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Il Sole 24 ore


15/02/2005

Il Ministro Moratti nel suo articolo uscito sul Sole 24 ore del 11/2/05 obietta nella sostanza al grido di allarme sullo stato presente e sul futuro della ricerca scientifica nel nostro Paese lanciato dal "Gruppo 2003" e ripreso da alcuni media (vedi www.gruppo2003.org).
Nella sostanza il Ministro sottolinea come l'impegno pubblico in ricerca nel nostro Paese sia mediamente superiore a quello di tutti i Paesi industrializzati.
Così, ad esempio, fra le cifre citate dal Ministro la percentuale del finanziamento pubblico italiano sul totale delle spese di ricerca è il più alto di tutti i Paesi industrializzati, preceduto dal solo Portogallo (?).

Ancora, nel 2002 il rapporto fra spesa in ricerca e PIL è ripreso a salire 1.16.
Insomma il Ministro disegna un quadro di impegno pubblico invidiabile e in grande progresso.
Perchè dunque molti scienziati fra cui quelli del Gruppo 2003 ritengono di essere "alla canna del gas" come è stato detto di fronte al Presidente Ciampi?
È la solita lagna italica? No, la situazione è davvero grave, ed è grave oggi come lo era in passato dopo decenni di incuria e scelte sbagliate.

  1. Diamo atto al Ministro di alcune scelte importanti, quali quella di attribuire in futuro il finanziamento universitario per il 30% sulla base dei risultati della ricerca. Ci auguriamo si inizino così a introdurre quei criteri di meritocrazia e responsabilità che dovrebbero governare l'intero sistema;
  2. Il diluvio di cifre fornite dal Ministro va letto con grande circospezione e spirito critico.
    Qualche esempio:
    a)si dice che nel nostro Paese la spesa pubblica in ricerca è uguale o superiore a quella dei Paesi più sviluppati.
    Una quota enorme di questa voce di spesa è data dalla spesa universitaria (facoltà scientifiche e non), che viene meccanicamente considerata per il 50% spesa di ricerca.
    In un Paese come il nostro, dove ad esempio si aprono Università nelle sedi più improbabili o dove essere "ricercatore" non significa necessariamente fare ricerca scientifica, è evidente quanto questo distorca il dato, in rapporto a paesi in cui il sistema universitario è ben diverso e ben diversamente organizzato e valutato (vedi UK);

    b)Gli stanziamenti per la ricerca non corrispondono alla spesa reale.
    Basti citare un solo esempio, il programma FIRB che dovrebbe sostenere la ricerca di base menzionato dal Ministro.
    Ebbene, erano stati stanziati 350 M di euro per il triennio 2001-2003, ma al Settembre 2004 ne erano stati effettivamente distribuiti meno della metà.
    Siamo felici che il fondo FIRB non sia più legato alla vendita di frequenze telefoniche (incredibile!) ma constatiamo che questa forma di finanziamento è stata ridotta a circa "100 milioni di euro";

    c) Non possiamo che leggere con preoccupazione, a differenza del Ministro, parametri che ci vedono secondi solo al Portogallo: qualcosa non quadra!

  3. L'aumento del numero di brevetti (47% dal 2000 al 2003) è certamente positivo, ma non cambia il fatto che ci collochiamo al 15° posto (dati del MIUR).
  4. I ricercatori tendono a migrare verso i luoghi dove si può fare ricerca.
    Ecco alcuni semplici cifre che sottolineano la gravità della situazione reale:
    a) studenti di dottorato (PhD) provenienti dall'estero:
    USA 26%; UK 35%; Spagna 11%; Portogallo 6%; Italia 2%;

    b) Stranieri impiegati in Scienza e Tecnologia:
    USA 10%; UK 4.2%; Germania 4%; Francia 3.5%; Spagna 1.5%; Italia 1%;

    c) Brain gain (immigrazione di cervelli dal resto UE):
    Germania 85%; UK 42%; Francia 32%; Spagna 3.5%; Italia 3%;

    d) Brain drain (emigrazione verso resto UE):
    Italia 34.4%; UK 30.9%; Germania 29.4%; Francia 26%;
    Brain drain (verso USA):
    Italia 41%; UK 20%; Germania 30%; Francia 31, Spagna 21 (Fonte EC, 2003).
    E si potrebbe continuare! Insomma con buona pace del Ministro il nostro è un sistema arretrato, non attraente e incomprensibile ai colleghi stranieri;

  5. Concordiamo con il Ministro che il nostro Paese manca di ricerca industriale, il che è in buona misura riconducibile alla scomparsa della grande industria.
    Dobbiamo chiederci se la mancanza di investimenti privati in ricerca non sia la conseguenza di una politica che non è riuscita ad attrarre risorse a causa della povertà del sistema di ricerca pubblico.

    Tuttavia vi sono settori di piccola industria fondata sulla ricerca, quali quello delle biotecnologie da cui siamo praticamente assenti: come farli crescere?
    Ancora, nel rapporto King citato dal Ministro, si cita come in italia l'investimento che le istituzioni accademiche riescono ad ottenere da enti privati sia caduto dal 3.4% allo 0.6%.
    Su questo è importante incidere e in questa linea si collocano le nostre proposte di detassazione (www.gruppo2003.org) e di riforma del sistema italiano della ricerca.

Il Ministro richiama l'attenzione sulla settimana per la ricerca scientifica: vogliamo rassicurarLa ricordando che molti di noi hanno partecipato ad organizzarla.
Ciò che chiediamo è qualcosa di differente e cioè una giornata in cui si mettano a confronto programmi e realizzazioni, promesse e risultati.
Il grido di dolore e di allarme sullo stato della ricerca nel Paese lanciato dal Gruppo 2003 riflette l'esperienza quotidiana di chi cerca di fare ricerca di qualità.
Purtroppo questi ricercatori non hanno l'impressione di vivere oggi in quel Paradiso della ricerca che il Ministro descrive.

Il Gruppo 2003

 

 
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Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2012 18.19.28 CEST