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Rispettati i diritti di chi non fuma
Famiglia Cristiana - n.4
01/01/2005
È arrivato finalmente il giorno in cui i non-fumatori hanno iniziato ad avere giustizia. Per
oltre trent'anni - da quando il primo rapporto statunitense ha sancito sulla base di dati
epidemiologici il danno indotto dal fumo alla salute - i non fumatori hanno subito in tutti gli
ambienti, dal cinema al ristorante, dall'ufficio all'ospedale, la prepotenza dei fumatori che hanno
ritenuto che fossero legittimi solo i loro diritti.
Tutti devono riconoscere - magari a malincuore - che questo governo ed in particolare il
ministro Sirchia sono riusciti a realizzare ciò che altri governi ed altri ministri o deputati
avevano tentato inutilmente di fare, annullati dalla potente lobby delle multinazionali e dei loro
servi devoti.
C'è voluto tempo, ma il risultato è stato conseguito anche se fino all'ultimo momento sono
state richieste proroghe tipiche del nostro Paese e forse ancora tutto non è definitivamente
ottenuto se è vero che esistono ricorsi a vari titoli.
L'opinione pubblica era matura perché i fumatori sono diminuiti in questi ultimi decenni fino
ad arrivare ad un quarto della popolazione, ma anche perché molti degli stessi fumatori, secondo le
indagini Doxa, sono infastiditi dal fumo degli altri.
Né va dimenticato che la diffusione delle informazioni scientifiche ha convinto tutti, anche
le multinazionali, del danno alla salute indotto dal fumo.
Circa ottantamila morti all'anno solo nel nostro Paese, quasi un terzo di tutti i tumori, un
numero importante di infarti, ictus, enfisemi e bronchiti croniche ostruttive sono il triste
retaggio di una epidemia che per molti anni è stato di fatto sostenuta dallo Stato attraverso il
Monopolio del tabacco.
Dire che il fumo da sigaretta è il nemico numero uno della salute è ormai una ovvietà come
pure è una ovvietà affermare che nessun trattamento dei tumori potrà mai ottenere ciò che invece
sarebbe ottenibile se tutti “gettassero” il pacchetto di sigarette.
Eppure quante affermazioni irrazionali abbiamo sentito in questi ultimi mesi, forse il
ruggito finale delle multinazionali che si sentivano ormai intrappolate.
L'industria più omicida del mondo si è fatta sentire attraverso i soci sostenitori, ahimé
poco lucidi perché tossicodipendenti.
Si è rimesso in gioco il solito vittimismo secondo cui la legge sarebbe proibizionista,
un'attentato alla libertà dei fumatori, un tentativo di trasformare i poveri ristoratori in
altrettanti sceriffi, un'istigazione a relegare i fumatori in un ghetto, una persecuzione in chiave
poliziesca.
In questa insalata di parole e di pensieri si è dimenticato che la legge è stata realizzata
per difendere i non-fumatori da una continua aggressione in tutti gli ambienti.
I danni da fumo passivo sono ormai ben dimostrati da numerose ricerche sia negli adulti, sia
soprattutto nei bambini, vittime ignare dei genitori che fumano.
Ma al di là dei danni alla salute esiste il diritto a non essere infastiditi; il diritto del
fumatore termina dove inizia il diritto del non-fumatore.
Non capisco perché viene posta tanta attenzione all'inquinamento esterno e così poca
attenzione all'inquinamento dei locali interni di almeno 10 volte superiore laddove si fumi; da
questo punto di vista il silenzio degli ambientalisti è stato assordante.
Incredibile il comportamento di alcuni giornali che con l'avvicinarsi della realizzazione
della legge ha dedicato intere pagine per propagandare le lamentele di cantanti, manager,
imprenditori, giornalisti, tutti a ripetere il solito ritornello fatto di vittimismo e
persecuzione, di inviti a resistere, a sabotare la legge.
Preoccupanti sono le dichiarazioni di un ministro che ha un concetto molto approssimativo dei
diritti dei non-fumatori; si spera solo che in altri campi della sua attività sia più lucido.
È probabile che come è successo per i cinema anche per i ristoranti ed i bar dopo una fase di
assestamento, tutti accettino le nuove regole.
In particolare l'augurio è che i fumatori trovino un occasione per riflettere.
Smettere di fumare vuol dire farsi del bene!
Silvio Garattini
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