005
Dell'influenza dei polli s’è detto (e scritto) moltissimo. In una riunione a porte chiuse la
settimana scorsa, il segretario alla salute del Governo di Washington, ha detto che un'epidemia
potrebbe causare da 100.000 a 2 milioni di morti e quasi 100.000 persone ricoverate in ospedale,
solo negli Stati Uniti, e secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità i morti in tutto il mondo
potrebbero essere da 5 a 50 milioni.
Altri minimizzano: “in fondo la trasmissione del virus dei polli all'uomo non è stata ancora
dimostrata, e poi prima di arrivare all’uomo il virus deve passare per un altro ospite, il maiale,
o forse il cavallo, e chissà se succederà mai”. E’ così? Non proprio.
Si è capito, proprio in questi giorni, che anche l'influenza del 1918 veniva anche
dagli uccelli. E il virus del 1918 è passato dagli uccelli all'uomo senza bisogno di altri animali.
E lo può fare anche il virus H5N1, quello di adesso. Intanto chi governa la sanità vorrebbe sapere
quanto investire e in che direzione. Prevenzione? Farmaci antivirali? Vaccino? e per quante
persone? E la gente chiede sempre di più se ci si deve preoccupare, se bisogna fare provviste
di farmaci. Proviamo (ma qui è molto facile sbagliare) a rispondere alle domande più ovvie.
Arriverà l'influenza dei polli e quando? Certezze non ce ne sono, casi di trasmissione del
virus degli uccelli all'uomo ce ne sono stati, ma sono pochissimi. E può darsi che, passando
all'uomo, il virus perda qualcuna delle sue caratteristiche e magari diventi meno pericoloso.
Un'epidemia mondiale, quest’anno, è poco probabile, anche se nessuno lo può escludere. Sul
vaccino ci si può contare? Fino ad un certo punto. Proprio perché passando dai polli all'uomo il
virus cambierà le sue caratteristiche, il vaccino che c'è adesso potrebbe non funzionare. E allora
bisognerà farne un altro e per produrlo servono mesi.
E’ molto probabile quindi che con il vaccino non si arrivi in tempo. Però avere gruppi in
grado di preparare vaccini efficaci (e in Italia ci sono) servirà ad arginare l'eventuale epidemia.
E i farmaci antivirali? E’ il caso di fare scorte? I farmaci antivirali potrebbero frenare il
diffondersi dell'infezione e dare un po’ di tempo a chi prepara il vaccino. Dati indiretti però
suggeriscono che sui farmaci antivirali per l'influenza dei polli non si debba fare grande
affidamento. Stati Uniti e Inghilterra se ne stanno procurando grandi quantità, ma non è detto che
serva.
Serve vaccinarsi contro l'influenza dell'uomo? Sì, perché il virus degli uccelli potrebbe
ricombinarsi con quello dell’influenza dell'uomo. Se succedesse l'epidemia sarebbe inevitabile. E
chi si dovrebbe vaccinare quest'anno? Chi rischia di più: le persone che hanno più di 65 anni, chi
ha una malattia cronica, le donne in gravidanza, chi lavora a contatto con gli ammalati e chi
assiste i bambini, in particolare i bambini molto piccoli (sono loro, secondo uno studio appena
pubblicato, che diffondono più facilmente il contagio: un po' perché non hanno ancora imparato a
ripararsi naso e bocca se starnutiscono, un po' perché si mettono spesso le mani nel naso).
Quest'anno l'Associazione dei Pediatri Americani raccomanda di vaccinare i bambini dai 6 ai 23
mesi, anche quelli che stanno bene.
E’ perché i bambini molto piccoli, se prendono l'influenza, hanno più complicazioni, qualche
volta gravi (disidratazione, polmoniti, altre infezioni batteriche che si associano all'influenza).
Il vaccino è sicuro (se mai non è efficacissimo). E allora è più prudente vaccinarsi. Quest'anno
poi si dovrebbe tener conto del fatto che il vaccino può proteggere anche dall'influenza dei polli.
E dobbiamo essere pronti, minimizzare è un errore.
Lo sforzo più grande forse non va fatto nella direzione dei farmaci, ma nella prevenzione
(nell'impedire insomma che l'infezione si propaghi nei polli). E, serve che la gente impari a non
avvicinarsi ad allevamenti di polli. Poi, serve rispettare le regole di igiene più elementari
(lavarsi spesso le mani resta la regola fondamentale). E si dovrà essere pronti a diagnosticare
rapidamente la malattia, se succedesse all'uomo, con test di laboratorio, i più semplici e
affidabili. E andrà isolato subito chi è ammalato, o chi è portatore dell'infezione per evitare che
il contagio si diffonda. Tutto qua? Per il momento sì.
Sappiamo ancora troppo poco. Dobbiamo imparare il più possibile nel più breve tempo. (Intanto
il Governo degli Stati Uniti, - che ha a disposizione i virologi più competenti, e li ascolta -
stanzia quasi 4 miliardi di dollari perché si sia pronti).
Giuseppe Remuzzi
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